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oggi è un bel giorno per morire
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09 settembre 2011


Continua il brutto tempo, non piove ma il cielo non promette bene, mentre facciamo colazione telefona Bruce per sapere dove siamo, abbiamo appuntamento a casa sua.
Abita a Sandy Beach e non è lontana, 15, forse 20 kilometri, smontiamo il campo e andiamo.
Arriviamo a Sandy Beach e giriamo tutto il piccolo paese, ma non riusciamo a trovare la via,  vedo un signore che a appena parcheggiato la sua auto, mi avvicino e gli chiedo se conosce questo indirizzo mostrandogli il mio taccuino, il tipo letto l’indirizzo mi fa, ahh Bruce… seguitemi, vi accompagno.
La casa è sulla collina che domina il piccolo paese, 100 metri dal mare, una meraviglia,tutta vetri, che vista ci sono anche i canguri che saltellano in giardino, Wow…









Parcheggio la poderosa nel garage affianco alla moto di Bruce, una BMW 1200. Bruce ha fatto molti viaggi in Australia e non solo, una volta è venuto anche in Italia, ha noleggiato una moto Guzzi a Mandello del Lario e ha fatto il giro delle Dolomiti, ne è rimasto affascinato.
Dopo la doccia e il caffè shizuyo mette tutto nella lavatrice, è contenta, poi assieme a Bruce andiamo a fare un giro a   Woolgoolga, la città vicina
Piove e fa freddo, facciamo un giro sulla costa e avvistiamo due balene, ma molto lontane. Compriamo dei  tortini ripieni di carne e torniamo a casa.
 Pranziamo,  parliamo dei viaggi e di tante altre cose, Bruce come sua moglie Kerrie sono  insegnanti, Bruce  ha insegnato per trentenni nella scuola del paese, proprio sotto casa sua in fondo alla strada ed è conosciuto da tutti, ma ora è in pensione, mentre  Kerrie ancora insegna.
La sera andiamo a cena da due loro amici, Andy e la moglie Leslie.  Andy è un simpatico pazzoide, compagno di avventure in moto di Bruce.
Una bella serata.
Quando rientriamo a casa il cielo è stellato e Bruce mi fa vedere le stelle che compongono la bandiera australiana, sono quelle della costellazione della Croce del Sud e mi spiega come osservando le stelle ci si può orientare visto che qua non si vede la stella polare.

07 aprile 2011

con due sconosciuti navigando sulla sabbia del Darling River..


La mattina la signora della sera, quella del tortino di patate, passa a salutarci e ci porta no, non i biscotti che avevamo sognato ma due fatte di torta, fatta in casa…in camper.
 Una delizia, dice che le piace cucinare, poi ci salutano e partono, loro vanno a nord noi invece verso  sud.











Dopo Broken Hill, precisamente a Coombah  incontriamo un gruppo di 4 motociclisti Australiani, della Tasmania in giro nel sud Australia per 6 settimane.



Mentre faccio  rifornimento si avvicina uno dei 4, Adrian, due metri di  tedesco con  una faccia simpatica e un  sorriso sincero, 26 anni fa durante una vacanza si è innamorato,  non di una Australiana ma della Tasmania, e da allora vive in Australia, precisamente in Tasmania.
Immediatamente sento una buona onda , Adrian dopo le domande di routin, da dove venite… e la moto… dove andate… quanto tempo… ci chiede se vogliamo unirci a loro, precisamente a lui e John, gli altri due ragazzi finiscono il giro qua, tornano a casa, loro invece  ancora una settimana a scorazzare sul suolo sud australiano.
Vogliono anche loro andare al National Kinchega Park e campeggiare sulle rive del lago,  gli dico che ieri ero a Wilcannia a nord del parco e che ho trovato le strade chiuse, ma lui dice che da questa parte la situazione è tranquilla e che John ha una mappa dove ci sono segnate tutte le strade.
Mi  piacerebbe, ma io ho queste gomme stradali, e lui  -il terreno è duro, da questa parte non piove da giorni, ce la fai sicuramente-.

