lllllllll

oggi è un bel giorno per morire

01 dicembre 2012

Nepal 2 ritorno alla dignità


È la mattina del 19 quando lasciamo Delhi, che strano il cielo è di un pallido azzurro, questa è la prima volta che lo vediamo così, è appena accennato l’azzurro ma è bello lo stesso, da anche l’idea di respirare meglio. A noi piace pensare che  questo è il suo modo di chiederci scusa e con questo inaspettato cielo azzurro ci augura buon viaggio.
Ritorniamo a Kathmandu, ma non percorreremo la stessa strada, questa volta attraversiamo la frontiera di Sanauli, nel sud del Nepal, l’altra volta eravamo passati a Mahendranagar, a ovest.
Dopo 2 giorni la mattina del 22 arriviamo alla frontiera, ma non è quella giusta.  Per essere una frontiera è una frontiera, ma non per noi, manca l’ufficio immigrazione e quindi non possiamo passare.
L’impiegato è disponibile e parla bene inglese così ci spiega esattamente qual è la strada per il posto di frontiera di Sanauli.
Eccoci alla frontiera, è proprio questa, ma l’ufficio dogana è chiuso. Un ragazzo che fumava seduto su un pezzo di muretto mi fa capire che sono tutti a pranzo e di aspettare che lui adesso va a chiamare il doganiere al ristorante.


Poco dopo arriva, mi fa segno di stargli dietro, lo seguo mentre si pulisce i denti con la lunga unghia del mignolo della mano destra e rumoreggia con la bocca per cercare di togliersi i resti di cibo rimasto tra i denti. Entriamo nell’ufficio passando dal retro, non devo spiegargli nulla, il tipo sa cosa e come farla, compila rapidamente il carnet e mette un paio di timbri, mi avvicina una sedia e mi dice di aspettare. Poco dopo arriva il boss che mette la sua firma sul carnet, mi saluta e va fuori.
A questo punto il  doganiere cerca di estorcermi dei soldi, ma vista la mia risolutezza desiste e mi dice di andare.
Passiamo la sbarra, ora tocca all’ufficio immigrazione e dogana nepalese e… Welcome to Nepal per la seconda volta.
Sono le 3 e ci fermiamo in riva a un fiume. L’acqua non è pulita, siamo a valle, pazienza ma almeno il posto è tranquillo. Preparo un caffè e ci rilassiamo aspettando l’ora di cena.










La mattina fatta colazione e aspettato che la tenda asciughi ci mettiamo in cammino, mancano poco meno di 300 kilometri a Kathmandu, la strada è una sola sino a Bharatpur, ­­­­­poi possiamo continuare su questa o allungare un poco e passare per Hetauda, su per dei tornanti su una strada di montagna a 2600 metri circa.
Quale pensate abbiamo scelto, manco a dirlo, la montagna e i sui tornanti e più ce n’è meglio è.
Mai  ci fu scelta più azzeccata dopo 15 giorni di grigia e irrespirabile India. Era freddo su per il monte, ma eravamo contenti, il paesaggio e l’aria sono puliti sinceri e questo ci faceva felici.








Sono le 2, mancano solo 30 kilomerti per Kathmandu, pensavamo di arrivarci per le 3 ma poi visto il traffico per le 5, poi siccome il traffico si è bloccato e si procedeva solo di qualche metro ogni 10 minuti e poi ancora è finita la benzina..insomma abbiamo perso la speranza. Solo alle 9 con un buio pesto, anche noi eravamo pesti, siamo arrivati a Kathmandu.
Troviamo una pensione e fatta la doccia, calda che sollievo, strafatti ci buttiamo in branda, poi domani …

Certo che dopo aver fatto un passaggio in India il Nepal è tutta un’altra cosa, un ritorno alla dignità, nessuno piscia a ridosso dei muri, nessuna cagata di mucca o umana per strada, la spazzatura c’è ma è ordinata,(?!?!) quasi quasi mi sbilancio e dico che mi sembra di stare in Svizzera tanto è pulito. 

30 novembre 2012

India .. c'è più spiritualità nel buco di culo..


Sono in ritardo, lo so. Ma non avevo nessuna voglia, non ero dello spirito giusto…và mettiamola così.
Ma visto che ho iniziato io questa storia…vediamo di continuarla.

