lllllllll

oggi è un bel giorno per morire

28 marzo 2012

verso Monte Ramelau


Nell’attesa del Carnet ci siamo messi in viaggio verso la vetta più alta di Timor Est, Mt.Ramelau, che è anche, come dicono i portoghesi la montagna più alta dell’ex impero portoghese, 2963 mt.
Lasciamo Dili che sono le 10 precise, fa caldo e la strada è come tutte le strade da queste parti,  un disastro.
Le strade le hanno fatte gli Indonesiani quando avevano occupato questa parte dell’isola, e sono rimaste le stesse di allora.
I Timorensi non hanno gran  voglia di lavorare, non fanno nessuna manutenzione,  le lasciano così…ogni giorno si aggiunge una nuova buca, crolla un ponte…non importa, guadano il fiume…qua  è tutto così, all’abbandono, una rovina.




Sulla strada incontriamo Paulo, un ragazzo Brasiliano conosciuto a Dili che sta pedalando con una vecchia bicicletta intorno all’isola, ora si è rotta ed è qua fermo presso  uno dei tanti gommisti improvvisati che, viste le condizioni delle strade,  pullulano lungo il percorso.
Anche lui vuole andare al Monte Ramelau, bhè… allora se riescono a riparartela ci si vede sulla vetta, a presto.

Arriviamo a Hatabulico, ai piedi del monte Ramelau, sbagliando strada o meglio…sbagliando  sentiero diverse volte, che sono le 3.














Qua a Hatabulico  normalmente si fermano tutti e proseguono a piedi, siamo a quota 1950 mt. Ci sono ancora 3 kilometri per arrivare al campo base a quota 2200 mt.

Questi 3 kilometri  si possono fare  solo con un 4x 4  e dipende dalle condizioni meteo.
In questo minuscolo villaggio c’è un ostello che con 13 dollari a testa ti fa dormire di da la cena e anche la colazione, ma il posto non ci piace, anche per montare la tenda non troviamo niente di nostro gusto, decidiamo di tentare la salita con la moto, prima però ci informiamo se più su si trova da mangiare, se c’è un posto dove vendono qualcosa, ci dicono di si, bene allora andiamo.

500 metri e arriviamo davanti al cancello, tre lunghi legni messi in orizzontale che devo sfilare dai pali posti nel terreno.

Quello che vedo, con la fatica nelle braccia dopo tante ore di guida su queste fatiscenti strade, non mi piace per niente, un salitone ripido di pietre smosse.
 Ripeto che…  non mi piace, ho fame e sono stanco, ma è qua, davanti a me e mi sta chiamando, non posso deluderla, devo andare.
Shizu tu vai a piedi, questo pezzo lo faccio da solo.
Ingrano la prima e do gas dosandolo con attenzione, le pietre la salita ripida e il troppo peso dietro rendono l’anteriore leggero,  tenere la ruota a terra  mantenere la direzione e l’equilibrio  è difficile e faticoso.
In altre circostanze avrei messo prima seconda spalancato il gas eee… su su  scodando e sparando sassi da una parte all’altra, ma …già... perché non farlo anche adesso penso, se devo cadere almeno lo faccio divertendomi.
Un paio di sgassate, seconda apro la manetta eee…su andare, 300 metri… la poderosa urla e salta da una parte all’altra poi un tornante secco a sinistra, nooo, questo non posso, sulla destra un piccolo spazio dove forse riesco a fermarmi senza cadere, wow…ce l’ho fatta...no, dire proprio di no.

Arriva shizu seguita da una decina di ragazzini curiosi, rimettiamo in piedi la poderosa e smontiamo i bagagli,  ci sono un paio di tornanti veramente impossibili da fare con il carico, mentre loro i ragazzini toccano tutto.
Subito dopo questi due tornanti la strada si fa piana e c’è un grande prato dove decido che ci fermeremo per passare la notte.
Con due viaggi e anche con l’aiuto dei ragazzi riusciamo a portare su tutto, ora vado a prendere la moto, com’è leggera, è come guidare una bicicletta.
Montiamo la tenda e i ragazzini continuano a stare con noi, toccano tutto e vogliono tutto, che stress.
Un ragazzino che aveva aiutato shizu a portare  la tanica dell’acqua continua a seguirla, vuole 5 dollari, lo chiamo e gli dico che non ci sono soldi, grazie ma… no money!.
Tiro fuori un pacco di biscotti e li distribuisco, non lo avessi mai fatto…in 10 minuti siamo circondati da mani tese e altre che si accarezzano lo stomaco, chiedo ancora per sicurezza se più su si può comprare qualcosa da mangiare, mi confermano di si.
Abbiamo ancora 2 pacchi di biscotti, shizu glieli do, noi li ricompriamo domani.
Ma la processione non è finita, è quasi il tramonto e ne arrivano altri 4  e anche loro ci chiedono da mangiare, teniamo 4 fette di pane per la colazione e il resto glielo diamo.







                                               

26 marzo 2012

Dili- Timor Est 60 giorni dopo...