E allora proviamo, in fondo era propri lì che noi volevamo andare.
 Io e Shizuyo facciamo uno spuntino e come siamo pronti, salutiamo i due amici che tornano a casa e via andiamo, verso l’avventura.

John guida un potente BMW 1200GS e Adrian una Honda xr 650, che canta come un leone.


Dopo 75 km, io ho già collezionato 5 cadute, la strada è asciutta, niente fango maa… sabbia, tanta, tantissima soffice sabbia.
Se sopravvivi alla prima caduta, la prima caduta è sempre la più disastrosa, ma come dicevo se sia tu che la moto sopravvivete alla prima caduta le altre sono solo un lasciare cadere, un appoggiare.. per così dire, la moto a terra.
E anche per noi la prima è stata disastrosa, all’improvviso nel bel mezzo di un tratto duro che stavamo percorrendo a una buona velocità mi si piazzano davanti 50/60 metri della temutissima, per me in queste condizioni,  sofficissima sabbia,  do gas, provo a far galleggiare la moto, ma l’anteriore sbanda da un lato, controllo lo riprendo e ora sbanda dall’altro, entro in un canalone, scivolo di lato, scalo apro tutta la manetta la ruota pattina ma agguanta, uffii!! ce lo fatta, penso, supero il canalone, vedo la terra dura, ma ancora uno sbandamento dell’anteriore e arrivo tutto scomposto, perdo aderenza non ce la faccio a tenerla dritta, il manubrio mi sbanda, destra sinistra e ancora destra ee…controsterzo ee… poi non lo so nemmeno io, ma ci ritroviamo con una botta tremenda a terra, io e Shizuyo da una parte e la moto che fa un ribaltamento e cade di lato.
Corriamo rapidamente a tirarla su, non vogliamo perdere la preziosa benzina, noi stiamo bene,  Shizu un po’ spaventata, ma continua a chiedermi come sta la poderosa, probabilmente per non pensare alla sua paura.

La poderosa sta bene, la valigia si è aperta come le altre volte e si è piegata la staffa di sostegno, ma lo sapete, niente che con un buon martello non possa sistemare.

 La strada si fa sempre più dura, si fa per dire, io sempre più stanco, sabbia soffice, le nostre gomme affondano, l’anteriore non mantiene la traiettoria, le mie braccia non rispondono  e come ho detto mi ritrovo per ben 5 volte a terra.

John con la sua BMW lascia a terra delle tracce larghe come  copertoni automobilistici, e Adrian lo segue di potenza e leggerezza, certo per loro è più facile.
 Spesso mi aspettano e mi dispiace interrompergli il divertimento, ma loro dicono che no, non c’è nessun problema, anzi si scusano per aver sbagliato pronostico sulle condizioni della strada.









Jhon ci spiega come aggirare l'allagamento...
 Poi la strada si fa fangosa, anzi  si fa super fangosa, tanto che neanche John con la sua BMW riesce a procedere.
Ma vuole provarci ugualmente, scarichiamo completamente la moto e prova, ma niente, poche decine di metri, troppo fango, anche lui deve rinunciare.

E ora come torni indietro, niente paura, tutti e tre ci mettiamo a tirare la moto all’indietro, non è stato facilissimo ma ecco ora dovrebbe farcela.
Adrian controlla il terreno attorno, per trovare qualche passaggio, niente è tutto una palude, dobbiamo rinunciare e tornare sui nostri passi.
John tira fuori la mappa e dice che a 10 km c’è un’altra strada, anche questa porta a una diramazione che poi dovrebbe collegarsi alla strada che stavamo percorrendo, oltre il tratto fangoso.










Avanti signori in carrozza altro giro altro tentativo…ma la fortuna non è
dalla nostra, almeno per quel che riguarda la ricerca di un passaggio per il lago, la strada è un fiume di sabbia, si, proprio questa è la sensazione, si muove come fosse liquida, dobbiamo cercare di correre sui bordi dove a volte cresce un po’ di erba per avere l’illusione di qualcosa di più consistente, poi niente, è tutto un lago, ma non quello che stiamo cercando, la strada è chiusa, invasa dall'acqua.

