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oggi è un bel giorno per morire
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03 dicembre 2012

doveva essere semplice...


Sabato mattina, 24 novembre.

Saliamo sulla terrazza della White Cherry Guesthouse per fare colazione, almeno qua su c’è il sole e magari un poco ci riscalda.
Toh, ma tu guarda che combinazione, ieri notte  quando ci siamo fermati per caso davanti a questa pensione non ci siamo accorti che proprio di fronte c’è l’ufficio dello spedizioniere, EagleEyesExports. Bella fortuna.

Che palle però, oggi è sabato ed è festa qua in Nepal, come la domenica da noi, comunque proviamo lo stesso. Finita colazione andiamo a vedere se c’è qualcuno. L’ufficio è chiuso, ma il tipo dell’agenzia di viaggi della porta accanto mi dice di aspettare che lo chiama telefonicamente.  Mi passa il cellulare e mister Jeevan, il furbo spedizioniere, mi da appuntamento  tra due ore. 

Perfetto, facciamo un giro e andiamo a scroccare un tè da Munna il venditore di pasmine conosciuto grazie all’amico Mauro.
Munna è sorpreso nel rivederci, gli racconto l’avventura in terra indiana e la decisione di rientrare per organizzare la spedizione della moto, ci beviamo il nostro tè e poi andiamo da mister Jeevan. 

 Mister Jeevan è un tipo veloce e sveglio, fin troppo sveglio direi.
-Si si si, posso fare tutto, dove vuoi andare…turkia- fa una telefonata poi un’altra e mi dice -va tutto bene, ora arriva il mio carpentiere e misuriamo la moto per la cassa, così posso dirti il prezzo finale.-
La faccenda, a sentire il Mr. Jeevan, doveva essere semplice. Mentre ascolto il loquace Mr. Jeevan mi vengono in mente le parole che ho letto nel blog di due nostri amici motociclisti, Agata e Thomas, - non sempre è semplice ciò che sembra semplice- .  Avrei dovuto pensarci un po’ di più, invece di dargli quasi tutti i soldi senza nemmeno uno straccio di ricevuta, o meglio qualcosa mi ha dato, un pezzetto di carta strappato con su scritto l' importo e la sua firma…mah, paese che vai usanze che trovi.!!

Comunque pagato ormai ho pagato, la moto è misurata, secondo me non esattamente ma il carpentiere stizzito dalle mie intromissioni mi zittisce con un – io sono il carpentiere e sono anni che faccio casse  per le moto- ok come non detto, io lo dicevo per te, a me sembra piccola. Ora non resta che aspettare due giorni, lunedi 27 abbiamo  appuntamento al magazzino dell’aeroporto, controllo dogana poi chiudere la moto nella cassa e pesarla, sistemare i documenti e pronti per il volo.
Ecco, doveva essere una cosa così, semplice semplice, e invece..non glielo avessi detto, la cassa era piccola così mi è toccato demolirla la moto per farcela stare.


Mr Jeevan avrebbe dovuto consegnarmi la ricevuta del biglietto e invece a rimandato di giorno in giorno sino a oggi, lunedì 3 dicembre ore 10,30, giorno del nostro volo per Istanbul.
Vado nell’ufficio di Mr Jeevan infuriato e lui si scusa dando le colpe alla compagnia aerea che solo ora gli ha inviato l’ordine.
Da non credere,il taxi fuori ci aspetta, tra due ore parte il nostro volo e sapete quando arriverà la nostra moto a Istanbul, il 12 dicembre…ma Mr Jeevan noi cosa ci facciamo 10 giorni a Istanbul, ce li paghi tu??...Doveva essere sullo stesso volo, poi doveva arrivare il giorno dopo e adesso…il tipo ancora parla si scusa e da la colpa alla compagnia, io sono stanco della sua faccia e poi non c’è più molto da fare, prendo la ricevuta lo lascio parlare e ce ne andiamo, come si dice, ce la siamo presa in quel posto.
Siamo all’aeroporto in attesa dell’imbarco, anche la moto parte oggi, ma lei va in Bangladesh e poi in Arabia e poi finalmente in Turkia, che cavolo di giro che gli fanno fare, e  non siamo per niente tranquilli.

