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oggi è un bel giorno per morire

24 ottobre 2026

Dalla Calabria all'Albania in camper e vespa.

Arrivati a Valona

 E’ già passata una settimana dal nostro sbarco a Valona. Siamo arrivati con il traghetto da Brindisi. Ma prima di rendervi partecipi delle nostre avventure  qui in Albania, dobbiamo fare un passo indietro per riassumere le ultime tappe del nostro viaggio su quattro, e due, ruote.

Tutto inizia ad agosto: Calabria e il sogno Joggi.
Abbiamo trascorso Il mese di agosto in Calabria, facendo base inizialmente nel parcheggio di un centro commerciale a San Marco Argentano, poi ci siamo trasferiti a Fagnano Castello, sul monte Caloria, in mezzo alla natura e alla pace, a parte la settimana di ferragosto, dove la montagna è stata presa d’assalto da una marea di persone con barbecue, tende, auto, amache, sdraio, musica, vino e tanta allegria; pure noi abbiamo fatto lo stesso. Da qui, ogni giorno con la nostra Vespa, partivamo alla  scoperta dei paesi della zona. Ma il nostro vero interesse era il paese, o per meglio dire il borgo di  Joggi.

A Joggi vive Massimo, un amico speciale che ci segue fin dal nostro primissimo viaggio intorno al mondo in moto (fatto a bordo della nostra mitica “Poderosa” una Honda Transalp 600). Oltre a riabbracciare lui, avevamo un obbiettivo preciso. A Joggi ogni anno in questo periodo, da ormai 28 anni si svolge lo Joggi Avant Folk, un festival indipendente di musica, cultura e dibattiti, e noi è da 20 anni che desideravamo partecipare all’evento come spettatori. Ogni anno, proprio in questo periodo, ci capitava sempre qualche intoppo. Ma come vi ho detto nel post precedente, la tenacia paga. Quest’anno, finalmente ce l’abbiamo fatta.

Dalla Basilicata alla Puglia. Borghi, mare e …ladri di diesel.
Carichi dell’energia del festival, abbiamo continuato risalendo lo stivale. Prima un mese a Policoro, sostando in una pineta vicina alla spiaggia, attrezzata con bagni e docce in “stile italiano” (un po’ spartana, ma pur sempre qualcosa, no? ) Da qui, con la Vespa abbiamo girato lungo la costa per poi spingerci fino alla meraviglia dei Sassi di Matera.

Taranto con sorpresa.
La tappa successiva è stata Taranto, ospiti nel parcheggio di un centro commerciale. Una sistemazione comoda, se non fosse che, in pieno giorno, qualcuno ha pensato bene di svuotarci il serbatoio: 90 litri di costoso diesel. Che sfortuna. Il giorno dopo un sistema antiscasso autocostruito era già montato, e noi a bordo della nostra fidata vespa eravamo già in giro a godere delle bellezze della Valle d’Itria: Alberobello, Martina Franca, Locorotondo, Ostuni, Grottaglie, Cisternino, Francavilla.

Infine la sosta a Brindisi, 20 giorni di relax e burocrazia.
A Brindisi abbiamo trascorso 20 giorni, parcheggiati a due passi dal porto in un grande parcheggio comunale attrezzato con carico e scarico per il nostro camper.  Un ottima base logistica prima di imbarcarci sul traghetto.

Dopo aver riabbracciato vecchi amici, ascoltato ottima musica, superato furti di diesel, macinato chilometri in Vespa, siamo sbarcati in Albania. La “Poderosa” è rimasta nei nostri cuori, la Vespa è pronta a macinare strada e il camper è la nostra casa.





cena con Massimo e Svitlana









21 ottobre 2026

Sette anni in un batter di ciglia: dal sidecar alla nostra casa su ruote

 Facciamo un salto indietro nel tempo per chi si fosse perso l’inizio.

 A metà del 2019 il nostro sogno era a un passo dal partire. Il sidecar era pronto, le taniche piene, l’attrezzatura da campeggio sistemata e Shizuyo viaggiava comoda. Il piano? Raggiungere Amburgo, imbarcare il mezzo in un container per l’Uruguay e iniziare così la nostra avventura.

Il destino, però, ha cambiato le carte in tavola. Arrivati in Veneto, alcuni problemi di salute ci hanno costretto a spegnere il motore e tornare indietro.

