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oggi è un bel giorno per morire

11 luglio 2009

DAY55 Svegli all'alba...

Sveglia all’alba, il sole come dice Shizuyo gia “picchia”, sono le 8 andiamo.
Sulla strada verso la frontiera incontriamo i resti di quelle che un tempo erano citta, edifici di 8, 10 12 piani, semi abitati e consumati dal tempo, fabbriche chiuse, percorriamo grandi viali inanimati, le aiuole divorate dalle erbacce e dalla spazzatura,  qualche vecchio seduto sui resti di una panchina, poi bambini e due donne con i sacchetti della spesa, parabole stellitari, ed enormi nuovi cartelloni che pubblicizzano compagnie di telefonia mobile, questi li puoi vedere ovunque, sono le sole cose nuove che abbiamo visto.
Arriviamo alla frontiera, ma ci sono volute 3 ore, passando da un ufficio all’altro, alla fine ci danno la visa  prima pero dobbiamo pagare 100 euro, non accettano altra valuta neanche la loro, devo ricambiare i soldi, due cambi nella stessa giornata e  non molto favorevoli, paghiamo e ora abbiamo un altro bell’adesivo sul passaporto, ma non è ancora finita ora tocca alla poderosa.
Mi fanno smontare le valige aprire tutto poi, mosso acompassione, e vedondomi completamente disfatto il doganiere mi dice di richiudere tutto, e di andare nell’altro ufficio con il carnet de passage della moto.
Qua una coda infinita, e qua non rispettano le code, qui ti si affiancano e ti spostano.
Il primo, il secondo il terzo, poi mi incazzo e gli urlo diverse brutte parole in italiano e mi impossesso letteralmente dello sportello e di quel cazzone di inpiegato, dopo mezzora sembra tutto concluso, ma vuole una fotocopia del passaporto, gli dico “falla” lui, mi dice che devo andare fuori, dietro l’ufficio, vado  qui trovo una piccola stanza, dove un ragazzo fà fotocopie a pagamento, faccio la mia fotocopia e esco senza pagare, il ragazzo mi urla qualcosa, io mi fermo, giro la testa e la guardo o piu esattamente lo fulmino, lui smette di gridare si porta una mano sul petto e accenna un inchino, io ricambio con un cenno del capo e un sorriso.
 Riporto la fotocopia, ritiro il carnet de passage timbrato e firmato e vado a recuperare Shizuyo, poi andiamo verso l’uscita, anche qua un nuovo controllo, documenti  e poi si può uscire, siamo in IRAN.
La strada e assolata, non c’è un albero, la gente anche qui è ospitale, ogni fermata che facciamo per chierdere informazioni è un invito.
Arriviamo a Tabriz, Shizuyo consiglia, più precisamente ordina di fermarci 2 giorni per riposare, Tabriz è una citta grande,  il traffico, qua in Iran è un caos, nessuno rispetta nessuno, tutti possono fare come vogliono, macchine e moto contromano,  passando sui marciapiedi.
 Qua tutto viene fatto sulla strada, sulla strada si vende, sulla strada si dorme, sulla strada si mangia.
 Allucinante, incredibile, le macchine si fermano a caricare e scaricare la gente dovunque, in curva, seconda, terza fila, in mezzo a una rotonda o a un incrocio, è lo stesso, le strade non sono usate come da noi, qua ci puoi fare un po’ di tutto, puoi stendere il tuo tappeto e dormirci, puoi piazzare la tua tenda e fare camping, qua ora molto trandi.
A parte questo particolare modo di guidare, la gente è simpaticissima, tutti ci fermano ,ci danno il benvenuto, ci offrono cose, è molto bello, ma anche stancante,  non riusciamo a fare quello che vogliamo.

                            

                            


10 luglio 2009

DAY54 ural ducati???

CI svegliamo dopo una notte di battaglia con le mosche, colazione, poi il signore ci accompagna sulla strada e ci mette nella direzione giusta, direzione Ranzan ,
Dopo un ‘ora ci fermiamo ci fermiamo a bordo strada per mangiare qualcosa, e tre ragazzi su due moto, si fermano per guardare la nostra moto, sono affascinati,sia dalla poderosa che dal nostro abbigliamento.