ultimo pranzo in Kathmandu con l'amico  Chhultim


01 dicembre 2012

Nepal 2 ritorno alla dignità


È la mattina del 19 quando lasciamo Delhi, che strano il cielo è di un pallido azzurro, questa è la prima volta che lo vediamo così, è appena accennato l’azzurro ma è bello lo stesso, da anche l’idea di respirare meglio. A noi piace pensare che  questo è il suo modo di chiederci scusa e con questo inaspettato cielo azzurro ci augura buon viaggio.
Ritorniamo a Kathmandu, ma non percorreremo la stessa strada, questa volta attraversiamo la frontiera di Sanauli, nel sud del Nepal, l’altra volta eravamo passati a Mahendranagar, a ovest.
Dopo 2 giorni la mattina del 22 arriviamo alla frontiera, ma non è quella giusta.  Per essere una frontiera è una frontiera, ma non per noi, manca l’ufficio immigrazione e quindi non possiamo passare.
L’impiegato è disponibile e parla bene inglese così ci spiega esattamente qual è la strada per il posto di frontiera di Sanauli.
Eccoci alla frontiera, è proprio questa, ma l’ufficio dogana è chiuso. Un ragazzo che fumava seduto su un pezzo di muretto mi fa capire che sono tutti a pranzo e di aspettare che lui adesso va a chiamare il doganiere al ristorante.


Poco dopo arriva, mi fa segno di stargli dietro, lo seguo mentre si pulisce i denti con la lunga unghia del mignolo della mano destra e rumoreggia con la bocca per cercare di togliersi i resti di cibo rimasto tra i denti. Entriamo nell’ufficio passando dal retro, non devo spiegargli nulla, il tipo sa cosa e come farla, compila rapidamente il carnet e mette un paio di timbri, mi avvicina una sedia e mi dice di aspettare. Poco dopo arriva il boss che mette la sua firma sul carnet, mi saluta e va fuori.
A questo punto il  doganiere cerca di estorcermi dei soldi, ma vista la mia risolutezza desiste e mi dice di andare.
Passiamo la sbarra, ora tocca all’ufficio immigrazione e dogana nepalese e… Welcome to Nepal per la seconda volta.
Sono le 3 e ci fermiamo in riva a un fiume. L’acqua non è pulita, siamo a valle, pazienza ma almeno il posto è tranquillo. Preparo un caffè e ci rilassiamo aspettando l’ora di cena.










La mattina fatta colazione e aspettato che la tenda asciughi ci mettiamo in cammino, mancano poco meno di 300 kilometri a Kathmandu, la strada è una sola sino a Bharatpur, ­­­­­poi possiamo continuare su questa o allungare un poco e passare per Hetauda, su per dei tornanti su una strada di montagna a 2600 metri circa.
Quale pensate abbiamo scelto, manco a dirlo, la montagna e i sui tornanti e più ce n’è meglio è.
Mai  ci fu scelta più azzeccata dopo 15 giorni di grigia e irrespirabile India. Era freddo su per il monte, ma eravamo contenti, il paesaggio e l’aria sono puliti sinceri e questo ci faceva felici.








Sono le 2, mancano solo 30 kilomerti per Kathmandu, pensavamo di arrivarci per le 3 ma poi visto il traffico per le 5, poi siccome il traffico si è bloccato e si procedeva solo di qualche metro ogni 10 minuti e poi ancora è finita la benzina..insomma abbiamo perso la speranza. Solo alle 9 con un buio pesto, anche noi eravamo pesti, siamo arrivati a Kathmandu.
Troviamo una pensione e fatta la doccia, calda che sollievo, strafatti ci buttiamo in branda, poi domani …

Certo che dopo aver fatto un passaggio in India il Nepal è tutta un’altra cosa, un ritorno alla dignità, nessuno piscia a ridosso dei muri, nessuna cagata di mucca o umana per strada, la spazzatura c’è ma è ordinata,(?!?!) quasi quasi mi sbilancio e dico che mi sembra di stare in Svizzera tanto è pulito. 