2020: l’anno si apre con una gioia immensa: mia figlia dà alla luce due gemelli! Poi arriva il Covid, il tempo che passa per tutti e la consapevolezza che Shizuyo è un po’ stanca della vita estrema in  moto. Che si fa? Si cambia rotta, si rispolvera un vecchio sogno nel cassetto nato ai tempi del nostro amato Mizzu (un Mitsubishi L300 4x4) in Australia: vivere in camper.

 A marzo 2021 compriamo un autobus militare trasformato in camper, portiamo il mezzo sull’isola e diamo ufficialmente il via alla metamorfosi per trasformarlo nella nostra futura casa su ruote. Nell’ottobre 2021 il primo viaggio di prova, il primo test nel sud della Sardegna. Capiamo subito cosa funziona e cosa no. Al rientro, decidiamo per un taglio netto col passato: il camper diventa gas-free (via bombolone, Truma, cucina e boiler a gas) e rivoluzioniamo il bagno dicendo addio al wc chimico-nautico per passare a un wc a separazione. Oggi devo dire che è la scelta migliore di sempre

A marzo 2022 esattamente un anno dopo l’inizio dei lavori, ci trasferiamo definitivamente a bordo. Da allora continuiamo a lavorare, ottimizzare gli spazi e, soprattutto, a immaginare la nostra prossima, grande partenza. Il tempo vola, ma noi siamo pronti.

Cosa è successo dopo? Uhh, tantissime cose…un vero frullatore. Siamo stati a lavorare in continente e nel mentre mi hanno pure operato. Niente di grave, tranquilli: ora il mio "scappamento" funziona di nuovo alla perfezione! Poi è arrivato il viaggio in Giappone: Sono dovuto rientrare da solo perché Shizuyo si è fermata un anno intero per accudire sua sorella. Ma la tenacia paga: sono tornato a prenderla e questa volta siamo rientrati insieme. Nel frattempo mia figlia ha partorito…un altro maschio! E con questo fanno tre. Mai una gioia, povero me tapino! 
Un passaggio in Sardegna, poi in Liguria per un saluto ravvicinato alla famiglia…e infine eccoci qui. Questa volta possiamo dirlo davvero, senza alcun dubbio: ce l’abbiamo fatta!                      In questo momento vi sto scrivendo accampato in riva a un laghetto, a pochi chilometri da Valona. Rilassato, mente libera e tanta strada davanti. 


Sette anni sono volati, è vero. Dal sidecar all'autobus militare, dai piani per l'Uruguay alla vita 
"off-grid " e "gas-free ". Se c'è una cosa che questo viaggio ci ha insegnato, è che i piani possono cambiare, ma la meta resta la stessa: la libertà. E la nostra avventura, statene certi, è ancora tutta da scrivere.


Ah, a proposito, che fine ha fatto il nostro sidecar? Dopo averlo messo in vendita e aver collezionato una sfilza di offerte assurde e "affaristi" al ribasso dal mercato italiano, a marzo 2023 invece mi contatta un tipo dall’Ungheria. Facciamo due chiacchiere veloci, gli mando un video del sidecar in moto e… dopo dieci minuti mi invia il primo bonifico sulla fiducia. Una settimana dopo si presenta con moglie e carrello al seguito. Giusto il tempo di un giro di prova, paga il resto, ringrazia e via, dritti verso Budapest felici e contenti.

