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oggi è un bel giorno per morire

08 aprile 2011

il lago che non c'è....

Ieri poco dopo  Wentworth siamo entrati nello stato del Vittoria, il paesaggio è cambiato, tanti  frutteti  vigneti e campi di verdura,  colori autunnali, molto bello.
Come ho scritto,  abbiamo dormito accanto a un campo di mandarini, a Colignan,  però oggi  siamo dovuti ritornare sulla strada principale, la A79, era un continuo trovare strade chiuse.
Noi volevamo scendere a sud con strade secondarie e campeggiare vicino a i tanti laghi, ma non è stato possibile, per ora.
Comunque da Colignan dopo vari tentativi troviamo 20 km di strada sterrata che ci portano purtroppo sull’asfaltata A79… beh, ci siamo divertiti, poco ma meglio accontentarsi.


Arriviamo a Ouyen, poi a Hopetoun, la nostra strada va a sud, vedo un’indicazione, Lake Albacutya 36 km, tiro dritto, poi dopo un paio di km rallento e domando a Shizuyo cercando di convincerla, …non è distante e poi è ancora presto…, se vuole andare a vedere il lago.

Ho la sua approvazione, si torna indietro: 40 km di sterrato divertente, fatto in tranquillità gustandoci il panorama.
 Arriviamo, almeno così dice il cartello, ma del lago nemmeno l’ombra.
 Proviamo questa strada indica Western Beach...10 minuti eehh…oohh attenzione, la sabbia c’è ed è tanta, tanta che Shizuyo deve scendere e aiutarmi nella manovra di disimpegno, ma del lago ancora niente.
Torniamo un pò indietro, dove avevamo visto i bagni  le docce e il grande serbatoio dell’acqua, li ho visto anche un pannello informativo.
Questo è uno strano lago davvero, Lake Albacutya.. il lago che non c’è, va e viene, ora è… e-v-a-p-o-r-a-t-o.
Il posto è bello, ci accampiamo vicino lo scivolo per la barche e Shizuyo non perde l’occasione come trova un pò d’acqua di lavare, ha una vera passione, oppure la paranoia dello sporco, chissà.








Sabato 9 Aprile
Notte fantastica, poche zanzare, ma tanto ormai Shizuyo è stata marchiata su tutto il corpo. La mattina fatta colazione e caricata la poderosa vogliamo andare a vedere quanta acqua c’è in questo lago, via giù lungo lo scivolo fino dentro al lago, uno, due, tre kilometri, dovremmo quasi essere al centro di questo lago, ma dell’acqua niente, il terreno spaccato, secco.
 Incredibile, 55km quadrati, 8 metri di profondità, non so quanti milioni di litri d’acqua e ora è secco.
Ci fermiamo alcuni minuti, viaggiamo con lo sguardo a360 gradi, lo immaginiamo colmo d’acqua…dai dai andiamo, non si sa mai …
l'alba sul lago che non c'è
verso il centro

















Passiamo a Rainbow a fare rifornimento e via verso Dimboola, ma appena fuori il paese, strada chiusa.
Ritorno indietro e  chiedo al benzinaio come mai e se si può tentare di passare, il tipo dice flood, innondato, impossibile passare, è da dicembre che è chiusa, l’acqua alta cosi e porta la mano a un buon metro e mezzo.
Dico: ma cosa stai a dire, scusa stanotte abbiamo dormito dentro al lago, è asciutto.
Lui ride, si si asciutto, l’acqua adesso è qui, poi aggiunge qualcosa che non capisco e mi fa vedere una cartina con un altro percorso.
È una strada bianca ma dice che ora è asfaltata, fa il giro di un altro lago e ci porterà a Jeparit e poi a Dimboola.
Proviamo, la strada è interessante, hanno steso giusto una striscia di asfalto sulla terra, giusta giusta, tanto che quando incrociamo una macchina questa deve per forza spostarsi  di lato e finire con le ruote sulla terra.
Che strano, il lago senz’acqua e a pochi km la strada allagata da tre mesi.










Arriviamo a Horsham sotto l’acqua, è una città abbastanza grande, ci fermiamo a fare la spesa in un centro commerciale e incontriamo Philip Nicks, un motociclista, lui ha girato l’Australia con la sua moto, un Harley.

Ci chiede dove andiamo, gli spiego la nostra idea, lasciare la strada principale e scendere nel Grampians National Park, Wartook, Halls Gap e poi giù, verso Dunkeld  e da lì raggiungere Port Fairy,  sempre su strade secondarie.