Mi chiedono se ancora ce la faccio, sinceramente gli dico no, voi fate quello che pensate, noi ci accampiamo qua, poi domani  vediamo di ritornare indietro, non ne possiamo più, e una vocina piccina piccina, quella di Shizuyo aggiunge: qua va bene bene, fermiamoci.

Ma anche loro non è che siano freschi come rose e sono gia le 4, è tardi, così John dice di fare pochi km indietro dove aveva visto l’entrata di una fattoria e di chiedere li, per rifornirci di acqua e per informazioni su eventuali strade.
Andiamo, il posto è bello, una bella casa di campagna con un bellissimo prato all’inglese, un grande albero di fico da dove io staccherò 15 dolcissimi neri fichi e alberi di arance, ne ho prese 5, buonissime, e poi l’acqua piovana, ottima fresca.

Il fattore ci consiglia di andare a campeggiare in riva al fiume e ci da indicazioni su come arrivare in un posto a detta sua perfetto, inoltre ci dice niente strade per ora che portano al lago.
Un paio di km e arriviamo sulla sponda del fiume, apriamo le tende, John prepara un the, si parla e poi ceniamo.

John e Adrian sono simpatici, e non solo, sono veramente gentili, ci invitano ad andare in Tasmania, John ha una grande casa, dice è la vostra, quando volete.
Dopo la cena un altro the caldo e continuiamo a parlare, la serata non è fredda, si sta bene, ormai è buio, ognuno nella sua tenda a domani, buonanotte.

Giovedì 07 aprile
La mattina sveglia presto, almeno per me, preparo la colazione e aspetto Shizu, con calma anche Adrian e John si svegliano, alle 8 siamo tutti operativi, Adrian si avvicina alla moto e controlla la mia attrezzatura, gli elastici che utilizzo per fissare la borsa dietro sul bauletto sono un pò morbidi, lo so gli ho pagati un euro sono cinesi, a volte vola via tutto e allora ne stacca due dalla sua moto e me li regala, molto belli robusti e a sgancio rapido, loro hanno tutta l’attrezzatura professionale.

 John la notte in tenda ha studiato la sua cartina e crede di aver individuato un’altra via per il lago, mi chiedono se voglio tentare con loro, la voglia è tanta, guardo Shizuyo, capisco e dico no ragazzi, noi torniamo indietro, un’altra giornata come ieri è troppo pesante.

Ok  facciamo 35 km assieme poi noi al primo bivio noi proseguiamo a sinistra e voi andate a destra, poi dopo una ventina di km vi ritrovate dove ieri ci siamo fermati a riposare, vi ricordate, cosi mi dice John, si certo mi ricordo faccio io, e allora andiamo.
Arriviamo al bivio, fuori i cavalletti e foto e scambio di email e indirizzi, raccomandazioni e ancora scuse da parte loro per non essere riusciti a portarci al lago, poi ciao ragazzi e  li guardiamo partire con un po’ di invidia, anche Shizuyo vorrebbe continuare, ma no, con queste ruote non si può.









Si torna indietro, 25 km di sterrato tranquillo e poi di nuovo sul noiosissimo nastro di asfalto.
Qualche  tentativo di sterrato, 10 km qui 20 la, tanto per non perdere il vizio, ma è un continuo tornare indietro, all’ennesima Road closed decidiamo di rimanere sull’asfalto.
Stanchi e un po’ scoglionati  per i continui cambiamenti di strada, oggi abbiamo fatto 351 km ma soltanto 150 sono serviti ad andare avanti, gli altri… spesi nei tanti tentativi.
Ci accampiamo presto, vicino alla strada sotto degli alberi, accanto a un frutteto che fa da contorno a un vigneto.
Prepariamo il campo con calma, un caffè e c’è un buon segnale wi-fi, così ne approfitto per parlare con mia figlia Maika, era un bel po’ che non la sentivo.