In Armenia moto non ce ne sono, questi ragazzi fanno parte dei soli 60 bikers che ci sono in armenia.

Una delle loro moto era fantastica, un’ ural trasformato in ducati, incredibile, che fantasia e che passione
Dopo un paio di sgassate i ragazzi ci salutano accennando una timida inpennata,.
Arriviamo al lago e qua veniamo invitati a pranzo da un gruppo di amici che va in vacanza,,accettiamo l’invito e passiamo due ore piacevoli, ci regalano anche un suovenir portafortuna.
Da queste parti è impossibile passare inosservati, la gente è molto ospitale,e un invito a un the si trasforma rapidamente in pranzo cena pernottamento, e per la felicità di Shizuyo, anche doccia e lavatrice.
Ci accampiamo a un centinaio di km dalla frontiera con l'Iran, piove, ma va bene, così si lava la tenda ancora sporca di fango.

                                



09 luglio 2009

DAY53 Piove ancora quando...

Piove ancora quando ci svegliamo, aspettiamo che smetta, alle 11 usciamo dalla tenda, il campo ieri secco oggi è una distesa di fango, smontiamo la tenda velocemente e completamente infangati sia noi che la poderosa via verso la capitale.
Vogliamo andare a Sevan sul lago, ma visto che indicazioni non ce ne sono  chiediamo informazioni a un gruppo di signori, uno di questi  ci invita a casa sua per un caffe, accettiamo.
Il caffe si è trasformato in cena con tutta la famiglia, e poi impossibile andarsene, d’obbligo dormire qui.

08 luglio 2009

DAY52 Il tempo è bello...

Il tempo è bello, la pioggia sembra finita, andiamo .
 Oggi proviamo a entrare in Armenia, non abbiamo il visto.
Percorriamo strade sterrate senza incontrare nessuna indicazione, il primo paese chiediamo e, abbiamo sbagliato strada, si torna indietro per 70 km, nella norma.
Arriviamo davanti ad alcuni militari, a una sbarra arrugginita, un asta dove incima sventola la bandiera Georgiana e, a 4 container, tutto questo posizionato in mezzo al niente e, circondato da alcune baracche di fango, cumoli di letame e di mattoni fatti di fango e paglia
Questa è la frontiera con l’Aemenia, credo che non vedano molti turisti da queste parti, siamo subito assaliti da militari e gente locale, che guardano, toccano, vogliono essere fotografati, poi  ci regalano della frutta.
Lascio Shizuyo insieme ai nostri nuovi amici ed entro nel container,” nell’ufficio”per i passaporti, questo è arredato in maniera casual, anche un po’ minimalista, una lampadina penzola dal soffitto, vecchia carta sulle pareti, una branda, un televisore funzionante, un calendario di non so che anno e tante,  tantissime mosce, un tavolino dove un militare trascrive i dati dei passaporti ed anche della moto su un grosso libro, tutto questo impregnato da, definiamolo così,”caratteristico odore”.
Esco, ancora foto e saluti, grandi sorrisi, un militare ci fa segno di andare, attraversiamo i  200 metri che ci separano dal prossimo controllo, la strada è un percorso di guerra, rischiamo di cadere più volte.
 Ancora un centinaio di metri, ufficio dei visti, stesso container, televisore, lampadina, tavolino, branda.
Compiliamo un paio di fogli, paghiamo 90 euro,e ci attaccano un bel adesivo, la visa con validità 3 mesi.
Finalmente, ultimo tratto di strada che ci separa dall’Armenia, qua è tutta unaltra cosa, la sbarra è sparita, ora al suo posto fa bella mostra una corda, i militari sono meno inclini ai saluti, e sono armati, molto armati, un gabbiotto al posto del container, con televisore e scanner per passaporti, qui ci fanno anche la foto, si prosegue, dopo che un militare molto lentamente e con strafottenza abbassa la corda.
Viaggiamo in direzione Yerevan, ma il tempo cambia e promette pioggia, cosi ci fermiamo e montiamo la tenda in un campo, appena in tempo e comincia a piovere, sono le 10 quando andiamo a dormire.

