lllllllll

oggi è un bel giorno per morire
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13 dicembre 2012

Istanbul



Bye Bye Nepal  si decolla.  Sette  ore dopo, uno scalo e 4 ore di attesa a Sharjad, dove abbiamo finalmente mangiato pollo verdure insalata che non sapevano di curry, atterriamo all’aeroporto Sabiha di Istanbul alle 23.


 Napoleone ha detto che “se il mondo fosse stato un unico paese Istanbul ne sarebbe la capitale”.
Città cosmopolita, capitale degli imperi, da quello romano, bizantino, latino e ottomano.
Istanbul  adagiata sulle sponde del Bosforo, lo stretto che  collega il mar nero al mar di Marmara.
 Istanbul una città su due continenti, Europa e Asia, il punto d’incontro di scontro e di fusione di culture millenarie.  
A Istanbul non c’era mai stato, una solo volta ma l’avevo solo attraversata rapidamente,  in questi dieci giorni di attesa siamo stati in giro, così senza meta senza guida, spostandoci a caso, seguendo chessoio la linea del tram o il venditore ambulante di “simit”, un pane fatto a forma di ciambella con semi di sesamo, o l’odore di olio d’oliva, di quello buono, che viene da un piccolo viottolo di porfido…umm quanto tempo che non lo sentivo.. e devo dire che Istanbul sa farsi innamorare.
Che dite…no, non mi hanno assunto come guida turista, e va bè, torniamo al nostro viaggio.
Sono le 23, siamo arrivati all’aeroporto di Istanbul, fuori è notte piove e fa freddo.  

Ci beviamo un Cay, un tè, in uno dei locali ancora aperti  e ci accorgiamo subito dal prezzo che siamo arrivati in Europa. Poi aspettiamo, shizu dormendo e io quasi, l’arrivo dell’alba su una riga di scomode poltroncine.


La fermata dell’autobus è di fronte all’uscita, dall’altra parte della strada. Ci sono quelli di una compagnia privata che vanno diretti al centro, in Piazza Taksim, e poi quelli pubblici di linea che fanno tutte le fermate e costano anche meno. Noi naturalmente abbiamo scelto questo.
Qualche fermata dopo l’autobus è quasi pieno di pendolari e studenti che vanno in centro.
Poco dopo un forte rumore, a parer mio confermato poi dall’autista una cinghia rotta, lo fa fermare in mezzo alla strada. L’autista parla con la radio e dieci minuti dopo arriva un secondo autobus, trasbordiamo e possiamo continuare il nostro  viaggio.
Noi decidiamo di scendere alla fermata di Kadikoy da dove si può prendere un traghetto per Eminonu .Ci piaceva l’idea di entrare in Istanbul dal mare, ma la brutta e fredda giornata  ci ha negato questo romantico ingresso, siamo rimasti infreddoliti seduti dentro al traghetto.
Una volta a terra chiedo informazioni su come raggiungere la guesthouse che il nostro amico Maurizio ci ha consigliato. Non è troppo distante e anche se piove decidiamo di raggiungerla a piedi, noi tanto non abbiamo impicci, si viaggia leggeri.
Arriviamo alla guesthouse, posto tranquillo ma senza atmosfera, non si può cucinare prima delle 10 la mattina, questo non si tocca, quello bisogna pagarlo…resistiamo solo 2 notti, poi ci trasferiamo dall’altra parte del ponte di Galata. Abbiamo trovato una piccola guesthouse veramente carina, ci sono anche 4 gatti e per gli artisti il soggiorno è gratis, e c’è anche la colazione gratis, per tutti, e cosa sorprendente costa ancora meno.