12 ottobre 2012

ultime da Kathmandù


Aggiornamento veloce quasi telegrafico causa segnale internet singhiozzante

Sabato 6 ottobre 
Oggi una gradita visita, è venuto al nostro ostello Paolo, anche lui è un viaggiatore, lui però lo fa in sella a una bmw, ma a parte questo  è un tipo a posto.   questa è la sua pagina facebook.
Era andato in Australia per una vacanza di 3 mesi, ma sai come vanno o..non sai mai come vanno le cose, si è messo a lavorare si è comprato la moto e ha girato l’Australia per 2 anni. Poi Indonesia Malesia Thailandia Laos e Cambogia, ora è qua in Nepal, ma non per molto, qualche giorno ancora. Ha spedito la moto in Sud America ed è pronto a raggiungerla.  Con Paolo ci siamo conosciuti tramite facebook e ora siamo qua davanti a un piatto di Momo (ravioli ripieni cotti a vapore) fumanti a raccontarci le nostre avventure e la serata sembra non aver voglia di finire.
Domenica pomeriggio al ritorno dal  mercato sulla strada che ci porta alla nostra guest house incontriamo Paolo, neanche il tempo di salutarci che arriva Mauro, i due si erano dati appuntamento proprio in questa via, il loro primo appuntamento, che teneri.
  Presentazioni e finiamo prima a scroccare un the in un negozio di articoli in tessuto di un amico di Mauro, poi fatta l’ora di cena si va in un ristorante di un giapponese a mangiare spaghetti, non erano niente male.
A fine serata Mauro ci propone di aiutarlo in un lavoro non retribuito per domani. Non abbiamo niente di meglio da fare e messi al corrente del tipo di aiuto accettiamo volentieri la proposta.

La mattina come da programma si va tutti al centro ortopedico. Dobbiamo dare una ripulita a un locale, dovrebbe essere un centro di riparazione, l’unico in città’, per carrozzine, ma ora versa in uno stato pietoso di abbandono, impossibile anche solo entrarci.
Una mezza giornata di lavoro tra tante risate e i 576 scatti fotografici di shizu, allora è proprio vero che i giapponesi hanno lo scatto facile, e il locale ora ha tutto un altro aspetto. Il prima il mentre e il dopo.










La sera  al ristorante le risate continuano con i racconti di Paolo.
Paolo ha qualche, diciamo così, problema, ma siccome non gli sembravano abbastanza ha deciso di condirli con una sana dose, secondo lui, di masochismo.
Lui è allergico al mango e cosa fa in Australia, raccoglitore di mango e giù di cortisoni per non assomigliare troppo a un pallone. È allergico alle api ma si ostina a viaggiare con un casco aperto e puntualmente le api lo pungono lasciandogli enormi bozzi, ma non gli importa, dice che va bene così, tanto ho con me la siringa di adrenalina..
È anche allergico, come dice Mauro e lui ne sa qualcosa, alla patata, ma questa è un'altra storia, una loro sconcia storia.

Ma chi è  Mauro.  “Mauro Vanoli, comasco, ’74. Due forti passioni per le due ruote e il viaggiar spartano che riesco spesso a coniugare”. Cosi si presenta sul suo sito –Selvatiko avventure particolari in bicicletta-
Le chiama particolari, con bici e canoa sul Mekong, L’Everest in graziella, L’Annapurna in monopattino, e… non so che altro.
“Il Nepal è un paese magico che ho nel cuore”, cosi dice Mauro che ha deciso di aiutare alcune realtà sfortunate nepalesi, in piccoli progetti facilmente controllabili come nel caso del centro ortopedico appunto.
Noi siamo stati felici di poterlo aiutare,  potete farlo anche voi, comodamente da casa vostra, date un’occhiata al suo blog, cliccate qui,  è molto interessante e anche divertente.

Stasera lasciamo soli i due ragazzi, se lo meritano, noi siamo stati invitati per cena a casa di  Hayato, l’amico giapponese.
Mercoledì siamo stati con Mauro al tempio Pashupatinath, quel posto dove vengono per dirla così bruciati i morti, ohh chissà che bello e la spiritualità… deve essere stato interessante vero?… bah non so, interessante sporco e con tanti falsi santoni a pagamento direi.