Dice gran bel giro, bei posti, ma non so se troverete le strade aperte, poi questa settimana  fa freddo.  Scambio di email e buon viaggio, indossiamo le tute impermeabili e andiamo.
Percorriamo questa  strada di montagna, asfaltata ma con delle belle curve, divertente anche se sta piovendo e la temperatura sfiora i 10 gradi.
Dopo aver passato Wartook sulla strada che porta a Halls Gap  un bel cartello indica strada chiusa,  si cambia rotta,  torniamo indietro qualche km e prendiamo un’altra strada, ma poco dopo chiusa anche questa e ancora questa e questa.
Piove, arrivati ad un bivio un cartello indica Roses Gap, il nome ci piace e poi dice che ci sono anche delle cascate, proviamo.

È l’una continua a piovere, la strada passa in mezzo alla foresta c’è umido e fa freddo, alle due decidiamo di cercare un posto per campeggiare.   Sulla strada incontriamo un ristorante abbandonato in vendita, ha una grande veranda con un bel tavolo corredato di panche, fermiamoci qua, e perfetto vero
Un caffè caldo, biscotti, poi controlliamo le foto sul compiuter e cerchiamo di capire dove siamo.

A un certo punto mentre stiamo cenando, una vera invasione di falene, grandi e anche abbastanza ripugnanti, che si scaraventano letteralmente su di noi, sul tavolo sul fuoco, che schifo, devo proprio dirlo, un casino, e non abbiamo ancora montato la tenda.
Non so se vi è mai capitato, a me mai, e vi assicuro che è da…non ci voglio pensare, poi la mattina un campo di battaglia decine di vittime agonizzanti…che schifo.
Ingoiamo rapidamente l’ultimo boccone e poi lasciato tutto cosi com’è cerchiamo di montare la tenda, e  rapidamente ci entriamo, che serata.

Domenica 10     ...la cascata...come il lago...
Pioverà per tutta la notte,  la mattina continua, però  sembra rimettersi sul bello, ieri abbiamo tirato fuori le felpe, qua fa freddo, oggi 15 gradi..
 Sembra uscire il sole, via andiamo a cercare le cascate, ecco il cartello, parcheggio, bisogna proseguire a piedi, camminiamo un kilometro dentro la foresta, ma di acqua non ne vediamo e nemmeno ne sentiamo il suono.






Comincia anche una pioggerellina fina fina, Shizu non ne può più, - torniamo indietro, le cascate sono come il lago-  senti, faccio io, è più di mezz’ora che cammino, almeno voglio vedere com’è.
Ancora 10 minuti,  poi passato un ponticello in legno eccole, maestose imponenti…e che cavolo, ma queste sono come il lago…l’acqua dov’è?
Anche loro come il lago asciutte, e come successo per il lago, tutto intorno strade chiuse per allagamento, scattiamo un paio di foto comunque e sulla via del ritorno immortaliamo anche due tranquillissimi canguri .
Andiamo verso Halls  Gap, ma di nuovo strada chiusa, allagata.









Cerchiamo un'altra strada, un paio di tentativi andati male poi imbrocchiamo quella giusta.
Halls Gap è un posto di montagna super turistico, freddo, e come accoglienza la polizia sulla strada ferma tutti e gli fa il controllo alcolemico, anche a noi.
Da qui vogliamo arrivare a Dunkeld, 70 km, ma la strada è ancora chiusa, non faccio caso al cartello e dico proviamo, poco dopo se il primo cartello non era chiaro adesso lo è, hanno messo un cancello con lucchetto e alcuni massi per evitare che qualche finto analfabeta come me passi di straforo, torniamo indietro, altra strada.









Arriviamo sotto la pioggia a Tarrington e mettiamo la tenda in un parco sotto una veranda, ma il vento e la pioggia sono fortissimi,  speriamo bene.


Lunedì 11 
Il fortissimo vento la notte mi ha costretto a uscire, staccare le valige dalla moto e sistemarle a un lato della tenda, praticamente proprio sopra, difatti dentro eravamo, non è per fare una battuta, accampati.
 Chiaramente abbiamo tutto bagnato,  non c’è il sole e non sappiamo cosa fare, Shizu dice di fermarci ancora qua, secondo me le dico siamo bagnati, qua non ci asciughiamo, tanto vale andare avanti, magari incontriamo un posto più protetto dove ci possiamo sistemare, si convince e dopo messa la tuta impermeabile  si và.

Percorriamo una strada tra boschi di alberi, senza alcuna personalità, tutti belli dritti, in fila precisi come tanti soldatini, pronti per essere tagliati, chissà se loro conoscono la loro fine.