                             

07 luglio 2009

DAY51 Partenza da Batumi...

Partenza da Batumi in Georgia ,percorriamo una strada sterrata disseminata di buche, dopo 160 km di polvere e sudore, non ne possiamo più, sono le 4 ci fermiamo sulla riva di un fiume.
Montiamo il campo all’ombra di un albero, con tranquillità mettiamo un po’ d’ordine nelle valige, prepariamo un ottima zuppa e, ci godiamo il tramonto, seduti davanti al fiume che scorre.
In Georgia faremo solo transito, domani vogliamo entrare in Armenia.




                   

06 luglio 2009

DAY50 Piove, è tutta la notte..

Piove, è tutta la notte che piove, sono le 8, è in atto un vero nubifragio, aspettiamo, alle 12 appare qualche raggio di sole, si parte, ci separano solo 350 km dalla frontiera con la Georgia.
L’ultimo paese prima della frontiera ci fermiamo per spendere in provviste e benzina le ultime banconote turke, vedo una farmacia e provo a comprare l’alcol, qui il ragazzo è molto simpatico,sta un po sulle sue, poi mi chiede da dove vengo e dove vado, haa italia, “Monica beluci, Bagio”, ok , ok, prende un bidoncino da 5 litri e mi riempie due bottigliette di acqua, precedentemente svuotate, mi chiede 15 euro, contratto sino a 5, va bene lo compro, la cosa è strana, ma va bene così.
Arriviamo alla frontiera un caos, la parte Turka 6 controlli, identici, poi sorpresa, come in Kosovo dobbiamo stipulare una polizza per la moto,45 euro, non li abbiamo, dobbiamo tornare indietro, fortunatamente incontriamo una coppia italiana, anche loro vanno in Armenia, in auto, e anche loro devono fare l’assicurazione, ci prestano i soldi
Sono marito e moglie e ,si occupano di teatro per ragazzi sono in viaggio per cercare spunti e materiale per nuovi racconti.
Sono ormai le 9, quando riusciamo a entrare in Armenia, è tardi, ci fermiamo insieme a questi ragazzi in un tranquillo hotel sulla strada, di quelli con sauna e massaggi, e le ragazze appoggiate al bancone del bar, rigorosamente in abito da lavoro, 1 metro di unghie finte e 10 centimetri di gonna, tanto per capirci.
Ricerca di un bancomat e poi cena tutti assieme.


                             

05 luglio 2009

DAY49

Sono le 7 del mattino il sole è già caldo, smontiamo e andiamo, da qui in poi la strada è veloce e Shizuyo vuole arrivare a Giresun presto, per trovare una pensione e riposare, i giorni passati abbiamo fatto molti km..
340 km di strada veloce, a un distributore di benzina assistiamo anche a una rissa tra due automobilisti, con relativa entrata in scena di una pistola, noi facciamo il pieno e poi andiamo Arriviamo a Giresun  alle 13, troviamo un hotel simpatico, proprio sulla strada, il prezzo e ottimo, ci fermiamo.
Shizuyo, come di consueto quando ci fermiamo in pensione, fa il bucato, è sempre molto contenta quando riesce  a lavare. 

04 luglio 2009

DAY48

Arrivo a Sinop dopo quasi 400 km di strada massacrante, l’asfalto quando c’è segue perfettamente il profilo, il rilievo del terreno, curve nelle curve, avvallamenti improvvisi, tratti di fortissima pendenza, e poi tante tantissime buche.
Troviamo una bella spiaggia di pietre, montiamo la tenda, e un nonnino con il suo  nipotino ci fa visita per invitarci non so bene dove, ma cortesemente rifiutiamo, stasera Shizuyo e molto stanca.
Accendiamo un fuoco di legna per mancanza di alcol, zuppa veloce e a dormire.
Ogni giorno di più ci accorgiamo che il popolo turko è meraviglioso, almeno quello che abbiamo incontrato e conosciuto noi.
Sarà fortuna, non lo so…