Ancora a Dili..ma che ci fate…vi piace così tanto?…direte voi.
Già, ancora a Dili,  non è che ci piace particolarmente, è che come sapete questo era l’unico paese, che con un po’ di fantasia, ci avrebbe fatto  entrare anche senza Carnet .
Qua i nostri piani prevedevano una sosta giusto il tempo per riavere un nuovo Carnet, ma si sa come sono andate queste cose.
Come ho raccontato nel post precedente sembrava tutto risolto, dopo aver parlato con il Dott. Paolo Diamante il grande capo dell’ACI  di Roma, il quale ci aveva concesso, proprio come favore personale per permetterci di poter rientrare in italia,  un nuovo Carnet a patto di fare una nuova fideiussione, ora solo mancava trovare una compagnia di assicurazioni che emettesse questa benedetta fideiussione.
La compagnia da noi utilizzata l’anno precedente ora non si occupa più di fideiussioni, allora bombardo letteralmente di mail un numero spropositato di agenzie in tutta italia isole comprese, risultato…-no, noi non facciamo questo tipo di pratiche…no con i privati niente fideiussioni…no..ci dispiace-…le risposte erano tutte più o meno simili.
Ho chiesto anche aiuto a altri amici viaggiatori, Fabrizio,  Massimiliano,  Ture.. ma anche da queste agenzie consigliate dai miei amici la risposta è stata  sempre la stessa…- no, da quest’anno non facciamo più questo tipo di pratiche-.    Solo una, la Coface del sig. Bianchi dopo una settimana di tentennamenti ha accettato, ma pretendeva che mia sorella andasse a firmare di persona a Teramo…questa della firma è davvero una cosa strana.
Che fare? Roma dall’alto del suo colle nella sua grande magnanimità ci aveva concesso un’altra possibilità e noi adesso non riusciamo a fare sta c..avolo di fideiussione.
Mia sorella Rita mossa a compassione chiede aiuto alla sua banca, interminabile sia la lista di documenti che le chiedono e a parte il costo il tempo necessario per espletare la pratica, niente di sicuro ma le dicono che ci sono buone possibilità che ci concedano la fideiussione sotto  la sua garanzia.
Nel frattempo io continua a cercare in rete altre soluzioni, visito siti stranieri e capito sulla pagina del Touring Club Svizzero,  e sorpresa loro rilasciano il Carnet anche ai non residenti in svizzera.
Fanno le pratiche online e lo spediscono in tutto il mondo, anche sulla luna non appena la Nasa metterà a disposizione un servizio di  space shuttle postale.
Che mi costa, proviamo. È venerdì mattina, invio una timida mail per chiedere se la cosa fosse vera e come fare, poi continuo a mandare mail a altre assicurazioni in italia, preferisco la fideiussione assicurativa a quella bancaria.
 Sono le 12 35 sono ancora qua che smanetto con il pc quando ricevo la mail di risposta dalla svizzera…che rapidità, quando scrivo all’ACI non ricevo risposta prima di ¾ giorni…ma poi penso… la svizzera è piccolina, ci abita solo il nonno con Heidi e 4 caprette…questi non hanno niente da fare tutto il giorno, è normale che siano così veloci, invece Roma…all’ACI di Roma…ehh quanto si lavora…
La risposta è stata questa, grazie per la tua mail, certamente  noi possiamo darti il Carnet.
Compila il questionario e invia la copia del passaporto libretto e  patente.
Facci sapere dove spedirti il Carnet(ambasciata o hotel)  se vuoi posta o  corriere dhl.
Dopo il pagamento ti inviamo il Carnet.
Ti dirò la spesa dopo che riceverò  i tuoi documenti.  Questo in sintesi e conclude..
Spero che ti sia tutto chiaro e rimango a tua disposizione. Saluti ecc ecc.
Apro una piccola  parentesi, questa invece è la chiusura dell’ennesima mail ricevuta dall’ACI con sempre nuove e mai conclusive richieste:..
Gentile sig. Pasqui, bla bla. su incarico del dr. Diamante bla bla bla..Nella delega bla bla bla ..Anche Sua sorella bla bla bla 
Credo sia tutto
Cordiali saluti
Marisa Grillo
Credo sia tutto…!!.. si può rispondere così all’ennesima richiesta di informazioni..va bè, chiusa parentesi.

