lllllllll

oggi è un bel giorno per morire
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13 luglio 2009

DAY57 Partiamo per la costa..

Partiamo per la costa del mar caspio, Arbeille e poi Talesh.
Arriviamo a Talesh verso le 5 ci fermiamo in una bottega per comprare della frutta , dei ragazzi ci invitanio a bere un the e ci offrono dei dolci, poi foto,  tante foto, riusciamo a sganciarci e ripartiamo, vaghiamo sulla strada lungo la costa cercando un accesso al mare per piazzare la tenda sulla spiaggia, quando due ragazzi in moto ci affiancano  e ci chiedono di seguirli, vogliono portarci dal loro insegnante di inglese, accettiamo, si torna indietro.
Incontrirmo l’insegnante e ci invitano a rimanere in paese, ci portano in un camping, niente a che vedere con  quello che potete immaginare, i campiung iraniani sono….come lo spiego…meglio guardare le foto.
 Passiamo una splendita serata, faccio anche una rilassante nuotata nel mar caspio, insieme a un paio di ragazzi.
La  gente che è venuta per incontrarci è  davvero tanta, cosi che, verso mezzanotte è arrivato, crediamo noi, sia un autorita in paese un signore, che ha disperso la folla e ordinato di non disturbarci più, poi ci ha chiesto se ci serviva qualcosa o se ci fossero stati dei problemi, poi se ne va, non prima di richiederci se volevamo andare in un hotel, sulla spiaggia rimangono anche due militari, nel loro “cador”.
Che dire incredibile, non proprio, c’è un suo perché, ma lo capiremo più avanti, per ora ci godiamo
Il mare e questa meravigliosa gente
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08 luglio 2009

DAY52 Il tempo è bello...

Il tempo è bello, la pioggia sembra finita, andiamo .
 Oggi proviamo a entrare in Armenia, non abbiamo il visto.
Percorriamo strade sterrate senza incontrare nessuna indicazione, il primo paese chiediamo e, abbiamo sbagliato strada, si torna indietro per 70 km, nella norma.
Arriviamo davanti ad alcuni militari, a una sbarra arrugginita, un asta dove incima sventola la bandiera Georgiana e, a 4 container, tutto questo posizionato in mezzo al niente e, circondato da alcune baracche di fango, cumoli di letame e di mattoni fatti di fango e paglia
Questa è la frontiera con l’Aemenia, credo che non vedano molti turisti da queste parti, siamo subito assaliti da militari e gente locale, che guardano, toccano, vogliono essere fotografati, poi  ci regalano della frutta.
Lascio Shizuyo insieme ai nostri nuovi amici ed entro nel container,” nell’ufficio”per i passaporti, questo è arredato in maniera casual, anche un po’ minimalista, una lampadina penzola dal soffitto, vecchia carta sulle pareti, una branda, un televisore funzionante, un calendario di non so che anno e tante,  tantissime mosce, un tavolino dove un militare trascrive i dati dei passaporti ed anche della moto su un grosso libro, tutto questo impregnato da, definiamolo così,”caratteristico odore”.
Esco, ancora foto e saluti, grandi sorrisi, un militare ci fa segno di andare, attraversiamo i  200 metri che ci separano dal prossimo controllo, la strada è un percorso di guerra, rischiamo di cadere più volte.
 Ancora un centinaio di metri, ufficio dei visti, stesso container, televisore, lampadina, tavolino, branda.
Compiliamo un paio di fogli, paghiamo 90 euro,e ci attaccano un bel adesivo, la visa con validità 3 mesi.
Finalmente, ultimo tratto di strada che ci separa dall’Armenia, qua è tutta unaltra cosa, la sbarra è sparita, ora al suo posto fa bella mostra una corda, i militari sono meno inclini ai saluti, e sono armati, molto armati, un gabbiotto al posto del container, con televisore e scanner per passaporti, qui ci fanno anche la foto, si prosegue, dopo che un militare molto lentamente e con strafottenza abbassa la corda.
Viaggiamo in direzione Yerevan, ma il tempo cambia e promette pioggia, cosi ci fermiamo e montiamo la tenda in un campo, appena in tempo e comincia a piovere, sono le 10 quando andiamo a dormire.