Ieri è finalmente arrivata la moto. Io odio spedire la moto e ancor di più odio andarla a ritirare, non sai mai quanto alla fine andrai a spendere.
La dogana, come tutte le dogane del mondo è un casino e riuscire a districarsi nella marea di incomprensibili documenti è impresa difficile, direi impossibile, senza un aiuto locale.
Noi abbiamo trovato due ragazzi che si sono offerti di aiutarci, ho anche rimediato un giubbotto nuovo. Uno dei due ragazzi è motociclista e si è accorto immediatamente delle condizioni del mio vecchio giubbotto, uno straccetto con solo mezza zip funzionante e privo di imbottitura, quindi mi dice che sarebbe felice di darmi un suo giubbotto come regalo di benvenuto,.Specifica che non è nuovo, ma che è ancora in buone condizioni.
Io sono contentissimo, finalmente ho un giubbotto della mia misura, caldo e con le cerniere funzionanti, ottimo regalo sotto l’albero.  
Erano le 11 quando abbiamo iniziato la lunga maratona e solo alle 7 di sera con il buio siamo riusciti a mettere in moto la poderosa, ma senza l’aiuto dei nostri nuovi amici non ce l’avremmo fatta.
 Che freddo, arriviamo alla pensione congelati, è stato facile arrivare, abbiamo seguito uno dei tanti autobus per piazza taksim, noi abitiamo li vicino.


Domani si sistema la moto e poi on the road..