Mi metto subito al lavoro, scarico il questionario sul pc, è in formato PDF, io non ho un programma per scriverci sopra così lo converto in immagine JPG e con un semplice programma di fotoritocco ci scrivo su. 
Compilo tutti campi, nome…nascita…moto…modello..numero..la data e… eccoci ci siamo… “dove”…ma in fondo a sinistra, proprio qua vedete.. c’è scritto firma…è da un po’ di tempo che  quando sento questa parola  non so, mi viene l’agitazione.  E adesso che faccio, questi sono precisi, sapete come si dice precisione svizzera, devo stare attento, scegliere bene, non posso correre rischi.      Passo in rassegna tutti i caratteri di word e alla fine dopo tante prove sfinito ma entusiasta opto per il carattere Vivaldi, un corsivo elegante ma con carattere, mi piace,  fa tanto  retrò. Ecco fatto, ancora una prova per azzeccare la dimensione e lo spessore poi lo sistemo per benino proprio sopra la riga tratteggiata… mmmh…ottimo lavoro sembra vero.
 Shizu, portami la camera, faccio la foto al passaporto al libretto e alla patente, le scarico nel pc le converto in PDF e invio tutto a Evelyne, cosi si firma la tipa che segue le pratiche del Carnet.
Due ore dopo…si ho detto due ore dopo, ricevo la risposta, -tutto ok in allegato trovi il modulo da firmare con l’importo della garanzia, firma e rinvia… come riceveremo i soldi invieremo il Carnet… tempo approssimativo 5 giorni, grazie saluti ecc ecc.-
Il lunedì faccio il bonifico on line, non resta che  aspettare.
Venerdì, dopo 5 giorni approssimativi, ricevo l’mail ,  -il carnet è pronto in allegato trovi le prime due pagine  e anche alcune utili informazioni sui paesi che visiterai, buon viaggio distinti saluti ..ecc ecc.-
Fantastico anche le schede informative dei paesi che attraverseremo, e poi guarda shizu che bello il nostro nuovo Carnet.   
O mio dio, ma questo che cos’è.?  Il numero della targa non è questo, però è quello che io ho scritto sul questionario, ma dove c..arnet avevo la testa.  
Ok, non perdiamo la  calma devo scrivere a Evelyne, gli scrivo cosi: cara Evelyne, il numero sul Carnet non è quello della targa, questo può essere un problema?  Un’ora dopo la risposta:- Caro sig: pasqui Si, certamente che è un problema! questo non è il numero di targa?  È il numero che tu hai scritto sul modulo.  Fammi sapere urgentemente che richiamo subito la spedizione. Grazie.
  Questo è quello che mi ha scritto, ma in realtà avrebbe voluto dirmi ben altre parole, lo so, anche voi lo pensate vero, su dai non fatevi problemi, lo penso anch’io, sono proprio un coglione, non dovevo far altro che ricopiare 4 semplici numeri, chissà cosa mi passava per la testa .
A mio favore solo il fatto che stavo male, molto male, ho preso la dengue, ho avuto per tre giorni, notte e giorno, la testa che sembrava esplodere, un dolore fortissimo dietro gli occhi, deambulavo a fatica, mai  mi ero sentito così, comunque ora sto bene .
Non pensiamoci più, ho inviato un mail di risposta a Evelyne ma adesso sono le 5, l’ufficio è chiuso e per la risposta dobbiamo aspettare  un'altro lunedì… come si dice.. per far presto è tardi…e allora che ci vuoi fare…è un vero  peccato, lo avevo tra le mani…ma va bè, cambiamo discorso, parliamo di nuovi amici.

In questo tempo di attese per risparmiare ci siamo trasferiti in spiaggia, sembra strano, ma questo ad oggi è uno dei paesi più cari, siamo a livello Australia, pensate che basta attraversare la frontiera 120 km più su, entrare in Indonesia e il costo della vita si riduce della metà.
In spiaggia come sempre la vita è tranquilla, io sono esperto pescatore e quasi ogni giorno prendo un pesce, tranne una domenica.
Non solo io sono stato sfortunato, anche un pescatore locale che tutti i giorni viene a pescare qua davanti la spiaggia con il suo fucile di legno, oggi ha fatto la sua solita nuotata ma è ritornato a terrà senza neanche un pesce, dice che è colpa del tempo, stanotte ha fatto burrasca.






Ora capisco, non è che ho perso il mio tocco, è colpa del tempo, dai andiamo shizu tanto oggi non si può continuare, ho perso l’ultimo, il solo amo che avevo.
Ci incamminiamo verso la tenda, noi si va a pescare  su una scogliera non troppo lontana dalla spiaggia, ci stiamo avvicinando e vediamo che il nostro accampamento è circondato da gente e macchine delle UN, nazioni unite, sapete che queste organizzazioni non godono della mia simpatia.