Era il 31 di ottobre. Un mese fa, accipicchia ne è passato del tempo, pensavo meno, non fa niente  bando alle chiacchiere , ora vi racconto tutto, ci provo.
È il primo di novembre, sistemate le ultime cose, fatta colazione e riempito la tanichetta d acqua, noi non beviamo l’acqua imbottigliata, lasciamo la pensione dove abbiamo passato gli ultimi 2 giorni, “Touch Nepal”, ma già sapete, qua è meglio non toccare niente, e ci dirigiamo verso la frontiera vera e propria, dista solo un paio di kilometri.
Ci arriviamo verso mezzogiorno.  

 Lo capiamo subito dall’imponente sbarra che ci blocca il passo. 




Chiedo informazioni e mi mandano all’ufficio della dogana, un grande, ma che dico grande grandissimo ufficio, salgo i 4 scalini fatti con sacchi di terra e dentro un solerte impiegato, devo dire simpaticissimo e professionale, in un paio di minuti sbriga le pratiche mette un paio di timbri e… -se il nepal ti è piaciuto ritorna sei il benvenuto namaste-.










Finito con la dogana per quanto riguarda la poderosa ci dirigiamo verso l’ufficio immigrazione, circa 200 metri più avanti, passata la sbarra.  Anche qua la cosa è stata velocissima, hanno attaccato un adesivo, annullato il visa e …-tornate ancora siete i benvenuti, namaste-.


Ok, tutto fatto andiamo, scusi ma da che parte vado…di la!..si ma quella o questa…laa..mah!
Non sapevamo se quella che stavamo percorrendo era la strada giusta, non cera nessun tipo di indicazione, una pianura e tante stradine, e gente e carretti e animali che andavano in tutte le direzioni.
La nostra strada, poco più di un sentiero di sterrato pieno di buche, a un certo punto si trasforma in un ciottolato insidioso e finalmente il primo cartello.
Siamo arrivati.
Non ce lo aspettavamo, avendo ascoltato tante storie sulle frontiere indiane,  e invece anche qua professionalità e gentilezza, prima l’ufficio immigrazione e per ultima la dogana per il carnet della pode e …-Welcome to India-.
 Esattamente 42 minuti dopo stiamo percorrendo il ponte, e che ponte, che ci porterà al di là del fiume.










Siamo in India e siamo contenti, aspettavamo da molto tempo di poter visitare questo paese. Io addirittura da moltissimi anni, ero ragazzo e pensate che ho ancora ben chiaro in testa l’itinerario che allora avevo programmato e sognato, ma quella è un’altra storia e magari chissà, un giorno ve la racconto, ma ora atteniamoci ai fatti.
Di racconti di storie sull'India ne ho letti e ascoltati  a centinaia, ...l’india o la si ama o la si odia, ...l’india è la mia seconda casa non potrei più farne a meno, ...quando vengo me ne vorrei andare e quando me ne vado vorrei tornare subito, ...ieri sono stata 4 ore seduta qua, in strada a guardare la gente, bella minchiona adesso capisco perché sei così rintronata, respirare questa porcheria non migliora il tuo stato mentale…o anche come mi raccontava un medico indiano conosciuto in Australia sono indiano e l’India la amo, è nel mio cuore per sempre, ma non voglio più tornarci, è sporca puzza e poi ci sono gli indiani, allora non avevo ben capito questa degli indiani, ma ora ho ben chiaro quello che intendeva dire.
Non lo so, ognuno la vive come meglio crede, ognuno vede quello che vuol vedere, per quello che riguarda noi..ebbene, shizu voleva venire per i colori per i suoni per gli odori. I colori sono impolverati, i suoni, rumori assordanti, e gli odori , se vogliamo chiamarli odori, vi lascio immaginare.
Io ero rimasto con una frase in testa, l’avevo sentita in un intervista fatta a Pasolini, parlava di come gli stranieri, i turisti sfruttassero questo paese..ora non  la ricordo tutta ma non importa, le parole che mi erano rimaste chiare in mente sono:.. l’India non ha niente e da tutto.