03 luglio 2009

DAY47

Partiamo da Sila dopo aver salutato i ragazzi, percorriamo tutta la costa, brutta strada ma paesaggi bellissimi, poi la gente, così ospitale che non te ne andresti mai.
E tra presentazioni, risate e, no grazie davvero dobbiamo andare, arriviamo senza accorgercene a Cakraz, 
Ci serve l’alcol per il fornello, ma qua in Turkia è un problema trovarlo, solo in farmacia, non tutte, e a piccole quantità.
Trovo una farmacia disposta a vendermelo, solo mezzo litro, e vuole 12 EURO, contrattiamo fino a 10, è ancora troppo, niente alcol.
Avevamo avuto difficoltà a reperire alcol anche in Croazia, è venduto solo in farmacia e costa però 6 euro il litro, che stranezza.
Dopo tanto girare troviamo una pioppaia vicino a una strada, il posto non è super, ma è pulito, e poi è già il tramonto, tra poco sarà buio, ci fermiamo.
Mentre montiamo la tenda ci tengono compagnia due cani, che si intrattengono, senza essere invitati anche a cena, d'altronde dobbiamo ricambiare l’ospitalità.
Si va a dormire col sottofondo di preghiere o “lamenti” che vengono diffusi con cadenza regolare dagli altoparlanti del minareto.

                                         

02 luglio 2009

DAY46 incredibile Turkia

Partenza da Svilengrad, verso la frontiera Turca.
Pochi km, la frontiera è grandissima, passiamo 8 controlli tra Bulgaria e Turchia, passaporti, documenti moto, carta verde, e ancora passaporti e tutto il resto, all’ultimo controllo ci rifanno tornare indietro, qualcuno si è dimenticato di trascrivere la targa della moto su un documento, dopo circa due ore ci siamo, benvenuti in Turkia.
Passando per Edirme, Luleburgaz, Corlu e Silivri, tutto su strada normale, arriviamo a Istanbul.
Quante strade, e che confusione, qua tutti guidano come vogliono, anarchia totale.
  Vogliamo uscirne ma è un problema, non sappiamo dove andare, i nomi delle città scritti sui cartelli, non trovano riscontro sulla nostra misera mappa.
Siamo fermi a bordo strada, cercando di capire da che parte è l’est, per poi imboccare una qualsiasi strada che vada in questa direzione, quando si ferma un motociclista , BMW 1200 adventur.
E’ un ragazzo, anche lui viaggiatore, ci spiega che a Istambul le moto hanno l’immunita, possono passare dove vogliono, ci dice di seguirlo, che ci fa vedere come si guida la moto da queste parti.
Incredibile, suoni di claxon, sorpassi a destra, marciapiedi, contromano, e poi la polizia, anche loro con BMW, ci precedono per un po’, con claxon a manetta zigzagando in mezzo al traffico, poi ci salutano, facendoci segno con la mano: claxon claxon e andare.
Prendo rapidamente confidenza con questo nuovo stile di guida, e dopo un po’, comincia a diventare divertente, per me, Shizuyo è terrorizzata.
Ci fermiamo, il ragazzo va da un’altra parte, ci indica la strada, dobbiamo fare un tratto di autostrada, così ci regala la sua tessera, una “viacard”, con questa possiamo viaggiare su tutte le autostrade turche, gratis, un gesto che non ti aspetti da uno che hai appena conosciuto, ci salutiamo, scambio di email, foto ricordo, e poi andiamo, claxon manetta e il traffico sparisce.
In poco più di 45 minuti siamo fuori, Istambul è alle nostre spalle.
 Shizuyo è ancora scossa, ci fermiamo, facciamo benzina a un distributore, di quelli con il bar e piccola vendita, Okan il ragazzo che lavora qua è molto gentile, molte domande, ci offre ospitalità, ma noi dobbiamo andare, beviamo il the offertoci e ci salutiamo.
Arriviamo a Sile, sulla costa del mar nero alle 7, supermercato, compriamo anche mezzo pollo alla griglia e cerchiamo un bel posto per passare la notte.
Troviamo un campo con l’erba appena tagliata, circondato da alberi, ci sembra ok
Dopo poco due ragazzi si uniscono a noi, lei francese, lui americano, stanno andando in Armenia, in  autostop.
Stasera zuppa per quattro, accompagnata da una bottiglia di vino comprata in Macedonia.
Possiamo dire, confermato anche da questi ragazzi , INCREDIBILE Turchia, la gente è super ospitale,  non ti lasciano andar via senza offrirti qualcosa, qua veramente puoi viaggiare senza soldi.