Gli alberi di mandarino sono qua davanti a me, sono carichi e 25 profumatissimi frutti finiscono in un sacchetto dentro le nostre valige, vitamina C, fa bene contro il freddo che si sta avvicinando.


10 settembre 2009

DAY116.. .vladivostok..

Una giornata nuvolosa, indossiamo le tute da pioggia, percorriamo gli ultimi 350 km che ci separano da Vladivostok.
  Dopo 100 km il clima è decisamente cambiato, ora la temperatura è di 25 gradi , la siberia sembra un lontano ricordo.

Arriviamo a Vladivostok alle2 fa caldo, molto caldo, noi sudiamo la citta è come sempre un caos, dopo mille giri troviamo il porto e l’ufficio del traghetto per il Giappone, la nave parte il 30, il nostro visa scade il 17, bisogna trovare un'altra soluzione.

Ci rivolgiamo ad un'altra compagnia, c’è una nave il 15, fa Korea e poi Giappone, potrebbe andare bene, ma ora non ho voglia di pensare, ho fame e sono completamente sudato, voglio trovare un albergo e rilassarmi sotto una doccia.
Troviamo un albergo economico vicino alla stazione marittima.

 È tutto un senso unico per arrivarci un caos, qui incontriamo una coppia di svedesi, fanno il giro del mondo su due moto bmw, sono partiti da un mese, loro ora vanno in Korea, partono il 12, quasi quasi facciamo un giro in Korea anche noi, domani mattina chiamo l’ambasciata koreana per informarmi sul visto , ma credo che non ce ne sia bisogno.

Sono una coppia simpaticissima ,lui ha 56 anni lei 49, ceniamo assieme in albergo cibo koreano in scatola, ottima e birra russa, poi a dormire




27 luglio 2009

DAY71

Ci svegliamo alle 5, stanotte l’aria era fresca e ora tira un gran vento,  il sottottetto della tenda è pieno di grilli, sicuramente sono rimasti qua al riparo, ci dispiace ragazzi , ma ora dobbiamo smontare tutto, non facciamo colazione, troppo vento, carichianmo la poderosa e andiamo in citta, qua troviamo un parco ci sistemiamo su una panchina e tirato fuori fornello e pentolini facciamo colazione, pane caldo miele the e frutta .
Il consolato della Russia apre alle nove, arrivati scopriamo che il consolato è stato chiuso e ora si appoggia a quello svizzerio, non si riesce a parlare con nessuno a parte la guardia giorgiana all’ingresso.
 Alle 11 ci dice che i visti turistici sono bloccati di ripassare domani.
 Alcune persone fuori dal consolato ci dicono che non è facile ora entrare in russia dalla georgia, e che potremmo entrare dall’Ucraiana.
Vogliamo fare un tentativo e andare a parlare con la nostra ambasciata per vedere se loro sanno qualcosa di piu preciso, arrivati parlo con un funzionario che perplesso mi dice di tornare indietro,  che le frontiere sono chiuse anche per loro e che io non posso venire qua cosi pergiunta in moto e pensare di passare, poi mi liquida con un mah!! non so che dirle, buongiorno.
Esco dall’ambasciata vado da Shizuyo che mi aspettava fuori, gli racconto tristemente il fatto quando un carabiniere e due signori escono dall’ambasciata e ci salutano venendoci incontro,
Presentazioni, uno di loro è un funzionario, appasionato di moto, motociclista, BMW
Cosa vi avevo detto, non c’è da preoccuparsi, accade sempre qualcosa, fortuna, chissa, cosi è la mia vita.
Subito si appassiona alla storia, anche lui pensa che siamo un po…. diciamo disorganizzati, c i da alcune dritte e un paio di soluzioni, ci fornisce gli indirizzi delle ambasciate che ci interessano e fa anche telefonare per sapere se qui in Tblisi è possibile reperire i pneumatici per la poderosa, dovete sapere che qua di moto non cè ne sono, niente.
Ci salutiamo e ci rinnova l’invito a ripassare in caso necessitassimo aiuto.
Incredibile, i motociclisti, tutta un’altra storia, troppo giusti.
Domani mattina andiamo al consolato dell’Ucraiana, questa soluzione non ci piace per niente, saremmo costretti a tornare indietro e passare piu a nord, unico lato positivo è che a Odessa potremmo comprare i pneumatici e i freni.
Dobbiamo pensarci bene, da adesso non si puo piu viaggiare senza visa, non possiamo arrivare alla frontiera e chiedere di passare, da queste parti, in queste frontiere i militari non sorridono molto.
Domani passeremo la giornata tra consolati e in internet a reperire informazioni.
 Stasera ci siamo accampati in un altro posto, una splendida pineta sopra la citta, mi piace l’odore dei pini, poi il resto come sempre zuppa e riso bianco, buonanotte.