09 febbraio 2012

è arrivata la Poderosa

è arrivata ieri, ma ci siamo riuniti solo oggi, tutto sommato è stata una cosa veloce, complicata movimentata ma veloce.
La storia è lunga e come ho detto complicata, provo a riassumerla spero che alla fine si capisca.
 Cominciamo: 2 giorni 6 viaggi avanti e indietro dal porto, ufficio dogana, al deposito dello spedizioniere, la Perkins Shipping, 18 kilometri, camminando sotto il sole in mezzo al traffico nella polvere, ogni volta una persona diversa, ogni volta ripetere le stesse cose… “il carnet, dov’è il carnet…pausa pranzo ripassate dopo” io non ho il carnet, il carnet non serve..  ho ripetuto all’infinito.
Lo spedizioniere che non vuole rilasciarmi la fattura perché non ho il carnet, la dogana che vuole la fattura e il carnet.  
Mi conoscete, io sono un tipo tranquillo o quasi, per un po’ sono stato buono e sono andato tranquillamente da una parte all’altra, diciamo che mi sono fatto shakerare per bene, ma adesso sono un po’ stanco e la pressione è alta.
Siamo nell’ufficio dello spedizioniere:  -James, così chiama, la spedizione l’ho pagata, ho pagato anche questa incomprensibile tassa di 45 dollari che mi hai chiesto, ora dammi la mia fattura che con la dogana me la vedo io. Il tipo mi guarda perplesso, ascolta Mr. James  il tuo lavoro è finito, con te siamo apposto vero… non ti preoccupare, la moto è mia.-
 James si volta e fa un cenno alla ragazza di stampare i documenti per lo sdoganamento, grazie James.
Esco, dietro la baracca ufficio c’è il container ufficio dogana. Entro, il signore che ci accoglie non è per niente simpatico, non ricambia il nostro saluto, con un cenno ci fa segno di accomodarci e solo mi chiede il carnet, io non ho il carnet, -no good no good, il carnet senza non si può fare niente..- con calma mi alzo poggio le mani sul tavolo  mi chino verso di lui scandendo bene le parole gli ripeto io non ho il carnet perché a Timor Est non serve il carnet… andiamo avanti così con io che mi alzo e mi siedo per una buona mezz’ora e il tipo con la solita cantilena..il carnet..il carnet.
In questo container si sono succeduti 4 funzionari ma… sempre lo stesso disco.
Non sapevo più cosa fare, ma di una cosa ero ormai sicuro, nessuno di loro sapeva esattamente di che cosa si stava parlando.
Qua devo inventarmi qualcosa, la moto è laggiù, potevo vederla dalla finestrella del container ufficio dogana e questi non me la vogliono dare. Dopo un’ora che parlo con il per niente simpatico, senza per altro cavar un ragno dal buco,  questo non sapendo cosa fare molla la patata bollente a un suo collega e se ne va.  Ufffi… di nuovo la stessa storia, -il carnet- non c’è l’ho…-perchéma  non si può, male male, …ci vuole questo documento, tutto il mondo vuole il  carnet per importare i veicoli- …  Ok mauri cerca bene le parole, devi impressionarlo,  qui comincio a dire un sacco di cose, alcune vere altre diciamo un pochino tirate per i capelli e altre ancora.. e oh gente altre fantasia, genialità allo stato puro.
Signori a me non importa, ecco qua, mostrandogli la fotocopia del carnet con il timbro di entrata e uscita dall’Australia, l’Australia è membro della federazione internazionale automobilistica, e gli indico la sigla sulla fotocopia della copertina del carnet,  e io avevo il carnet, sono uscito dall’Australia ho spedito il carnet in europa in italia, e gli mostro la ricevuta della DHL con la quale ho spedito il carnet a mia sorella,  Timor non fa parte della federazione internazionale, scusatemi ma il carnet qua non serve, non ve lo posso far firmare, è un documento internazionale, la legge è legge, se no non lo spedivo indietro.
Racconto dei paesi attraversarti e che non tutti richiedono il carnet, ripeto ancora dell’importanza del carnet, e che secondo una legge internazionale solo i membri dell’associazione sono autorizzati a timbrare questo documento, e lui mi fa..- ma in Indonesia-, quando entrerò in Indonesia gli do il carnet, l’Indonesia è membro dell’associazione, ma Timor ancora no.
Lui ci chiede di telefonare al suo capo, giù al porto in dogana, - io, io non ho il telefono, poi è il tuo capo, parlagli tu-.  Esce, 5 minuti rientra, era andato a comprare un voucher di ricarica cellulare da 7 dollari, qua le ricariche le vendono per strada.  Telefona..ci dice che il boss è all’ambasciata americana per un corso di aggiornamento... e allora, il vice dov’è, sei tu, -forse-, forse che cosa vuol dire,  non mi è mai piaciuta questa parola.
Per farmi capire meglio alzo una mano, con l’altra  indico qui il boss e sotto… tu dove sei, sei qua, allora sei il vice, ok fai quello che devi fare, le cose stanno così,  gli ricordo che mia moglie ha parlato con l’ambasciata Giapponese qui in Dili, omettendo che di tutte altre cose shizu aveva parlato, poi lancio con disinvolta eleganza, come faceva James con il capello quando entrava nell’ufficio di Monepenny,  i miei occhiali sul tavolo sopra ai documenti, accavallo le gambe mi siedo di  traverso con le braccia conserte come fossi offeso, giro leggermente la testa e annuendo gli dico…telefona telefona alla mia ambasciata, quella italiana a Jakarta loro lo sanno, tanto so che non lo farà mai. Shizu che fino a quel momento non aveva detto una sola parola si alza e colpendo ripetutamente con la mano la fotocopia del carnet sul tavolo ripete...telefona telefona qua.. Timor non è membro della federazione, guarda home page.!!
Il tipo è visibilmente scosso, rigira freneticamente il telefonino fra le mani, non sa che fare, il boss non c’è e io lo insignito col titolo di vice, ha sul viso una smorfia di sorriso, sicuramente pensa oggi era meglio stare a casa, mi chiede  -posso tenere le fotocopie-,  ma certo, te ne faccio altre se vuoi,  poi ci chiede scusa e dice  -puoi andare a prendere la moto-, recuperiamo le nostre cose usciamo e il tipo ancora si scusa, mi volto alzo il pollice non c’è problema non c’è problema grazie ci vediamo.
Sono 47  i passi che ci separano dalla moto, uno scaricatore mi dice è veramente pesante ma come fai. 
Il doganiere, quello che se ne era andato, l’antipatico,  firma dei fogli, ne consegna due allo scaricatore uno a me uno se lo tiene e dice –ok  puoi prenderla-. Ok?!! Ok posso portarla via?!!..e non controllate niente, ne il numero di targa ne quello del telaio, o almeno  il mio passaporto per sapere se io sono proprio io, e non aprite neppure le valige..!!?? però volevate mettere il vostro timbro sul carnet!!??
Sono perplesso, ma metto la chiave giro il quadro pigio l’interruttore…fantastico, è lei, potente come sempre, adoro questo suono, è musica ragazzi.
Salgo e porto la moto fuori dal cortile, in strada,  parcheggio e andiamo a salutare James, l’altro lo spedizioniere, che con una faccia da rintronato sorpreso di vederci con la moto ci augura buon viaggio, ancora non ha capito cosa è successo.
Shizu pensa che con le mie storie li ho - impressionati – no no,  lei dice spaventati e hanno preferito mandarci via.
Un'altra storia finita bene e adesso l’avventura continua.
A dimenticavo, la Poderosa è arrivata in perfette condizioni, tutto al suo posto, non mancava niente.