Sono tutti uomini, chi prende il sole chi nuota e altri hanno allestito un barbecue vicino alla nostra tenda, al lato del grande albero, credo che questo posto per così dire sia il loro, sicuramente si sistemavano sotto l’albero all’ombra, al posto della nostra tenda.
Qualche sguardo, un accenno di saluto niente di più, fino a che non esce dall’acqua Carlos, è cosi che si presenta, si avvicina e ci chiede se siamo italiani, poi dice che ha un amico in Italia, un carabiniere conosciuto in missione in Kosovo.
Lui Carlos è un militare Portoghese, in forza a Dili con le nazioni unite, fa parte delle forze speciali, quella  polizia multinazionale nata in Europa ma a quanto pare sotto il controllo degli americani...come dire...umh...meglio non dire, va va,  passiamo oltre
È un motociclista  e come tutti i motociclisti ha un sogno, quello di viaggiare in moto, ma lo farà dice appena va in pensione.
Si parla di moto di raduni, ci chiede del viaggio ci racconta di lui del suo lavoro delle sue esperienze, si beve birra  facciamo conoscenza con il resto della squadra e poi tante foto assieme alla poderosa e per finire gradita e desiderata sorpresa ci invitano a pranzo, oggi era dura eravamo rimasti solo con riso e due banane, perfetto le conserveremo per la cena.
Che mangiata, pane fatto in casa, chorizo originale portoghese, asado, pollo alla brace, bacalao portoghese, insalata frutta birra vino e caffè.
E poi ancora a raccontare, sono tutti molto simpatici, qualcuno è già un po’ brillo in questo caso la simpatia aumenta, quando se ne vanno ci lasciano un paio di kili tra arance e mele, una grande papaia, acqua e succhi di frutta e ancora pollo bacalao insalata pane, tanto buon pane e un paio di litri di vino, ma non basta, ci invitano a pranzo per il lunedì.













Verso sera passa a salutarci Carlos, non Carlos il militare ma il pescatore, non quello con il fucile, ma un altro, e ohh… si chiamano tutti Carlos.
A parte Carlos il pescatore con il fucile conosciamo un altro Carlos, pescatore pure lui  ma questo Carlos ha la barca,  ufff che fatica… avete capito però.
Allora diciamo così, Carlos pescatore con la barca passa a salutarci, sta raccogliendo lattine per poi venderle a Dili, dice che oggi e domani non c’è pesce, colpa del tempo e poi si è rotto il motore della barca.

Gli raccontiamo la nostra giornata e dividiamo con lui il vino e il cibo, per noi erano troppe cose, prima di andare ci invita a casa sua.
Abita, così dice, nel primo villaggio  lungo la costa prima di arrivare sulla strada, la terza tenda quella con la scritta, ma la spiegazione è un po’ confusa, rimaniamo comunque che ci saremmo andati domani mattina verso le 10 appena smontato il campo.
La mattina il tempo è ancora incerto, la notte ha piovuto e sembra aver voglia di continuare, le nuvole sono minacciose e ogni tanto ci scaricano addosso un po’ d’acqua.
Smontiamo la tenda e la riponiamo bagnata come tutto il resto, carichiamo la poderosa e con attenzione andiamo, la strada è fango e buche, a shizu un paio di volte toccherà scendere per controllare il passaggio meno rischioso.
La spiegazione era veramente confusa, ma dopo un paio di andate e ritorno finalmente vedo l’entrata.
Il nostro amico Carlos abita davvero in un bel posto, una baracca una tenda niente di più, ma sulla spiaggia.
Ad attenderci lui con la giovane moglie Celestina  e i due figli piccoli, il cane e due maiali.
Anche la moglie vuole sapere del viaggio, facciamo foto, mangiamo calamari giochiamo con i bimbi, Carlos ci invita a stare li da lui, possiamo montare la tenda sulla sua spiaggia vicino alla sua.
Non pensiate sia stato facile capirci, loro parlano solo Tetum, no inglese e niente portoghese, solo qualche parola sciolta, ma come sempre alla fine ci si capisce.

Carlos ci racconta che ha anche un’altra moglie e un’altro figlio in Baucau, faccio un paio di battute lo prendo un po’ in giro e Celestina ride divertita, contenta lei…ma questa è un’altra storia ed è arrivata l’ora di andare a Dili.









Arriviamo in caserma, al quartiere della GNR,  la Guardia Nazionale Repubblicana. 

 Che accoglienza, Carlos Nuno Rodriges Cavaco e gli altri, ci presentano anche al capitano che dice che per qualsiasi cosa possiamo contare con il loro aiuto, officina  infermeria insomma tutto.
Pranziamo nella mensa insieme a tutti i militari, il cibo ottimo, non avevamo dubbi, i cuochi sono gli stessi del barbecue in spiaggia, poi un  caffè espresso sotto la veranda del bar.


Giro della caserma, la foto con il  plotone  davanti lo stemma del reggimento e ancora saluti e strette di mano,  poi cominciano i regali…-i regali ?-… si si proprio così.
Un bel paio di anfibi militari , qualcuno si è accorto che i miei stivali erano rotti, il tenente mi porta un paio di pantaloni e una maglietta, Carlos ancora un pantalone, quelli che indossano i ragazzi che fanno la scorta al presidente, anche a shizu nonostante sia piccolina è toccato qualcosa, una maglietta.
Anche dall’infermeria ci fanno un regalo, una scorta di farmaci di prima necessita e abbondante spray antizanzare.
È stato un accoglienza calorosa, brava gente.
Carlos ha fatto diverse missioni, è stato in kosovo in Afganistan e qua, già diverse volte, la prima nel 2006 durante la rivolta, dice che era impressionante, sempre battaglie per le strade e case che venivano incendiate ogni notte, davvero pericoloso, ma ora è super tranquillo, tanto che le forze di polizia delle UN lasceranno Timor Est in dicembre.