Giovedì ancora tutti e quattro in giro. Siamo andati  a ritirare il giubbotto che Paolo, grazie alle amicizie di Mauro, si è fatto fare su misura. Quelli che provava già fatti… non so perché ma su di lui sembravano dei cappotti, mah forse un difetto, dei giubbotti…
Questo invece ti sta proprio bene, che figurino e come ti slancia…vedrai  Puffo che con questo in sud america fai un figurone.
 Oggi  è l’ultima sera, tra poche ore Paolo parte, andiamo a farci ancora due sane risate al solito ristorante, poi carichiamo Paolo e bagagli su un taxi e,  see you on the road.
Noi invece lasceremo Kathmandù dopodomani. 


05 ottobre 2012

40 .  40


Oggi 5 ottobre, sono 15 giorni che siamo incollati a Kathmandu. Che strazio.
Shizu è ancora sotto terapia, ne ha ancora per tutta la settimana. Niente di grave, cosa da poco, si tratta di una..va beh, già che ci sono vi racconto tutto dal principio. Correva l’anno 1961 ummh…come dite questo è un po’ troppo dal principio. Ok, vediamo se va meglio, lunedì 24, 11 giorni fa, siamo stati all’ufficio visti dell’ambasciata indiana, una lunga coda iniziata alle 7,30 e terminata alle 14.  Consegna del modulo 300 rupie e ripassate venerdì  per il pagamento e il ritiro del passaporto.
Dopo questa lunga attesa abbiamo una gran fame, sulla via del ritorno per la  guest hose ci fermiamo a far pranzo in una taverna locale. La cucina nepalese come le precedenti è monotematica, tutto lo stesso sapore, in questo caso curry, soltanto curry.   Curry per colazione, per pranzo merenda e cena, verdure con curry carne con curry, riso con curry, non sanno cucinare altro, tutto odora di curry, tutto sa a curry, anche il the.
Martedì abbiamo conosciuto di persona Hayato, un ragazzo giapponese che vive qua da 7 anni. Hayato segue  il blog di shizu e come ha letto del nostro arrivo in Kathmandu si è subito offerto di aiutarci.
E cosi è stato, ci ha portato da un suo amico meccanico per cambiare la ruota anteriore. E si, ho dovuto cambiare anche questa, com'era  successo in precedenza con la ruota posteriore anche questa era difettosa. Abbiamo anche saldato i supporti delle valige, i telaietti, che in alcuni punti si erano spezzati, causa le tante cadute.   Poi ci fa da cicerone in giro per le vie di Kathmandu, andiamo a pranzo, manco a dirlo… curry,  prendiamo un thè, sapeva di curry. A fine serata ci accompagna alla guest house e ci consegna un telefonino con tanto di scheda e il suo numero memorizzato, nel caso avessimo bisogno di qualche cosa, poi ci saluta, lui domani ritorna al lavoro.









È notte, sono le 4 del mattino, shizu si lamenta, sta molto male, febbre altissima, è un forno, non si regge in piedi, ha il corpo dolorante così tanto che sente dolore al toccarla, la testa gli fa male.
Cerco di tranquillizzarla e qualche ora dopo alle 8 telefono a Hayato, che fortuna che ci ha lasciato il telefonino,  per chiedergli di un ospedale.
20 minuti dopo arriva con un taxi, modello kathamandu, e ci accompagna all’ospedale.
In uno privato, dice che è meglio, in quello pubblico non esistono le urgenze, a volte si aspettano giorni prima di essere visti.
Qua c’è il reparto urgenze aperto 24 ore.

40 e poco più è la temperatura che aveva shizu quando siamo arrivati all’ospedale, 40 o poco meno sono i chili che pesava quando il dottore l’ha visitata.
Valutati i sintomi gli attaccano un paio di flebo, 3 iniezioni, poi prelievi del sangue e raccolta delle urine.
Il tutto è stato svolto da dei dottori, ragazzi in camice bianco, in maniera anche qua, molto naif.