23 gennaio 2012

poderosa ciao ciao


Una pioggia incessante ci ha tenuto compagnia per tutta la notte, dentro la tenda non pioveva, ma noi eravamo zuppi ugualmente, un caldo, umidità alle stelle. Sembra farlo apposta,  durante il giorno tira sempre un bel venticello, la notte… la notte niente, dorme pure lui, mah!
Prima dell’alba come sempre smette di piovere, appena comincia a far chiaro esco, la tenda è bagnata, ma non importa, sono ancora le 6 e abbiamo tutto il tempo per farla asciugare.
Colazione, impacchettiamo tutto carichiamo la poderosa, un ultimo sguardo per controllare di non dimenticare niente, spazzatura compresa, perché bisogna sempre lasciare il campo in ordine e pulito, poi via all’ufficio della dogana per il timbro di uscita sul carnet.

Alla dogana incontriamo un simpatico giovane agente, che rapidamente controlla moto e carnet, 3 minuti, tutto ok, buon viaggio e guida con prudenza.


Ora al porto, misurazione e peso, io preferisco sempre spedire la moto senza cassa, non è molto sicuro, la scorsa volta, vi ricordate,  ci hanno aperto le valige e derubato, ma sicuramente è il modo più pratico e veloce, non smonto niente non devo togliere il carburante, non ho una cassa da cercare e non ho una cassa da smaltire all’arrivo, scendo consegno la moto che poi qualcuno spingerà a bordo,  se quando la riprendo mancherà qualcosa…vabbè, non fa niente, penso che magari gli serve di più a loro, e il viaggio continua la vita continua.

 Siamo a piedi, Darwin no è grande, in 10 minuti siamo al centro, nella mitchell street, strada piena di bar e ostelli dai prezzi più o meno simili.

E ora quale scegliamo…questo no, questo forse, oh… questo questo, dai prendiamo questo!! Perché tanto entusiasmo…vi spiego, io lo sapete sono un barbaro, quindi l’ultima parola quando capita di dover scegliere un ostello spetta a shizu.
Shizu ha un suo criterio di valutazione, primo la pulizia e questo è pulito, in più c'è la colazione free, oh bene il punteggio sale, ma quello che ha fatto sobbalzare di gioia e sgranare gli occhi alla piccola giapponesina...ascoltate bene...lavanderia gratis 24 open e c'è anche l'asciugatrice!!!  
Ecco fatto, lei è contenta e io in "castigo", seduto sul letto avvolto in un lenzuolo ad aspettare che mi porti almeno le mutande.


13 marzo 2011

siamo stati derubati

In questi 13 giorni ho avuto un intensissimo scambio di e-mail con 3 differenti compagnie che si occupavano di sbarcare e controllare la moto.
Alla fine dopo tutta questa corrispondenza, nell’ultima mail, quella di giovedì, mi dicono che non hanno potuto fare il controllo dogana perchè i bauli della mia moto sono chiusi, di fargli avere le chiavi al più presto, e mi inviano anche la nota di pagamento intimandomi di pagare immediatamente.
Io non rispondo a questa mail, ma mi reco immediatamente presso l’ufficio della Cargoclear, la ditta che si occupa dello sdoganamento e del controllo quarantena.
15 km di treno, un paio in bus e 1,5 km a piedi.
 Parlo col responsabile e gli dico che le chiavi come ho fatto in Giappone non le do a nessuno e come ho fatto in Giappone voglio essere presente all’ispezione doganale, e che pagherò dopo che ho visto la moto. Tutte  queste mie premure come vedremo non sono servite a niente.
Il tipo, il sig. Stewe Byle fa un giro di telefonate e poi mi dice di ritornare all’una che ha fissato un appuntamento con la dogana per l’una e trenta.
Sono le 11, assieme a Shizuyo vago per due ore in questa zona industriale, non c’è nulla, fortuna che c’è una pensilina di autobus dove possiamo mangiare all’ombra i sandwich che ci siamo portati, immaginando che la cosa sarebbe stata lunga.
All’una ritorniamo alla Cargoclear,  la vediamo arrivare, è lei maestosa come sempre, è sul pianale di un camion ma sembra su un  trono, bellissima,  devo dire è stata un emozione, sarà sciocco ma è davvero stato cosi anche per Shizuyo.