Ora andiamo,  Carlos prima di salutarci dice che dobbiamo ritornare per cena, dico no Carlos  è troppo davvero ti ringrazio ma no..e lui - ma non sono io che ti invito, la cena è offerta da  Rodriguez, comincia ad abituarti perché qua siamo 140 e ride,  ok allora 7,30 solo oggi però.

Ora ogni fine settimana facciamo pranzo o cena in caserma, ospitalità portoghese, e i regali continuano, questo fine settimana hanno regalato più cose a shizu, quasi quasi mi offendo.
 Questo sabato come al solito siamo andati a pranzo in caserma, siamo seduti sotto la  veranda a bere il caffè, shizu sta guardando le sue nuove magliette,  quando vediamo arrivare Joao.   Joao è un poliziotto che abbiamo conosciuto il giorno del nostro arrivo a Dili, lo  incontriamo ogni giorno e ogni giorno ci fermiamo a parlare con lui.   Joao è amico dei portoghesi e regolarmente passa in caserma, noi si pensava che il tipo fosse un semplice adetto al traffico, invece è il capo della polizia stradale di Dili, un pezzo grosso.
Come ci vede... ma voi che fate... ah siete amici dei portoghesi... avete problemi... vi do il telefono qualsiasi cosa... un problema…fate il mio nome, poi ci penso io... prima di andare via ha voluto fare una foto con noi,  Carlos mi dice che è una brava persona, 28 anni nella polizia, ed è un tipo corretto, cosa non abituale da queste parti.
Bene che altro vi racconto… cose ne avrei, tante da consumarmi i polpastrelli sulla tastiera, ma per ora basta.








03 marzo 2012

un giorno di ordinaria...burocrazia

 Il lunedì 21, dopo quello strano fine settimana con l’ombra del venerdì 17 che ci seguiva, porto la batteria a caricare e scopro che è irrimediabilmente fusa  lè sciupà esaurita nu ghe n’è, in una parola (due) morta sepolta. (e c'è costato pure 5 dollari)
Faccio il giro di tutti e dico tutti i negozi officine di moto macchine e anche i  negozi cinesi, quelli hanno sempre di tutto, ma niente la mia batteria è troppo grande.
Non importa, sfiniti per le interminabili passeggiate sotto il sole nella polvere dopo 2 giorni, mercoledì decido per una batteria da 8 ampere, la più grande che hanno, la nostra è 14 ampere, non fa un grande differenza...per ora, e poi è l’unica che hanno.
La monto, prime misurazioni sembra tutto ok, anche se i valori del regolatore non sono del tutto corretti e soprattutto non sono stabili, hanno dei picchi anomali, ma qua da nessuna parte ho trovato un nuovo regolatore o un qualcosa da adattargli, e siccome passeremo ancora molto tempo a Timor, ho tutto il tempo per ordinarlo su ebay.

Perché staremo ancora tanto tempo a Timor,  oh la cosa è molto semplice… Roma.
 -Roma?! che cosa centra Roma-…centra centra, mi spiego: il carnet de passage l’ACI ricordate… quella storia infinita che a quanto pare si ripete…    avvicinatevi che vi dico una cosa…quelli non si smentiscono mai, nessuna sorpresa, con loro solo certezze.. fedeli nei secoli come…
Ma siccome la speranza è l’ultima a morire e i miracoli possono accadere, giovedì mattina controllo la mia posta con trepidazione. Niente… da roma nessuna risposta alle mie  mail.  Decido allora di telefonargli, che strano anche l’altra volta quando chiamai, guarda caso la stessa signora, dal Giappone mi rispose la stessa cosa…ma non mettiamoci a far polemica, lasciamo perdere.
Ascolto le sue parole con rassegnata attenzione, proverò a fare i documenti che mi ha chiesto, anche se qua la situazione negli uffici è un bel po’ incasinata, non si riesce mai a parlare con il responsabile, sono sempre in giro, aggiornamenti riunioni viaggi..mah prendiamola così, come viene.