E pensare che la prima impressione  è stata positiva, appena passata la frontiera e fatto i primi kilometri..ooohh ragazzi, un paesaggio da sogno, la catena dell’Himalaya,  le strade sono di quelle che piacciono a noi, magari a me di più, tornanti che salgono a tratti dolci e a tratti spigolosi  su su verso il cielo, e il cielo è azzurro e l’aria fresca.
Ruscelli  fiumi e i boschi puliti, dagli alberi le donne tolgono i rami bassi, quelli secchi, ne fanno fascine per il fuoco. L’erba tagliata bassa è sistemata bene attorno a qualche tronco d’albero,  il foraggio per gli animali. La gente è simpatica, si ferma giusto il tempo di osservarti bene, sorride e ritorna alle sue occupazioni.









Ci fermiamo presto, sono le 4 ma il posto è un incantevole invito e non possiamo rifiutare. Abbiamo tempo e shizu ne approfitta per dare una ramazzata alla tenda.
Stamane fa un gran freddo e la tenda è ancora zuppa, solo alle 10 siamo pronti e ci  mettiamo in marcia. Ci fermiamo a caricare acqua da una pompa sulla strada, in India se ne incontrano spesso, noi lo sapete non compriamo l’acqua in bottiglia.










La strada continua a salire in un susseguirsi di curve, che vista  che cielo e che aria si respira.
Ci fermiamo  presto,  non sono ancora le 4, perché come scende il sole fa un freddo.  Siamo accampati in un’altura e possiamo vedere il fiume scorrere sotto , poco dopo arriva un contadino con moglie e i due figli, ci saluta e ci fa capire a gesti che qua la notte fa freddo, poi ci offre ospitalità e del cibo caldo, ma appena vedono il nostro fornello e la zuppa che sta bollendo si fanno una risata e dicono ok ok, prima di andarsene la moglie ci invita ancora a casa per la notte, ma noi abbiamo bisogno di un poco di tranquillità, la ringraziamo e la rassicuriamo che va tutto bene per noi.
La notte ha fatto freddo ma adesso…Brrr ancora di più, usciamo dalla tenda e un nebbione ci avvolge, anche oggi si fanno le 10 passate prima di metterci in viaggio.



La mattina del 4 , una freddissima mattina, dopo aver passato una notte altrettanto fredda, decidiamo dopo aver avuto la conferma senza possibilità di appello che saremmo potuti arrivare solo sino a… e non mi ricordo il posto, perché la strada per Leh è stata chiusa, e visto che fa un freddo cane e noi non siamo attrezzati e ancora che al giorno riusciamo a mala pena a fare 200 kilometri e che ci rimangono solo quasi due mesi di visa, dicevo decidiamo di cambiare i nostri piani.
La nostra intenzione era di continuare su questa strada.
Qualcuno la chiama la strada infinita quella che porta a Leh, nel Ladakh, un pezzo di Tibet rimasto all’India. Qua in questo territorio ci sono i passi carrozzabili più alti al mondo, wow che meraviglia.
Il nostro programma era salire a nord lungo questa strada appunto che porta a Leh, avremmo guidato la pode sui passi a più di 5800 metri. Ma come ho detto la strada l’abbiamo trovata chiusa, poi complice anche il Pakistan che mi ha negato il visto abbiamo deciso di  puntare a sud, ma appena abbandonato le montagne e scesi a valle nelle città, che incubo, la gente diversa, lo smog il traffico e il totale menefreghismo degli indiani ci hanno demoralizzati, per non dire altro. Basta L’india per ora è argomento chiuso, si va via.
Scendiamo verso  Delhi e da li spediremo la moto per bypassare il problema Pakistan.

Scusi da che parte per Delhi…Dili…Deli..la capitale..la conosci…mi capisci…ah ah cominciamo bene .
Io pensavo che tutti in India parlassero inglese, sbagliavo, solo a Delhi lo parlano, e come dice un nostro amico giapponese in giro per il mondo da 7 anni, se in India qualcuno parla inglese e lo parla bene stai certo che ti frega, e fidatevi, ha ragione.

 Il giorno 6 arriviamo a Delhi la capitale dell’India, non siamo ancora in città che già ne abbiamo a sufficienza, che posto orribile,  l’aria irrespirabile, il cielo color grigio giallo, sempre.

 Sono le 10, è sereno, il sole è alto ma la cappa di smog lo imprigiona.





Qua invece siamo in centro a Delhi e sono le 2, il sole c’è ma non si vede, il cielo è di un colore angosciante, polvere infinita e aria irrespirabile.