Subito scattano le foto, una e trenta precisi, arrivano i controllori, ci fanno indossare il gile d’ordinanza e possiamo entrare, apro le valige e gia noto qualcosa di strano, i lucchetti sono durissimi, non si aprono, poi.. dai e dai alla fine si aprono, penso la salsedine, 20 giorni fermi, normale, un pò d’olio e tornano nuovi. Ma non sarà cosi.
Il controllo 3 minuti, che ci  costano 400 dollari è una grandissima stronzata, non controllano assolutamente niente, solo un modo per fregare soldi.
Is ok- dicono,  va tutto bene.
ora  dobbiamo aspettare domani, andare in banca e pagare, dovevano essere 900 dollari, ma sono stranamente lievitati a 1330, il perchè non mi e dato sapere, ma non ci si può fare niente, il businees è il loro.

La mattina, dopo aver fatto il bonifico gli faxo la ricevuta, (4 dollari, un altro furto) dicendogli che sarei andato a ritirare la moto, e di farmi sapere se era tutto sistemato, la risposta arrivatami con e-mail è stata, tutto sistemato siamo contenti grazie per aver utilizzato i nostri servizi, cordiali saluti.
Avrei dovuto immaginarlo, questo tutto sistemato mi suonava un poco strano, ma non avrebbe fatto alcuna differenza…

Altro treno altro bus e ancora a piedi, ed eccoci, mi consegnano i documenti, il prezioso Carnert, lo controllo:  è apposto, gli richiedo se è tutto, e mi dicono che così non posso circolare, devo fare la registrazione e l’assicurazione, tutto questo in un altro ufficio, dove hanno preso un appuntamento per me.
E allora andiamo, mi faccio stampare una mappa che come sempre non riusciamo a seguire, che caos, qua le strade sono davvero tante, e dopo un paio di queste percorse sia in un senso che nell’altro ci troviamo non sappiamo come proprio davanti l’ufficio. Qua vogliono altri 137 dollari, non mi interessa sapere niente, pago ee...voglio solo andarmene.


Troppo bello, viaggiare ancora con la poderosa, ci mancava davvero.
Arrivati all’ostello parcheggiamo davanti alla finestra della nostra stanza, di nuovo insieme, yeah.



Come direbbe un noto personaggio- e che ci azzecca - il titolo del post…ora se avete un po’ di pazienza vi spiego:
La mattina ci svegliamo contenti di riavere con noi la poderosa, dopo colazione decidiamo di prepararla, organizzare le valige, la tenda, insomma al solito, dare una sistemata  apriamo le valige e …ma dov’è… ehi ma mancano le mie scarpe, anche il caricabatteria dell’iterphon f3, e anche la macchina fotografica, il telefonino e il caricabatteria della videocamera,  il quaderno con tutti i contatti,  tutto il materiale per i bijoux e anche la lampada e le seggioline da camping e poi, e che caspiterina, ora…ora capisco il perchè dei lucchetti.
 Poi a un controllo attento mi accorgo che sono stati forzati e che ora si aprono semplicemente tirandoli, senza chiave. 
Al magazzino della Cargoclear al controllo dogana non ci avevo fatto caso perchè come ho detto è durato quasi 3 minuti e non hanno aperto niente. 
E va bene, è toccato anche a noi, sapete avevo letto di altri viaggiatori e a tutti su questa nave è stato rubato qualcosa, per questo che avevo chiuso le valige con 4 lucchetti e non ho lasciato le chiavi e tutto il resto, ma… sappiamo com’è  andata.  
Non è per il valore è che ora siamo al buio e anche in silenzio, il nostro interphon f3 ha bisogno del caricabatteria, speriamo di trovarlo, sarebbe bello riceverne un altro.
E poi tutto il materiale per fare bijoux, questo ci dispiace davvero.
Questa è la vita, noi stiamo bene comunque, e poi chi se ne frega siamo di nuovo assieme e pronti per nuove avventure, per nuove sfide.