I contenitori e le provette sono poggiati su un carrello, aperti e senza nessuna protezione. Il ragazzo che ha fatto il prelievo 3 secondi prima stava passando il mocio a terra. Facendo il prelievo si è anche sporcato le mani, nude, di sangue. Ha infilato la butterfly, quell’ago per attaccare la flebo, nel braccio di shizu, poi ha messo sotto la provetta e ha fatto gocciolare il sangue dentro, questo per due volte, poi con una dito ha pressato la vena per fermare il sangue e ha infilato il tubo della flebo.
Mi consegna le provette aperte e mi dice di portarle la indicandomi un corridoio, ma prima mi chiede la ricevuta di pagamento,- quale pagamento-, gli ridò le provette, vado alla cassa..ecco fatto ritorno e porto le provette nella stanza delle analisi.  Poi aiuto shizu con le urine. Il bagno, una cosa inguardabile e la puzza, che puzza, ma dico io neanche negli ospedali puliscono i gabinetti.

Porto nella stanza del piccolo chimico anche il flaconcino con le urine e loro mi danno un foglietto con su scritto un numero e mi dicono di ripassare tra un paio d’ore. 
Non resta che aspettare, shizu ora dorme attaccata alla flebo, io ringrazio e lascio andare l’amico Hayato che deve tornare al lavoro.

 4 ore dopo ho il referto, lo consegno al dottore, credo che sia un dottore. Mi prescrive delle medicine e dice che non ci sono problemi. Poi aggiunge, va tutto bene, ma se sta ancora male ritornate.!! Ah davvero, ma che mi dici, non ci avrei mai pensato.
Sorreggo shizu e andiamo, subito fuori c’è la farmacia, consegno la ricetta e ci danno le nostre medicine. Sono messe in caratteristici sacchetti fatti con il giornale, ma non ci si può sbagliare, sopra con un pennarello  scrivono il nome del farmaco e la spiegazione.









Rientriamo alla guest house e shizu si rimette a dormire. È  come si dice senza forza.
Passano due giorni ma non migliora, anzi.   Che fare, quasi quasi seguo il consiglio di quella volpe del dottore e la riporto  in ospedale. Detto fatto, fuori dalla guest house ci sono i  taxi, via andiamo.
Arrivati all’ospedale mostro le analisi, la ricetta con la terapia e shizu ai dottori del reparto urgenze, quello della prima volta. Guardano parlano alzano le spalle e mi dicono che devo andare dal dottore, !!dal dottore!! E voi che cosa siete… dallo specialista…ahh dallo specialista, e dimmelo prima, mi hai fatto prendere un colpo.
Dopo aver pagato per la visita specialistica  andiamo al secondo piano.  L’infermiera ci fa sedere sugli scalini, ma poco, 15 minuti e ci chiama, potete entrare.
Racconto la storia al dottore, allo specialista, gli mostro le analisi  e la terapia. Guarda scuote la testa con una penna  evidenzia 4 risultati sulle analisi .
Tutto sbagliato, qua c’è un infezione urinaria.
Ci prescrive antibiotici e altre medicine, anche lui dice che dovrebbe andare tutto bene, in caso contrario… lo so lo so ritorniamo.

Ed eccoci qua, ora shizu sta decisamente meglio, oggi è il primo giorno che mette fuori il naso. Che magrolina, gli sta tutto largo mi fa tenerezza e anche un po’ ridere.
Staremo in questa inquinata caotica sporca rumorosa sfasciata disordinata sovraffollata città di Kathmandu ancora tre giorni, dobbiamo a causa di questo stop prolungare il nostro visa.  Poi finalmente di nuovo in strada e speriamo davvero tanto che il Nepal sia un’altra cosa, diverso da Kathamndù.