Eppure orde di turisti organizzati o fai da te girano tranquilli placidi nei loro abbigliamenti alternativi senza rendersene conto. Anzi uno mi ha detto e no, di Milano non ne potevo più, un casino…scusa ma sei sveglia che cosa hai fumato... poi ripensandoci  hanno ragione, loro sono turisti e un turista vede e sente solo quello che non può fargli male. Sono in vacanza e nessuno vuole rovinarsi la vacanza.
 A Delhi abbiamo trascorso 13 giorni, ho spedito email a un numero infinito di spedizionieri,risposte  nessuna.  Contattati di persona 4, ma tutti troppo cari per le nostre misere finanze. Da qui la decisione di rientrare in Nepal, il prezzo che ci ha fatto un’agenzia cargo di Kathmandu non è male.
In India in questi giorni è un vero caos, una confusione terribile, è Happy Diwali, la strada della luce, la più grande e importante festa Indù, una specie di capodanno.. per intenderci.
Tutte le case vengono addobbate con fili di luci e ci sono file di candele e lanterne a olio dovunque  per le strade.








Si comprano vestiti nuovi e si pulisce, almeno una volta all’anno, la casa, salvo però poi buttare il tutto, ed è tanto, giù fuori dalla porta in strada…non potete immaginare la quantità di rifiuti e polvere che c’è in giro. È per causa di questa grande festa che non siamo riusciti a contattare molti spedizionieri, molti sono chiusi e riapriranno tra una settimana.  
13 giorni trascorsi a Delhi, che città orribile, sporca incasinata polverosa rumorosa puzzolente e poi, come diceva il nostro amico medico in Australia, la cosa peggiore è che ci sono gli indiani.
Cumoli di spazzatura puzzolente ovunque, mucche che mangiano  cagano dormono tra i rifiuti, persone che mangiano cagano  dormono tra i rifiuti, nessuna differenza.
La polizia gira con lunghi bastoni di bambù, gli stessi che i contadini usano per far muovere i buoi, la polizia li usa con la stessa violenza sugli uomini per farli muovere.









L’indiano, perlomeno quelli che abbiamo visto in città è davvero strano, se uno guarda una cosa, che so io fissa  il suolo, poco dopo decine di persone fanno lo stesso. Qua se dipingi  di bianco un paracarro e gli disegni su due occhi, stai sicuro che tempo un’ora c’è una folla davanti che porta fiori e prega. E le preghiere poi sempre le stesse, la prima, la più importante preghiera di un buon indiano riguarda i soldi, tutto il resto non conta…la salute nooo…se hai qualche malattia è meglio,ci puoi fare più soldi, strana gente, non mi piace niente.
Sono convinto che un popolo che non rispetta la vita che non rispetta la terra non può essere spirituale.
 Misticismo religiosità spiritualità…bah, c’è più spiritualità nel buco di culo di una…ahh.. ora capisco perché son considerate sacre.
Questo è il mio pensiero, nella mia ricerca questa India non può darmi niente, ce ne andiamo.

 Vorrei ringraziare una persona, un amico che non conosco, si chiama Maurizio, è un lettore del blog che letto dei nostri problemi  mi ha inviato mail con un sacco di utili informazioni, contatti numeri di telefono di spedizionieri e persone qua sul posto.
Sono rimasto letteralmente a bocca aperta dalla quantità di informazioni, precise e aggiornate in tempo reale che mi ha dato, incredibile, grazie Maurizio.











08 novembre 2012

Metto su il video dell'avventura nepalese sull'Annapurna, il cambio di frizione "on the road".

Sono pochi minuti e ho dovuto anche abbassare la risoluzione, sto lavorando con il piccolo notebook di shizu, il mio cumputer non funziona più e questa volta nè il tostapane nè il mio fidato martello sono riusciti a riparalo. Accontentiamoci

Dimenticavo... come vedete dall'intestazione del blog siamo in India, ma ne parleremo più avanti.