01 luglio 2009

DAY45

Sono le 10,30, Il cielo promette pioggia, passaggio al  supermercato per le provviste, poi ac
cendiamo la poderosa, direzione Sofia .
Arriviamo a Sofia, città brutta e disordinata, usciamo rapidamente e proseguiamo, Samokov, Borovec, Kostenec, e poi Pazardzik, Plovdiv, Haskovo e Svilengrad, dove siamo costretti a fermarci causa nubifragio.
Tutto il viaggio lo stesso motivo, città brutte, sembrano abbandonate, molto disordinate, e la gente sembra, anzi credo sia triste, a fatica riusciamo a fermarla per chiedere informazioni, e poi, neanche un sorriso.

                                  

30 giugno 2009

DAY44

Svegli all’alba, sono le 6,fuori l’umidità si può vedere, è acqua in sospensione.
Smontiamo la tenda,comincia a piovere, tutto nella norma, ci siamo abituati, tute antipioggia e andiamo, pochi km e ancora una frontiera, quella del Kosovo, ma allora ieri dove eravamo, che frontiera abbiamo passato?
Non importa, qua abbiamo un problema , devo fare l’assicurazione alla poderosa, minimo 15 giorni,  costo 20 euro.
Io di euro ne ho solo15, ne vogliono 20, niente da fare.

-Cosa vuoi fare, mi chiedono, dollari ne hai?

Si , ho 20 dollari.(sono i 20 dollari che mi aveva dato un Indiano a Salamanca per pagare una  collana)

-Va bene, allora facciamo 20 dollari e 15 euro-

Non se ne parla proprio,20 dollari e 5 euro, dico io, oppure torno indietro.

-Dobbiamo parlare al nostro capo.

Telefonata bla bla bla, tutto ok, va bene, stipulano il contratto, possiamo entrare.

Tutto questo parlato loro in “inglesekosovaro”, io in “inglesespagnolofrancese” con qualche espressione, tanto per intenderci dialettale, “sti caz..” sto diventando “istruito”.
Proseguiamo per Pec, poi Pristina e dopo sulla strada che porta a Skopie in Macedonia.
Il Kosovo, stupendi i paesaggi e le sue montagne, ma le città, tutte sottosopra, un caos totale.
Costruiscono dovunque in maniera disordinata, e mentre costruiscono, la gente fa negozio, lavora, mangia, vive in questo caos.
Militari di ogni nazione percorrono le strade avanti e indietro, megadistributori di benzina ogni kilometro, spazzatura ovunque, bruciata normalmente per strada, immondezzai situati lungo le sponde dei fiumi, o affianco a campi coltivati, bruciano, intasando l’aria con la loro puzza.
Viaggiamo in questo caos, senza rendercene conto siamo arrivati alla frontiera della Macedonia, una coda di auto infinita, la gente ci fa passare, che fortuna.
E’ mezzogiorno quando il doganiere timbra i nostri passaporti e ci augura un buon soggiorno.
Attraversiamo la Macedonia con tranquillità, da Skopje a Kriva Palanca percorriamo strade tortuose, bellissimi i paesaggi, ma anche qua la spazzatura purtroppo fa parte del paesaggio.
Alle 7 sotto la pioggia entriamo in Bulgaria, ci fermiamo a Kjustendil in una pensione con affianco un ottimo ristorante con wi-fi, il tutto per 28 euro.
Qua conosciamo un ragazzo Nepalese che sta girando il mondo in bici, che fatica.