                                                  

02 luglio 2009

DAY46 incredibile Turkia

Partenza da Svilengrad, verso la frontiera Turca.
Pochi km, la frontiera è grandissima, passiamo 8 controlli tra Bulgaria e Turchia, passaporti, documenti moto, carta verde, e ancora passaporti e tutto il resto, all’ultimo controllo ci rifanno tornare indietro, qualcuno si è dimenticato di trascrivere la targa della moto su un documento, dopo circa due ore ci siamo, benvenuti in Turkia.
Passando per Edirme, Luleburgaz, Corlu e Silivri, tutto su strada normale, arriviamo a Istanbul.
Quante strade, e che confusione, qua tutti guidano come vogliono, anarchia totale.
  Vogliamo uscirne ma è un problema, non sappiamo dove andare, i nomi delle città scritti sui cartelli, non trovano riscontro sulla nostra misera mappa.
Siamo fermi a bordo strada, cercando di capire da che parte è l’est, per poi imboccare una qualsiasi strada che vada in questa direzione, quando si ferma un motociclista , BMW 1200 adventur.
E’ un ragazzo, anche lui viaggiatore, ci spiega che a Istambul le moto hanno l’immunita, possono passare dove vogliono, ci dice di seguirlo, che ci fa vedere come si guida la moto da queste parti.
Incredibile, suoni di claxon, sorpassi a destra, marciapiedi, contromano, e poi la polizia, anche loro con BMW, ci precedono per un po’, con claxon a manetta zigzagando in mezzo al traffico, poi ci salutano, facendoci segno con la mano: claxon claxon e andare.
Prendo rapidamente confidenza con questo nuovo stile di guida, e dopo un po’, comincia a diventare divertente, per me, Shizuyo è terrorizzata.
Ci fermiamo, il ragazzo va da un’altra parte, ci indica la strada, dobbiamo fare un tratto di autostrada, così ci regala la sua tessera, una “viacard”, con questa possiamo viaggiare su tutte le autostrade turche, gratis, un gesto che non ti aspetti da uno che hai appena conosciuto, ci salutiamo, scambio di email, foto ricordo, e poi andiamo, claxon manetta e il traffico sparisce.
In poco più di 45 minuti siamo fuori, Istambul è alle nostre spalle.
 Shizuyo è ancora scossa, ci fermiamo, facciamo benzina a un distributore, di quelli con il bar e piccola vendita, Okan il ragazzo che lavora qua è molto gentile, molte domande, ci offre ospitalità, ma noi dobbiamo andare, beviamo il the offertoci e ci salutiamo.
Arriviamo a Sile, sulla costa del mar nero alle 7, supermercato, compriamo anche mezzo pollo alla griglia e cerchiamo un bel posto per passare la notte.
Troviamo un campo con l’erba appena tagliata, circondato da alberi, ci sembra ok
Dopo poco due ragazzi si uniscono a noi, lei francese, lui americano, stanno andando in Armenia, in  autostop.
Stasera zuppa per quattro, accompagnata da una bottiglia di vino comprata in Macedonia.
Possiamo dire, confermato anche da questi ragazzi , INCREDIBILE Turchia, la gente è super ospitale,  non ti lasciano andar via senza offrirti qualcosa, qua veramente puoi viaggiare senza soldi.