Primo ci occorre, visto i tempi di Roma, prolungare il Visa di altri 2 mesi.
Andiamo all’ufficio immigrazione, dove con semplicità e rapidità ci sfilano 150 dollari americani  ci consegnano un tagliando e… - ripassate fra 2 settimane per ritirare i passaporti-.
L’ufficio ACI di Roma mi ha richiesto una procura a favore di mia sorella Rita, è lei che, anche questa volta,  si occuperà di fare i nuovi documenti per il Carnet.  Quella che feci l’anno scorso non gli piace più e anche se la mia fideiussione è valida ancora per due anni mi hanno detto che è meglio, è più semplice farne una nuova…certo, tanto pago io vero…
Ok dai, non posso neanche mettermi a discutere, non ci sono altre scelte, avere o non avere il carnet dipende solo da loro.
Qua non c’è l’ambasciata italiana, quella portoghese però, in caso di necessità può essere di aiuto.
Siamo stati all’ambasciata portoghese, che caos…è un palazzo in uno stato di semi abbandono.
 Mi avvicino alla porta di ingresso, porta!! per essere una porta è una porta, ma è tutta storta e non chiude, la guardia sbirciando da dietro il vetro mi fa un cenno con la testa come a dire che vuoi. Sono italiano ho un problema e vorrei parlare con qualcuno, mi risponde qualcosa…ma che cavolo di lingua parli, portoghese, noo, inglese noo…ah ah, siamo messi bene.
C’è un ufficio…devo firmare… e gli mostro il documento, lui mi indica uno scalone, l’unico che  c’è e fa cenno di salire.
Salgo e mi ritrovo su una terrazza coperta, un cartello che penzola dal soffitto con scritto sala d’aspetto, tanta gente seduta ai due lati,  in un angolo una scrivania con due vecchietti seduti.
Penso boh!.. mi avvicino, scusi dovrei …-non parlo inglese-..ooh..mi rivolgo all’altro scu..-no english-  e mi fa: - indonesiano?- sorry no – tetum-  no –balinese-… balinese!!??… ma mi hai visto in faccia.
Shizu, ma oggi è giornata di prese in giro?!
Riusciamo a capire che per oggi non c’è nulla da fare e di ripassare la prossima settimana.
È venerdì, è mezzogiorno sono affamato e questo non è un buon segno, anche se l’ambasciata è aperta sino alle 6  decido che per oggi basta, il venerdì non porta bene, torneremo la prossima settimana lunedì.

Sono le 8,30 è lunedì e siamo davanti l'ambasciata, la solita porta la solita guardia, questa volta non aspetto il suo consenso, spingo la porta e entro riversando sulla guardia una infinità di vocaboli in una lingua inventata così sul momento, tanto non capisce, e velocemente saliamo la scalinata lasciando il poverino a bocca aperta seguirci con lo sguardo.
 In cima ancora il vecchietto, che come ci vede fa subito di no con la mano e mi dice  la prossima settimana… e no dai, questo me lo hai gia detto…  sorry  i-o    i-t-a-l-i-a-n-o   m-i-a   a-m-b-a-s-c-i-a-t-a    j-a-k-a-r-t-a   d-e-t-t-o   v-e-n-i-r-e   q-u-a   f-i-r-m-a-r-e   d-o-c-u-m-e-n-t-o  e aggiungo con voce ferma o-r-a.  
Il fine settimana avevo chiesto aiuto a google traduttore, una decina di parole in indonesiano che poi ho sistemato alla bellè meglio…mah!!
Non sono sicuro di aver detto esattamente queste parole, ma italiano jakarta ambasciata queste si capiscono, comunque  qualunque cosa sia venuta fuori sembra aver ottenuto un buon risultato, il vecchietto  ci fa cenno di sederci li, un’ora dopo ci indica un ufficio, la signora che ci accoglie parla portoghese e anche inglese, gli spiego guarda legge il documento, esce poco dopo ritorna e mi dice che è meglio che la delega sia scritta anche in inglese.
Ok, sembra tutto facile, che ci vuole. Gasati per la semplicità della cosa torniamo all’ostello, computer e scrivo una nuova delega bilingue, poi la scarico su una chiavetta, via al negozio delle fotocopie e ritorniamo all’ ambasciata che sono le 11.
La stessa guardia all'ingresso ci fa un sorriso, chissà cosa mai avrà capito prima...mah!! va bè, saliamo lo scalone e mi dirigo senza far caso al vecchietto che si agita e sbraita qualcosa di incomprensibile  nell’ufficio della signora di prima.  Gli consegno il nuovo documento … ah, il vecchietto nel mentre mi aveva raggiunto e preso per un braccio mi voleva portare fuori, ma la tipa gli fa cenno che va tutto bene  e continua  a leggere  il foglio, -ok aspetta-  dove? – qua qua- dice indicandomi una sedia. 
Dopo poco arriva il responsabile, una giovane donna dai lineamenti occidentali  “la chefe”  come lo ha chiamato la signora, che mi chiede un documento di identità, il passaporto non ce l’ho perchè è all’ufficio immigrazione  e gli mostro il tagliando e anche la fotocopia, va bene lo stesso mi dice, wow… tiro un respiro di sollievo.
Osserva con attenzione la fotocopia del mio passaporto e mi dice -dov’è la sua firma-, non lo so, forse non c’è sul passaporto italiano, - non ha un altro documento-.. ho la patente e gliela consegno…-va bene…ma la sua firma-…in effetti non ho mai firmato la patente, credo mi sia  arrivata per posta e non ci ho mai pensato, poi mai nessuno e fidatevi, l’ho esibita una marea di volte, mi ha mai detto niente.
Aspetti ho anche la mia carta di identità, qui qui c’è la mia firma, la gira e rigira tra le mani.. -ops ma è scaduta-,  si lo so, è scaduta ma qui c’è la mia firma e questo sono io.
-Ma come glielo spiego… in italiano si dice firma-…guardi che ho capito che vuole la firma, ma quello che mi occorre è un timbro su questo documento che dice: io maurizio… autorizzo mia sorella…a firmare per mio conto…mi sembra molto semplice, ha il mio passaporto la carta di identità la patente, non capisco cosa altro serve… -Devo confrontare le firme…dov’è la sua firma autentica- …confrontare le firme…firma autentica!!??…io non ci sto più a capire nulla.
 -Vada all'immigrazione e veda se le ridanno il passaporto-.
Andare all’immigrazione e chiedere se mi ridanno il passaporto perché l’ambasciata vuole vedere la mia firma…mi sembra una stronzata e mi sento preso in giro, ma corro, volo letteralmente all’immigrazione.  Niente, per il passaporto ancora 10 giorni… shizu non so che fare, e lei che mi conosce- ora andiamo a mangiare, l’ambasciata riapre alle 2 poi ritorniamo-.
Mi viene in mente che ho anche la patente internazionale e la carta di identità giapponese e queste hanno la mia firma, prima di ritornare all’ambasciata  passiamo all’ostello a prenderle.