23 settembre 2012

Kathmandù


25 ore dopo  è … Welcome  Nepal.
La differenza con gli aeroporti di Bangkok o Delhi è notevole, questo è molto…naif, ce ne accorgiamo subito, appena sbarcati, vedendo il bus navetta, quello che rimane del bus navetta, parcheggiato sotto l’aereo, gli ci vorranno  3 viaggi per portarci tutti.
E qua, dove siamo, più che un aeroporto mi sembra una vecchia stazione di autobus.
Sbrigate rapidamente le pratiche per il visto, 80 dollari e ci attaccano un bel adesivo 30 giorni multi entry, cerchiamo gli uffici della zona cargo.
Distano solo un paio di kilometri, il taxi vuole 5 dollari… ma non te ne vai,  noi si va a piedi.
Difficile però riuscire a staccarsi di dosso questa gente, non ti mollano, -si si capito capito-, ma capito cosa, capito niente continuate a seguirci. Riuscito nell'impresa anche un po’ in malo modo ci incamminiamo verso il magazzino.


 L’aria è pesante, un odore nauseabondo attira la nostra attenzione. C’è un cadavere, di mucca credo, pieno di grasse larve biancastre in decomposizione, un cane ne ha strappato una zampa e sta banchettando in mezzo alla via.
Ragazzini, non ancora adolescenti, sniffano colla tra l’indifferenza generale, uno si avvicina barcollando e con voce impastata mi chiede…-hey mister money money-,
Un uomo dorme per terra, un altro si alza fa qualche passo e si mette a pisciare, poi torna, con un calcio sistema il cartone si sdraia e continua a dormire.
Lo smog, il traffico, l’inquinamento acustico sono a livelli altissimi, ma anche qua non ci fa caso nessuno.  Credo che i nepalesi nascono con il clacson inserito, lo usano sempre anche senza motivo, tanto per non perdere l’abitudine, non sia mai che quello suoni prima di me, questo deve essere il loro pensiero e così potete immaginare che concerto stonato.
Ma non spaventatevi, questi sono stati solo i primi metri di strada fuori l’aeroporto, poi…
Arriviamo al magazzino e subito siamo stati presi in consegna da non so chi, che afferrati i miei documenti ci trascina in una stanza piena di computer con altre decine di persone super  chiassose e comincia a compilare dei moduli. Dice che è complicato se non capiamo il nepalese e con lui possiamo sbrigare tutto in giornata, per soli 100 dollari…ma te ne vai…  Lo fermo, ma non ci riesco devo in malo modo strappargli di mano le nostre carte e mandarlo.. beh avete capito.
Non pensate che sia finita, perché di questa gente è pieno, si guadagnano da vivere così, non si capisce chi è .., come dire, un vero ufficiale di dogana.
Riesco non senza fatica a farmi breccia tra il muro umano di gente che ci strattona da tutte le parti,  non la finiscono mai, anche se gli dici un secco NO!, o se come o fatto io li spingi via in modo energico.  Poi ci si avvicina un ragazzo dall'aria tranquilla che con voce moderata mi dice, - ti aiuto io-, non ti do un soldo, -ok ti aiuto lo stesso, vieni seguimi-,  e ci porta al secondo piano nell'ufficio del boss.
Il tipo ci spiega come funziona, praticamente questo “esercito di disperati” fa il loro lavoro.
Dopo qualche chiacchiera sul nostro viaggio ci presenta a un signore e gli dice che siamo italiani e di mandarci via velocemente.
Questo non ha una grande voglia di lavorare e appena fuori dalla stanza e dalla vista del capo consegna i documenti al ragazzo che è con noi e non so cosa gli dice.
Comunque passiamo per 3 uffici, 3 stanze sporche e malmesse, fotocopie timbri compilazione moduli, 100 rupie (1 euro) qua, 396rupie  la e 1250 rupie qua, e questo è l’ultimo, spero.
Finalmente possiamo aprire la cassa e far prendere aria, e che aria, alla poderosa. Prima  però c’è da pagare il tipo che con martello e palanchino apre la cassa… e ti pareva, 100 rupie.
Ci fosse uno che mi aiuta, tutti guardano toccano si appoggiano..e dai su,  per favore andate a sputare più in la.
Due ore dopo la poderosa sta sulle sue ruote da sola, il serbatoio è vuoto ma il ragazzo prende un litro di benza dalla sua motoretta e lo  svuota nel mio serbatoio, possiamo  finalmente lasciare questo girone dantesco….