31 ottobre 2012

ultima frontiera


Eccoci qua siamo arrivati a Mahendranagar, ultima città del Nepal, nel Far Western.
Sporca, puzzolente, rumorosa, polverosa, semidistrutta, tutto lasciato in uno stato di abbandono.
Mucche, capre, merda di mucca e cumoli di spazzatura ovunque. Decidiamo comunque di fermarci qua un paio di giorni, la gente è simpatica e disponibile.   Gli ultimi 700 kilometri di strada sono stati un po’ pesanti. La strada scorre in una valle, non abbiamo mai superato quota 300 metri, abbiamo attraversato città come Butwal, Bhaluwang, Kohalpur, siamo entrati nel Bardiya National Park, poi ancora Chisapani e Attarya, in un susseguirsi di piccoli e grandi villaggi, ma non siamo mai riusciti a trovare un posto tranquillo dove mettere la tenda. Veniva sempre tanta gente, che guarda, tocca, vuole sapere, non va via se prima non apre tocca esplora e annusa ogni cosa. E quando se ne vanno è già buio e l’umidità è scesa, e a noi tocca cucinare al freddo e alla luce della torcia, ma alla fine va bene anche così.





Quindi quando l’altro ieri siamo arrivati in questa città sporca e puzzolente di Mahendranagar abbiamo deciso di fermarci giusto due giorni per sistemare le nostre cose.


Al quinto tentativo decidiamo per l’hotel Touch Nepal, ma fidatevi qua è meglio non toccare niente.
Non che fosse meglio degli altri, ma qua almeno hanno sempre la luce e internet wi-fi. Quanto a pulizia, lasciamo perdere, questo è il bagno e abbiamo scelto la stanza migliore.

Quando domani entreremo in India non sappiamo dove esattamente andare, il consolato del Pakistan in India come aveva già fatto quello in Nepal ci ha negato il visto e se per shizu è facile e indolore, solo 1 euro, per me spedire il passaporto a un’agenzia in Italia è costoso, complicato e dal risultato non garantito, quindi addio Pakistan, sarà per la prossima volta.
Alternativa, se non troviamo un passaggio via mare per gli Emirati è quella di volare un’altra volta, cosa che non mi piace niente.
Vi aggiorneremo più avanti, adesso andiamo a spendere in provviste le ultime rupie nepalesi e… namaste Nepal.

27 ottobre 2012

brutta sorpresa

25 ottobre
Che dormita, una lavata alla faccia, brrr.. che fredda, colazione e paghiamo il conto. Aspettiamo ancora un po’ davanti a un’altra tazza di the caldo prima di uscire, fuori fa ancora freddo.











8,30  giro la chiave pigio il bottone, sput.. sput, qualche tentennamento poi eccola e che rombo, dai andiamo.

Procediamo piano piano dentro al paese, quando a un tratto ci fermano: -avete il permesso- eccolo – questo non va bene, ci vuole anche -… e mi invita a seguirla in ufficio.

Parcheggio ed entro, la tipa seduta, di un antipatico unico, mi chiede il passaporto e senza darmi nessuna spiegazione dice che devo pagare 80 dollari.
80 dollari per fare 10 kilometri?  Io torno indietro, grazie e per favore i miei passaporti.
La tipa si scalda, vuole a tutti i costi 80 dollari, dice che sono entrato nel parco nazionale e che anche se torno indietro devo pagare. Ragazza forse non ci siamo capiti, io ho già pagato 40 dollari e su questo permesso c’è scritto valido sino a Muktinath, non mi fate passare  e va bene, non fa niente ma io non pago, torno indietro.  Gli strappo passaporti e permessi dalle mani  e esco,  ho una piccola discussione con un militare che vuole fermarci, lo mando, in modo rapido ed educato, a quel paese, salgo in sella giro la moto, siamo senza benzina, al primo negozio ne compro 6 litri in bottiglia, rabbocco e andiamo.

Poco distante dal ceck point la sera avevamo visto un cartello in giapponese ma era tutto chiuso,ora è aperto e entriamo. Qua conosciamo Shota, ragazzo giapponese responsabile di questa NGO che si occupa di agricoltura. Pensate il caso, questo centro è stato fondato da Mr. Kondo, un giapponese. Io di Mr. Kondo ho letto molto perché trovo interessanti le sue teorie sull’agricoltura, tra 3 giorni verrà qua, mi avrebbe fatto piacere conoscerlo di persona ma non abbiamo più tempo purtroppo.
Shota ci invita a un the, ci intratteniamo a parlare un paio di ore poi solita foto, scambio di mail e via, ma prima facciamo il pieno di mele, le famose e buonissime mele di Mustang. La stranezza è che anche i nepalesi preferiscono comprare le insignificanti e insipide mele cinesi. Ma sono tutte perfettamente uguali e avvolte una a una nella loro bella retina di materiale plastico rigorosamente non biodegradabile, globalizzazione..mah!.