2,30  siamo all’ambasciata portoghese, il vecchietto mi dice che è chiuso di ritornare  domani …si si tranquillo, ho parlato con la chefe  e devo fare oggi.
Ci sediamo e aspettiamo, alle 4 ci riceve, per farla breve non gli va bene nessuno dei miei documenti, la patente internazionale è… poco internazionale, la carta di identità giapponese  scritta anche in inglese non è un documento europeo e no, non va.
Sono rassegnato, sembra proprio che ci tocchi aspettare questi 10 giorni, ritirare i passaporti e ritornare qua.       Che altre soluzioni ho, chiedo alla chefe, - torni all’immigrazione e si faccia fare una fotocopia, a me va bene ma ci deve essere la sua firma…c’è la sua firma sul passaporto vero? in caso contrario passaporto o no non posso autenticare questo documento-.

Sono le 5, l’ufficio immigrazione chiude alle 6, arriviamo, non c’è nessuno, la porta è spalancata e i 4 impiegati guardano a tutto volume una soap opera indonesiana.
Gli faccio vedere il tagliando del passaporto, - no, no, i passaporti sono in un altro ufficio, non sono pronti, ci vogliono 10 giorni-, lo so lo avete detto prima, ma ho bisogno… e gli spiego il problema dicendogli che all’ambasciata portoghese  gli basta anche una fotocopia e che è urgente, il tipo mi fa -no, i passaporti non ci sono il responsabile è in Indonesia per una riunione-, e ti pareva…
Non sappiamo che cos’altro raccontargli quando uno dei quattro mi fa: - di dove sei-, gli biascico itali…-italia- ribadisce  e si alza di scatto in piedi, apre una grande cassa di legno posizionata su un tavolo dietro di loro ...è zeppa di passaporti.
Ne prende un mazzetto e comincia a cercare…-itali itali itali..ecco qua- , si si,  è proprio il mio gli faccio mettendo su una faccia stupita.. -pronto-
 Gli faccio i complimenti per la velocità del lavoro svolto e shizu: 2 settimane e invece meno di una, ooh bravissimi, e loro… - eh eh Timor e italia good- . Prima mentre sfogliava i passaporti per trovare il mio avevo adocchiato anche quello di shizu, cosi gli dico, magari chi sa, forse ci può anche essere quello di mia moglie, è  giapponese.  Shizu intanto continua a parlare con uno di loro, ed è bravissima nell’intortarlo alternando complimenti dei più lecchini a domande personali tipo tu sei di Timor…la tua famiglia…moglie, noo.. e giu risate…ma chi cavolo gli ha insegnato questi trucchetti…iioo…naaaaaaaaa.
-Japan…japan eccolo qua, pronto..itali japan timor good. -
Grazio grazie siete stati meravigliosi, ancora grazie e ci vediamo.
Ma il tipo non aveva detto 10 giorni…non ci sono…non sono pronti…via via scappiamo prima che ci ripensino, qui son tutti matti, ma che ridere, oh…stai imparando sei stata bravissima.

5,20 di nuovo di corsa all’ambasciata, anche questa alle 6 chiude.
La guardia come ci vede apre la porta e sorride, risaliamo per l’ennesima volta lo scalone e il vecchietto…ma non fa a tempo ad aprir bocca che lo precedo...si si mi siedo li  gra…zzie, 10 minuti dopo mi fa cenno di entrare, ma blocca shizu.
Guardi un colpo di fortuna il passaporto era pronto, va bene? la signora lo guarda… -e ma la firma-, guardi è qua, nell’altra pagina, - in un altra pagina?-  e li fanno cosi in italia.
Perché non va bene, guardi che è originale.   -Non so devo sentire la chefa-  ed  esce, poco dopo rientra, -ok va bene-  ok va bene!!…è un passaporto, se diceva il contrario avrei fatto…non lo sò…  in effetti sul passaporto italiano  non tutte le informazioni sono nella stessa pagina, la foto e alcuni dati sono a pagina 4 e non si possono modificare, diciamo così, sono protetti da una pellicola trasparente, la firma invece è apposta sulla sesta pagina senza nessun timbro o protezione.
Alla fine ore 5,45  con  20,29 dollari  in meno abbiamo la procura firmata e timbrata dall’ambasciata portoghese.
Il primo passo è fatto, non ci resta che spedirla in italia, ancora non ho trovato un assicurazione che mi faccia una fideiussione ma non dispero, e poi aspettare.
Siamo in fondo allo scalone che già la guardia con un bel sorriso messo su ci tiene aperta la porta, ci fermiamo gli do una pacca sul braccio e "thanks my friend see you" gli dico, lui non risponde ride timidamente.
 Che giornata, shizu andiamo al super, stasera compriamo due dollari di pesce e anche una birretta, oggi si festeggia, ce lo meritiamo.