                         

29 giugno 2009

DAY43

Partenza da Niksic Montenegro ,vogliamo entrare in Kosovo, passando per un vecchia strada che si inerpica su per la montagna e che dovrebbe condurci a Pec.
Meglio definirla sentiero asfaltato, che a un certo punto scompare per diventare sterrato, procediamo, la vegetazione in alcuni tratti è tornata al suo stato originale, si sale e ancora si sale, incontriamo dei pastori che ci dicono di non continuare, che non si può, il sentiero è pericoloso, ma noi continuiamo, il sentiero è massacrante, però per me molto divertente, ci sono tratti franati e canaloni profondi, e la pioggia cade incessante.
Questa un tempo era una strada, intravedo una veccia pietra miliare, finalmente il panorama è stupendo, vedo la vetta, ma ad aspettarci, sorpresa, una pattuglia della polizia che come ci vede  ci si fa incontro a braccia alzate, gridando, come per ringraziare il cielo di questa visita inaspettata.
Grandi sorrisi, ci offrono da mangiare, ma da qui non si passa, da dove venite? dove andate? Bene, documenti, trascrivono i nostri dati su un taccuino, e da un altro leggono frasi in inglese, nel taccuino cerano scritte alcune frasi nella loro lingua, sotto in inglese e ancora sotto la pronuncia in inglese.
Ci siamo divertiti tantissimo, ma non siamo potuti passare, ritorniamo indietro con nella borsa la frutta che ci hanno regalato, altri 70 km, questa volta in discesa.
Arriviamo alla frontiera di Kula, controllo timbri, si può passare.
E’tardi, sono le 7, il primo sentiero sterrato che sale verso la montagna è il nostro, un grande prato tra gli alberi in cima a un colle, montiamo la tenda, si cucina, siamo stanchissimi.


28 giugno 2009

DAY42

Partenza da Zadar verso Split, qui a un distributore incontriamo una coppia di motociclisti, con Honda 1500 6 cilindri, lui Serbo la moglie Russa.
Si va al bar, ci offrono da bere, si parla del viaggio e delle moto, in inglese, il nostro da ridere, scambio di email, foto, si parte, anche loro vanno in Montenegro.
Si prosegue assieme per un po’, poi a Dubrovnik decidiamo di abbandonarli, non ci piace più fare la costa, saliamo verso le montagne di Trebije, entriamo in Bosnia, e poi rapidamente in Montenegro.
A Niksic piazziamo la tenda su delle bellissime montagne, completamente falciate, pulite.
Poco più in là, un pastore col suo gregge,15 pecore, lo salutiamo e lui con l’ombrello risponde al saluto, ha un telefonino, e comincia a parlare, non sappiamo con chi e nemmeno cosa dice, ma da li a poco cominciano ad arrivare prima una, poi altre macchine.
Si fermano, ci urlano qualcosa, non capisco, mi avvicino e, sorpresa, è una festa, abbracci strette di mano, domande, sono frastornato.
Arriva anche Shizuyo che un po’ impaurita era rimasta da parte, nessuno capisce niente, ma si ride molto, tutti si presentano, anche una vecchietta seduta in macchina, ci tiene molto a salutarci, non scende ma vuole che andiamo da lei, per stringerci la mano.
Diedi minuti di “pura follia” poi ci salutano.
Come sempre inizia a piovere, così, un telo di quelli che sistemiamo sotto la tenda lo fissiamo alla moto e poi sul tetto della tenda, così da avere un posto asciutto per cucinare.
La serata è proseguita tra la preparazione della cena e, i saluti di tutti quelli, che avvisati dal pastore venivano a farci visita, che spettacolo.
La Croazia che abbiamo visto, vissuto in questi tre giorni , non ci è piaciuta, troppo turistica, tutti alberghi, ogni casa è una stanza da affittare, ti inseguono per affittarti una stanza, non ne potevamo più, siamo scappati.




                                       

27 giugno 2009

DAY41

Colazione abbondante, con riempimento borse di tutto e di più, panini croassaint frutta uova sode yogurt, utilizzo della stanza e wi-fi oltre lo scadere del check out, la Croazia non è economica.
Arriviamo a Zadar e ci accampiamo in una bella e tranquilla pineta sulla spiaggia, mettiamo il vino del nostro amico Adriano in acqua per raffreddarlo.
Prepariamo la cena, stasera di lusso, zuppa con patata zucchina carota, il prosecco, e anche i biscotti al cioccolato.
Shizuyo va a prendere il vino, ma la bottiglia ha preso il largo, tolgo gli stivali, mi alzo i pantaloni e entro in acqua per recuperare il prezioso nettare.