lllllllll

oggi è un bel giorno per morire
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27 ottobre 2012

brutta sorpresa

25 ottobre
Che dormita, una lavata alla faccia, brrr.. che fredda, colazione e paghiamo il conto. Aspettiamo ancora un po’ davanti a un’altra tazza di the caldo prima di uscire, fuori fa ancora freddo.











8,30  giro la chiave pigio il bottone, sput.. sput, qualche tentennamento poi eccola e che rombo, dai andiamo.

Procediamo piano piano dentro al paese, quando a un tratto ci fermano: -avete il permesso- eccolo – questo non va bene, ci vuole anche -… e mi invita a seguirla in ufficio.

Parcheggio ed entro, la tipa seduta, di un antipatico unico, mi chiede il passaporto e senza darmi nessuna spiegazione dice che devo pagare 80 dollari.
80 dollari per fare 10 kilometri?  Io torno indietro, grazie e per favore i miei passaporti.
La tipa si scalda, vuole a tutti i costi 80 dollari, dice che sono entrato nel parco nazionale e che anche se torno indietro devo pagare. Ragazza forse non ci siamo capiti, io ho già pagato 40 dollari e su questo permesso c’è scritto valido sino a Muktinath, non mi fate passare  e va bene, non fa niente ma io non pago, torno indietro.  Gli strappo passaporti e permessi dalle mani  e esco,  ho una piccola discussione con un militare che vuole fermarci, lo mando, in modo rapido ed educato, a quel paese, salgo in sella giro la moto, siamo senza benzina, al primo negozio ne compro 6 litri in bottiglia, rabbocco e andiamo.

Poco distante dal ceck point la sera avevamo visto un cartello in giapponese ma era tutto chiuso,ora è aperto e entriamo. Qua conosciamo Shota, ragazzo giapponese responsabile di questa NGO che si occupa di agricoltura. Pensate il caso, questo centro è stato fondato da Mr. Kondo, un giapponese. Io di Mr. Kondo ho letto molto perché trovo interessanti le sue teorie sull’agricoltura, tra 3 giorni verrà qua, mi avrebbe fatto piacere conoscerlo di persona ma non abbiamo più tempo purtroppo.
Shota ci invita a un the, ci intratteniamo a parlare un paio di ore poi solita foto, scambio di mail e via, ma prima facciamo il pieno di mele, le famose e buonissime mele di Mustang. La stranezza è che anche i nepalesi preferiscono comprare le insignificanti e insipide mele cinesi. Ma sono tutte perfettamente uguali e avvolte una a una nella loro bella retina di materiale plastico rigorosamente non biodegradabile, globalizzazione..mah!.








Non sto a raccontarvi lo spettacolo dei paesaggi, è la stessa strada già fatta ma… vi metto su un paio di foto, lascio che siano le immagini a descrivere i posti,  và che è meglio. Sognate gente sognate..


















Dicevamo brutta sorpresa, arrivati a Ghasa veniamo fermano al checkpoint. Ci chiedono il permesso e anche i passaporti, mi dicono che devo pagare 80 dollari! E ci risiamo, gli spiego quello successo poche ore prima e che non siamo arrivati a Muktinath, ma che a Jomsom abbiamo fatto marcia indietro. Loro dicono che da Jomsom hanno telefonato i colleghi e che dobbiamo pagare perché questo è un parco nazionale e bla bla bla bla, solita cantilena.
Dicono inoltre che il permesso che abbiamo anche se riporta Muktinath vale solo sino a qua, e quindi visto che siamo entrati dobbiamo pagare.
Gli dico che se mi avrebbero fermato ieri  e detto questo io sarei tornato indietro.
La storia si fa lunga, arriva un altro signore e sequestra i miei passaporti, non vuole ritornarmeli, dice che lui è l’autorità e può farlo. E va bene,visto che sei “l’autorità” conservali bene perché noi ce ne andiamo.
Detto fatto esco e chiamo shizu che si attarda continuando a discutere con loro.
Andiamo shizu lascia stare, è un problema loro, - e i nostri passaporti -, non mi frega, dai sali che voglio andare via.  Infilato casco e guanti stiamo per partire che esce  il tipo e ci viene incontro con i passaporti in mano e me li consegna.  Ora ha un altro tono, è tranquillo e ci spiega che magari il collega ieri si era assentato per il bagno o per pranzo, e io che colpa ne ho, gli dico, non cera nessuno stop, la sbarra era alzata ho guardato e sono passato.  Comunque insiste, in modo gentile, ancora sul fatto che dobbiamo pagare.
Non ho soldi a sufficienza, - ma voi siete turisti, i soldi li avete.. come viaggiate-, amico se ti va ci fermiamo a lavorare qua un paio di giorni, ma di soldi non ce ne.
Possiamo andare adesso, - andate ma ricordatevi che siete illegali -. Ok, presto shizu che se ci ripensano … si continua l’abbiamo scampata, per ora, e già perché c’è ancora il checkpoint di Tatopani, quello dove ci hanno fatto questi permessi.
Scendiamo tranquilli, la moto va che è una bellezza e shizu è contenta, dice che non sente più i colpi con la nuova regolazione dell’ammortizzatore.
 A Dana ci fermiamo e pranziamo insieme al nostro amico Madhu, il  camionista, poi vista l’ora montiamo la tenda al solito posto, vicino al tempio.