19 febbraio 2012

ma non era l'altro ieri venerdì 17 ?


 La notte ha piovuto, ci risiamo, di nuovo tutto bagnato.  Poco male, oggi è una bella giornata e in poco tempo tutto torna asciutto, sistemiamo bene i nostri bagagli ma quando mi avvicino alla moto per attaccare le valige, oh no, la ruota anteriore è a terra. -Dai sbrighiamoci che tra poco il sole picchia duro, io prendo i ferri, tu cerca una pietra alta e piatta da mettere sotto al cavalletto… si si quella va bene-. 
Fortunatamente abbiamo ancora la camera d’aria che Andohsan il meccanico ci aveva regalato a WaKayama in Giappone.   Una bastardissima spina e il copertone ne è pieno, con pazienza le estraggo tutte, 30 minuti dopo la ruota è di nuovo al suo posto.
Ok, lavoro perfetto come sempre…qualcuno dubitava…











Monto le valige carichiamo i bagagli ultima occhiata per controllare di non lasciare niente, soprattutto la spazzatura e…ma che succede, pigio l’interruttore ma…niente, non c’è più batteria??!! Nooooooo…ma non era l’altro ieri venerdì 17 ?

Ok, dai tiriamo tutto a terra e portiamo la moto sulla strada, poi con una spinta la rimetto in moto…credo, lo spero.
Dai shizu spingi…eccola ci siamo, è in moto ma non mi piace per niente, non tiene il minimo, non sale di giri, va a un cilindro, scoppietta. Non è il momento di controllare il problema, l’unica città dove forse possiamo risolvere è Dili, dobbiamo ritornare indietro.
Mentre shizu gioca con l’acceleratore per non farla spegnere, io rimonto più in fretta che posso le valige e via di corsa…di corsa…come viene, un po’ scoppiettando un po’ arrancando e qualche volta pregando, ma anche le preghiere proprio in fondo a una valle, sarà per il posto probabilmente non c’era campo, non sono arrivate a destino e la poderosa dopo aver lanciato l’ultimo scoppio si è spenta.
Impossibile per noi riuscire a spingere, solo salita d’avanti e dietro.
Fermo tutte le macchine e “affini” ma niente, nessuno ha i cavi per fare un ponte con le batterie.
 -Shizu guarda è ritornato indietro-, è un fighetto bianco su un suv, quelli delle UN,  era passato poco fa ma non si era fermato, ora che ritorna lo voglio proprio fermare perché avevo visto dietro sul…come si chiama, cruscotto posteriore!! va bè..capito vero,  quella busta rotonda trasparente con dentro i cavi batteria.
Faccio cenno e lui mi saluta come prima, ehi! no no, fermati fermati, apre il finestrino, hello, spiego il problema gli chiedo se con i cavi possiamo fare un ponte con la sua batteria, il ragazzo fa oh!! Prima di rispondere si volta verso la compagna, moglie fidanzata collega… che so io, che era seduta al suo fianco con una grossa anguria in mezzo alle gambe, bisbigliano qualcosa poi mi guarda  e dice - non li abbiamo -…!!!! Penso forse non ha capito, quei cavi rossi e neri gli faccio scandendo le parole, si rivolta verso Miss anguria e…no non li abbiamo mi dice mentre chiude il finestrino…indico con la mano questi cavi ma non mi guarda e va avanti.!! Che ti aspettavi mauri…un aiuto… nooo, questi sono qua in vacanza.
Aspettiamo ancora poi finalmente una simpatica coppia si ferma, è felicissima di aiutarci, sistema la macchina a fianco della poderosa e apre subito il cofano, ma neanche lui ha i cavi.


Trecento metri più su mi dice c’è una baracca dove riparano ruote, vai a vedere se li hanno.
 I cavi non ci sono ma i ragazzi mi seguono con un metro di filo elettrico, troppo fine gli faccio, ma vogliono provare ugualmente, come ho provato l’accensione si è fuso.




Non rimane che spingerla su per la salita e provare…che sudata ma è ripartita, grazie a tutti.



Arriviamo aDili il pomeriggio alle 5, andiamo all’ostello, non abbiamo altra soluzione, senza moto non possiamo muoverci, una volta spenta riaccenderla è un problema.
È domenica e i negozi sono chiusi, posso controllare poche cose senza batteria, quindi non ci pensiamo, se ne riparla domani.