Non sto a raccontarvi lo spettacolo dei paesaggi, è la stessa strada già fatta ma… vi metto su un paio di foto, lascio che siano le immagini a descrivere i posti,  và che è meglio. Sognate gente sognate..


















Dicevamo brutta sorpresa, arrivati a Ghasa veniamo fermano al checkpoint. Ci chiedono il permesso e anche i passaporti, mi dicono che devo pagare 80 dollari! E ci risiamo, gli spiego quello successo poche ore prima e che non siamo arrivati a Muktinath, ma che a Jomsom abbiamo fatto marcia indietro. Loro dicono che da Jomsom hanno telefonato i colleghi e che dobbiamo pagare perché questo è un parco nazionale e bla bla bla bla, solita cantilena.
Dicono inoltre che il permesso che abbiamo anche se riporta Muktinath vale solo sino a qua, e quindi visto che siamo entrati dobbiamo pagare.
Gli dico che se mi avrebbero fermato ieri  e detto questo io sarei tornato indietro.
La storia si fa lunga, arriva un altro signore e sequestra i miei passaporti, non vuole ritornarmeli, dice che lui è l’autorità e può farlo. E va bene,visto che sei “l’autorità” conservali bene perché noi ce ne andiamo.
Detto fatto esco e chiamo shizu che si attarda continuando a discutere con loro.
Andiamo shizu lascia stare, è un problema loro, - e i nostri passaporti -, non mi frega, dai sali che voglio andare via.  Infilato casco e guanti stiamo per partire che esce  il tipo e ci viene incontro con i passaporti in mano e me li consegna.  Ora ha un altro tono, è tranquillo e ci spiega che magari il collega ieri si era assentato per il bagno o per pranzo, e io che colpa ne ho, gli dico, non cera nessuno stop, la sbarra era alzata ho guardato e sono passato.  Comunque insiste, in modo gentile, ancora sul fatto che dobbiamo pagare.
Non ho soldi a sufficienza, - ma voi siete turisti, i soldi li avete.. come viaggiate-, amico se ti va ci fermiamo a lavorare qua un paio di giorni, ma di soldi non ce ne.
Possiamo andare adesso, - andate ma ricordatevi che siete illegali -. Ok, presto shizu che se ci ripensano … si continua l’abbiamo scampata, per ora, e già perché c’è ancora il checkpoint di Tatopani, quello dove ci hanno fatto questi permessi.
Scendiamo tranquilli, la moto va che è una bellezza e shizu è contenta, dice che non sente più i colpi con la nuova regolazione dell’ammortizzatore.
 A Dana ci fermiamo e pranziamo insieme al nostro amico Madhu, il  camionista, poi vista l’ora montiamo la tenda al solito posto, vicino al tempio.

La mattina carichiamo la moto, devo fare una piccola riparazione di fortuna perché un paio di giorni fa in una caduta ho rotto il suppuro di una valigia, nulla che con un buon martello… no scherzo, questa volta bastano un paio di fascette e tutto è tornato quasi nuovo, e via verso valle.
Al checkpoint di Tatopani ci fermano come da routine, il tipo che giorni fa ci ha fatto questi permessi non c’è. Questo mi chiede da dove veniamo, che volete che gli risponda, lui non sa niente, mento. Gli dico che ci siamo fermati a Dana perche si è rotta la moto e dopo averla riparata con l’aiuto di un camionista siamo tornati in dietro, poi facendo lo gnorri gli chiedo spiegazioni. E si, il nostro permesso e valido sino a Ghasa dopo bisogna pagare, avevano ragione, ma noi non lo sapevamo,  è andata bene.

Arrivati a Pokhara facciamo la spesa, usciamo dalla città e cerchiamo un posto per la tenda.
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Un paio d’ore e un paio di guadi più tardi lo troviamo, ci sembrava bello, ma mentre sto scaricando la moto arriva un autobus carico di turisti, scendono e disordinatamente si mettono a pisciare in ogni dove, mi fermo riaggancio tutto e via più veloci della luce, questo posto è una toilette pubblica.
 Pochi kilometri e… questo invece è davvero bello, nascosto dalla strada e pulito, un poco incasinato arrivarci ma su dai, dopo aver affrontato gli impervi sentieri dell’annapurna tutto è diventato facile.