25 novembre 2018

primi 500 chilometri


È domenica, carichiamo la moto. 
Sistemiamo nel vano anteriore del carrozzino tutto il necessario per la cucina: fornello, pentole, tagliere, coltelli..ecc. Poi sotto il sedile di shizu mettiamo un po’ di ferri e alcuni ricambi: fusibili, cavetti, candele, lampadine e altre cose.
Nel grande vano posteriore mettiamo la tenda, le due sedie pieghevoli, due piccoli sacchi a pelo, il piumone, 2 teli in plastica, i materassini e i nostri  vecchi impermeabili; sono pieni di strappi e toppe e non sappiamo se sono ancora efficienti, questa  sarà una buona occasione per testarli. Infiliamo ancora qualche cianfrusaglia,  un po’ di stracci e qualche cinghia, un tester del nastro adesivo e un rotolino di filo elettrico.
 Nel baule sopra la moto, che ho sistemato dietro di me sacrificando la sella lunga per una a seduta singola, baule che era corredo della gloriosa “Poderosa” la nostra precedente moto, come prima sistemiamo i nostri vestiti e il portatile.  
Riempiamo le taniche, 2 di benzina, 2 di acqua e siamo pronti per andare.
 L’idea era di arrivare sino a Cagliari, dove vive nel suo splendido "ciclostello" il nostro amico Mauro. Mauro è un grande  appassionato di ciclismo di moto di viaggi e di donne, sulle prime tre è abbastanza attivo…le donne invece…le donne le sogna.
Non siamo mai arrivati a Cagliari, un impegno imprevisto ci ha costretto al rientro quando ci trovavamo a Nuoro.  Siamo passati a Nuoro per conoscere Gianni, un appassionato di sidecar d’epoca, un vero specialista. Ci tenevo davvero tanto a conoscerlo. Gianni è una vera miniera di informazioni  riguardo la guida dei sidecar, mentre io sono alla prima esperienza e i suoi suggerimenti mi sono stati utili. 
Gianni è stato gentile e ospitale, abbiamo passato la notte  nella casa di suo padre, fuori pioveva ma noi eravamo al caldo sotto il piumone. Ritorneremo a Nuoro non appena avrò sistemato, con le informazioni ricevute, l’assetto del nostro sidecar, e vediamo che voto mi darà il maestro.
Il viaggio è andato bene, la prima parte sotto l’acqua, ma il rientro è stato spettacolare, con pernottamento in tenda sul lago Coghinas.
Shizu è contenta, si trova bene seduta nel carrozzino, a parte, dice lei, quando facciamo qualche tratto di fuoristrada, non gli ho ancora fatto una maniglia per aggrapparsi in sicurezza, datemi tempo, lo farò.  
Io tutto sommato sono contento, ma ho nostalgia delle belle pieghe che facevamo in moto.   Tutta un’altra cosa la guida del sidecar.   Su queste strade cosi piene di belle curve a parte un paio di traversi …niente di più, rimane dritta, niente pieghe gratta pedane.

 Prima di prendere definitivamente il largo faremo un altro giro di prova, ma non preoccupatevi  bella gente, vi terremo aggiornati.
Alla prossima.

con Gianni


relax sul lago















 link   ciclostello
link   sidecarepocanuoro

15 novembre 2018

vi piace il colore

La marmitta è finita , finalmente, non ne avevo più  voglia di rifarla, con questa sono 3, ma il risultato finale considerando quello che avevo a disposizione ci piace. 
Dopo aver costruito 2 filtri dell’aria in vetroresina, ho cambiato idea e modificato leggermente l’originale  e anche questa volta il risultato ci piace. 
Ho anche montato due parabrezza. Parabrezza  che ho prelevato dalle mie 2 vespe, Mariolina e Enrichetta, cosi le abbiamo chiamate. Uno è filato, e ci credo, ha quasi trent’anni e di battaglie ne ha fatte tante,  ma gli ho fatto una bella cucitura e ora fa un bel figurone. Uno di questi giorni gli do una profonda lucidata  e li facciamo ritornare come nuovi. Con la nostra vecchia tenda abbiamo cucito il nuovo telone per il barchino. Abbiamo aggiunto due piccoli ma potenti faretti di profondità, costruito 4 porta taniche, 2 per l’acqua e 2 per la benzina.  Inoltre, in programma c’è anche la realizzazione di un portapacchi da fissare sul parafango del sidecar, appena recupero qualche pezzo di ferro, e di un paio di maniglioni così che shizu possa aggrapparsi ben salda nei tratti di fuoristrada, mi dispiacerebbe davvero vederla volare giù.  

A dimenticavo, la moto è finita e il colore che abbiamo scelto è un brillantissimo arancione, che dite, vi piace…

Ci rimane ancora qualche piccolo lavoro di regolazione, tipo convergenza, carburazione, taratura ammortizzatori, un giro di prova sulla  nostra isola e… siamo pronti.
Abbiamo fatto una prima uscita di 100 chilometri, qualche bel tratto di fuoristrada di un medio livello di difficoltà e il sidecar si è dimostrato all’altezza, io …io sono un po’ arrugginito, ma ritorno in forma rapidamente, almeno lo spero.