La mattina carichiamo la moto, devo fare una piccola riparazione di fortuna perché un paio di giorni fa in una caduta ho rotto il suppuro di una valigia, nulla che con un buon martello… no scherzo, questa volta bastano un paio di fascette e tutto è tornato quasi nuovo, e via verso valle.
Al checkpoint di Tatopani ci fermano come da routine, il tipo che giorni fa ci ha fatto questi permessi non c’è. Questo mi chiede da dove veniamo, che volete che gli risponda, lui non sa niente, mento. Gli dico che ci siamo fermati a Dana perche si è rotta la moto e dopo averla riparata con l’aiuto di un camionista siamo tornati in dietro, poi facendo lo gnorri gli chiedo spiegazioni. E si, il nostro permesso e valido sino a Ghasa dopo bisogna pagare, avevano ragione, ma noi non lo sapevamo,  è andata bene.

Arrivati a Pokhara facciamo la spesa, usciamo dalla città e cerchiamo un posto per la tenda.
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Un paio d’ore e un paio di guadi più tardi lo troviamo, ci sembrava bello, ma mentre sto scaricando la moto arriva un autobus carico di turisti, scendono e disordinatamente si mettono a pisciare in ogni dove, mi fermo riaggancio tutto e via più veloci della luce, questo posto è una toilette pubblica.
 Pochi kilometri e… questo invece è davvero bello, nascosto dalla strada e pulito, un poco incasinato arrivarci ma su dai, dopo aver affrontato gli impervi sentieri dell’annapurna tutto è diventato facile.








24 ottobre 2012

non ci posso credere..

Sono le 6,30 pensavo di essere il primo ma questo grosso cane nero ha vegliato la notte sulla tranquillità della poderosa.
Ringrazio e lui placidamente si allontana, finisco di montare il carter la marmitta e già che ci sono aumento un po’ la durezza del mono ammortizzatore.


 Finito, metto l’olio giro la chiave innesto la marcia e... prima prova superata con successo.
Mentre sono qua che mi gongolo per l’ottimo lavoro fatto…!!non ci posso credere!!…Jahnno…ma sei tu?…-si si… dicevo io questa moto la conosco-, ma che cosa fai qua e Josh..
Allora vediamo di spiegare: come ho detto sono accanto alla pode, tutto fiero di me quando  vedo arrivare due ragazzi, una ragazza e un ragazzo, con i loro enormi zaini. La ragazza passa oltre, ma il ragazzo si ferma ritorna guarda la pode mi guarda, lo guardo…non ci posso credere… Jahnno, l’amico di Josh. Per farla breve, Jahnno esattamente 14 mesi fa a Brisbane in Australia ci ha cucinato un ottimo piatto di spaghetti a casa di Josh che ci aveva ospitato per la notte e Luke, meccanico, fratello di Josh ci aveva dato anche assistenza per la moto, ma se volete capirci di più e rileggervi il fatto cliccate qua.


Incredibile, un anno non so quanti kilometri e ci incontriamo su una montagna del Nepal, davvero "non ci posso credere". Il mondo è bello.
E adesso dopo la foto ricordo possiamo andare, loro scendono vanno a Pokhara noi invece si sale .

Che strada spettacolare, a tratti scavata nella roccia, e si sale e fango e sabbia e pietre e foreste, cascate fiumi, distese di polvere, che fatica. In una gola oltrepassando un piccolo ponte di legno la violenza del vento mi costringe a scendere dalla moto. Metto la moto sul cavalletto ma il vento è così forte che la solleva letteralmente e la sbatte a terra, la leva del freno anteriore si spezza. Siamo rimasti ad aspettare che alcuni portatori ci venissero ad aiutare per rialzare la moto e spingerla fuori dalla gola al riparo del vento. Ho avuto anche un attimo di paura per shizu quando il vento la sbattuta a terra, fortuna che è finita in una buca e ha potuto aspettare che calasse quel tanto da strisciare via al riparo.
Alle 5 esatte siamo a Jomsom, quota 2750 metri, fa freddo siamo stanchi ma ne è valsa la pena,  qua su è bellissimo, mancano dieci o quindici kilometri per Muktinath, ma sta facendo buio, ci fermiamo qua.
Ci sono tanti hotel quindi per non sbagliare scegliamo il più vicino a noi.