È un incubo guidare in Kathmandu, molto peggio che in Indonesia.  Arriviamo alla guest house che avevamo prenotato, dobbiamo rimanere una settimana in città, per fare il visto India, purtroppo non lo rilasciano alla frontiera.
Alobar 1000, è il nome della guest house, è aperta da pochi mesi, i proprietari sono due giovani fratelli, è molto carina, un bar, un bel salone con comodi divanetti, le candele accese la sera, -per creare atmosfera-, no, è che in Kathmandu la luce non è distribuita tutto il giorno.  Solo la pulizia soprattutto dei bagni lascia a desiderare, credo sia un'altra usanza…va beh, è la più economica, 4 euro una stanza e a noi ci basta.










Parcheggio la moto scarico e  di corsa in doccia, rigorosamente freddissima, un giro per la via principale, ma non ci possiamo fermare a guardare niente, che subito ti trascinano dentro al negozio. Ceniamo che sono le 6, al rientro la città è buia.  I negozi aperti o hanno il generatore attaccato o utilizzano grandi batterie con l’inverter come nel caso della nostra guest house, che garantisce almeno la debole luce nelle stanze.
Il fine settimana lo passiamo girovagando alla scoperta della città.
Noi si vive a nord del  centro storico, nel quartiere turistico di Thamel, caotico sporco e disordinato, strette stradine dall'aria irrespirabile affollate di gente, bici a tre ruote, moto macchine negozi bar ristoranti bazar…, tutto a uso dei turisti occidentali.
Siamo stati a Asan, per vedere il mercato locale, poi un giro a Durban Square.
Un paio di ragazzi, ospiti della nostra guest house, ci ha convinto a far visita a un mercato di prodotti biologici, descrivendolo come la settima meraviglia, che si tiene ogni sabato. (il sabato è giorno di festa, l’ultimo giorno della settimana, come la domenica per noi)
 Per noi una grande delusione, tutti occidentali, i venditori i prodotti e gli avventori, siamo scappati via.













 Poi siamo stati al centro, e passeggiato avanti e indietro per la via principale a osservare la gente, i loro modi le abitudini. Ci siamo seduti vicino a un tempio per guardare gli strani, per noi, rituali.
La gente sputa e a questo c’eravamo abituati, si fa per dire, Timor, Indonesia, Malesia, Thai, Laos, Cambogia…insomma in questi paesi è pratica usuale, ma qua la novità sta nella preparazione dello sputo. Rumorosa, rumorosissima.
Ce ne sono diverse tipologie, c’è “la sveltina”, un colpo di tosse una rapida schiarita e …spatatak.   Poi c’è  quella che chiamo “omm ce la fa.. omm non ce la fa..”, questa è più complessa parte da lontano, in crescendo, con questa ti accorgi veramente del coraggio dello spirito di  abnegazione, degli anni di studio di sforzi di tentativi che il soggetto poverino a passato prima di arrivare.. “all’illuminazione”, e quando finalmente giunge al culmine e…ohh non fatemici pensare vi prego.
Poi ..ah si poi, poi c’è quella chiamata: “e mo che fo? quasi quasi sputo”, il tipo seduto o accovacciato a terra con la testa bassa si sputa tra i piedi, anche se questo, per onor del vero non è uno “spatatak”,questo non è proprio uno sputo, è più un lasciar cadere…mi capite vero,  poi il tipo rimane li e continua a osservare i suoi capolavori, non so, forse fa un confronto o che so, magari ci legge il futuro, il suo.
Tutto questo avviene, come vi ho detto, in maniera rumorosa, anzi rumorosissima.
Da una parte è bene perché ti avverte in tempo del pericolo, ma si sa lo sguardo involontariamente segue il rumore e la vista… come dire, non è decisamente  “illuminante”.
E non è finita, si potrebbero scrivere pagine che sono sicuro rimarrebbero come pietre miliari della letteratura sullo “scracchio”, per sempre. Ahh che bella cosa, dimmi come sputi ti dirò chi sei…