26 ottobre 2018

i lavori continuano

Dopo aver riparato la trasmissione finale, cambiato i cuscinetti, i paraoli  e sostituito i dischi della frizione ho rimontato tutto e cominciato la costruzione di un nuovo e più spazioso barchino.
Ma abbiamo dovuto rimandare l’inizio dei lavori .  Io e dopo shizu ci siamo operati agli occhi. Tra le visite, gli interventi, la convalescenza e qualche imprevisto se ne sono andati 5 mesi.  Shizu è soddisfatta, molto contenta dell’intervento, dice, lei che miope dall’infanzia non aveva mai abbandonato le sue spesse lenti ora vede bene senza occhiali.
Io non sono stato così fortunato, la convalescenza dell’occhio sinistro è stata lunga e dolorosa.  Dopo l’intervento mi aspettavo, forse perché porto gli occhiali solo da una decina di anni, qualcosa di più, più precisione, o forse mi aspettavo qualcosa che non si può più avere. Ma a pensarci  bene non porto più gli occhiali, tranne che da vicino e solo per alcuni lavori di precisione, il dolore alla testa e al collo è sparito, quindi con tutta onesta mi ritengo fortunato e soddisfatto.
Il tempo passa, è arrivata l’estate e mi son messo a lavorare, avevamo bisogno di rinvigorire le nostre finanze.  Oltre alla stanchezza per la stagione che volge al termine, l'estate ci regala anche un nuovo problema. Shizu non sta bene e nell’ospedale di Olbia non riescono a risolvere, così ci mandano, come dicono da queste parti, in continente, a Pisa,  dove shizu sarà operata.   
 Il 2018 è arrivato,  shizu piano piano si riprende, ora sta decisamente meglio, anche se deve fare dei regolari controlli .
Anche i lavori al nostro sidecar procedono piano piano,  io sto sempre lavorando e il tempo che mi rimane non è molto.
Mentre shizu  puliva dalla ruggine tutte le parti che ne erano intaccate, io procedevo alla costruzione del barchino. Prima una prova con tondini di ferro e cartone, tanto per renderci conto dell’estetica e degli ingombri. Poi la scelta dei materiali, doveva essere tutto di alluminio, ma un problema con la saldatrice a tig mi ha costretto a una modifica del progetto. Ho fatto un telaio di tubi in ferro e poi l’ho pannellato con fogli di alluminio.
Alla fine, non senza qualche riserva, il risultato ottenuto ci piace. Ora possiamo dare il fondo e verniciare il telaio, e tutte quelle parti che andranno di colore nero.
Il nuovo colore scelto è il nero opaco per il telaio, e il resto…poi ve lo dico.
Non è venuto un nero opaco come volevamo noi, ma non avendo nessuna voglia di riverniciarla ce lo facciamo piacere e la teniamo così.










 La moto è rimasta ferma quasi 2 anni, fuori, nel cortile di casa. A Santa teresa gallura la salsedine mangia anche il più duro acciaio, così mi ritrovo il serbatoio corroso e bucato. Visto che ci devo metter mano, elimino quell’inutile cassettino portaoggetti che a conti fatti mi ruba un litro di benzina. Aggiungo un secondo rubinetto dall’altro lato del serbatoio, così sarà possibile utilizzare tutta la benzina al suo interno.      Questa del secondo rubinetto è un idea che ho rubato a mio padre, lo avevo visto fare da lui, una vita fa, sulla sua BMW r 65 . Ho revisionato gli ammortizzatori, l’alternatore, cambiato le crociere dell’albero di trasmissione, costruito un portapacchi e fatto una nuova sella. La sella non è ancora la versione definitiva ma si avvicina molto a quello che ho in testa.
Ho tolto le marmitte basse e costruito un nuovo scarico, un 2 in 1 così si chiama, ma non sono ancora del tutto convinto del risultato ottenuto, così ne sto preparando un secondo con un disegno diverso, e poi deciderò.
Finito di modificare il serbatoio shizu lo ha levigato e ora è pronto insieme ai parafanghi e alle fiancatine, che sempre shizu aveva levigato, alla  mano di fondo, poi lo verniceremo del colore definitivo, un bellissimo lucidissimo color…dopo, dopo ve lo dico.