Poi dopo 89 km arriviamo a Dartmoor, il paese dei grandi alberi, così l’abbiamo ribattezzata.
Che spettacolo, alberi grandissimi.
 Dartmoor è, lo definirei un borgo, carino, grandi prati con l'erba tagliata verde verde, un piccolo General Store dove non c'è niente ed è mischiato con tutto, sullo scaffale tra i biscotti e le scatolette di tonno trova posto un raccordo idraulico da mezzo pollice, pinze cinghie per auto, pacco di riso, colla, pennello, farina,  tre barattoli di marmellata, trementina, chiodi zincati, umhh...non ne ho idea ma penso non sia commestibile, c'è anche il frigo dei gelati con 5 e dico 5 cremini, 2 li abbiamo comprati, pagati il doppio.
Un  grande parco dove si può fare barbecoa e poco  piu in giù tutto un bosco, con un fiume, ben curato dove è possibile fare camping free.
Noi abbiamo scelto il piccolo parco perchè ci sono due grandi gazebo in legno con tavolo panche e corrente elettrica, la notte monteremo la tenda al centro del gazebo, al riparo dalle intemperie, niente insetti, posto perfetto, a 50 metri ci sono anche splendidi e pulitissimi bagni, nuovi nuovi, con la doccia, ma fredda veramente ghiacciata.
Ci mettiamo indumenti asciutti, prepariamo il solito caffè caldo, scarichiamo le foto sul pc e ci rilassiamo.
Non possiamo fare granché, continua a piovere a singhiozzo, c’è un buon collegamento e allora navighiamo un po’ e ne approfittiamo per rispondere alle email e aggiornare il blog.
La sera cena in tranquillità, senza insetti volanti, con spaghetti aglio olio e peperoncino, a Shizuyo è un periodo che gli piacciono molto.
Per poterli cucinare, sono costretto a fare una cosa orribile, spezzarli in due, la nostra pentola è piccolina, ma sono buoni ugualmente.











Martedì 12 
mattina nuvolosa, facciamo colazione un po’ svogliati, così sperando che se non gli diamo importanza magari  esce il sole, sistemiamo il carico sulla moto e aspettiamo, forse…no no,  sembra di no, ha ripreso a piovigginare, lo fa a intervalli di 10 minuti, che palle.
Non se ne può più, dai andiamo, magari sulla costa troviamo il sole.
Felpa giacca di jeans gilet di piumino giacca da moto guanti e pantaloni impermeabili, dopo 85 km appena passato Mount Gambier, stiamo andando a nord verso Adelaide, esce un po’ di sole, proseguiamo verso Millicent dove pranziamo il solito, pane sardine e formaggio, e un caffè caldo preparato la mattina.
Prendiamo la strada della costa certamente più interessante che questo dritto nastro di asfalto.


Lasciamo spesso la strada per avventurarci in qualche piccola stradina laterale che porta sulle spiagge, è bellissimo,  ci fermiamo abbastanza presto, montiamo il campo a Coorong, c’è il sole e così possiamo far asciugare la tenda i materassini e i sacchi che sono ancora umidi.





Mercoledì 13 
mattina di sole finalmente, controllo olio alla poderosa, tutto ok, andiamo.
Faremo tutta la costa nel Coorong National Park, che posto incantevole, pellicani cigni neri, e tante altre specie di uccelli, vogliamo arrivare ad Adelaide passando tutto dentro a questo parco, entrando da sud, passando per la città di Goolwa, ma a un certo punto la strada è chiusa, non c’è permesso entrare, non fa niente, passiamo la giornata sperimentando nuove strade, alcune sono davvero difficili, la solita sabbia, ma ormai lo sappiamo e andiamo con estrema attenzione.
Facciamo foto e ci godiamo il posto, siamo solo noi e la natura, qua  in mezzo al niente…, come direbbero in molti,  ma noi preferiamo dire qua in mezzo al tutto non abbiamo bisogno di niente.
Anche oggi ci fermiamo prestissimo, siamo in riva al mare anche se questo viene chiamato Lake, davanti a noi  al di là della lingua di mare una striscia di dune di sabbia ci impedisce di vedere l’oceano, ma ne sentiamo comunque l’odore, e poi la vista che ci dà ci fa sognare.
Oggi non abbiamo voglia di modernità, ci colleghiamo giusto il tempo di cercare un indirizzo di Adelaide e poi stacchiamo tutto,  passeggiamo accompagnati da un venticello teso, ma non freddissimo.
Aspettiamo il tramonto e ceniamo, sempre in compagnia del vento, utile in questo caso per mandare via eventuali zanzare.







Giovedì 14    arriviamo ad Adelaide
sveglia come sempre alle 6, per me, esco e il cielo è nuvoloso, ma sono quelle nuvole che come vedono il sole non so come ma scompaiono, tanto per rimanere in tema, si nebulizzano.
Dopo esce Shizuyo, stamattina non parliamo, ho già preparato la colazione, pane caldo caffè e miele, mangiamo e poi rimaniamo ancora dieci buoni minuti in silenzio a guardare una coppia di cigni neri che si lascia trasportare dalla corrente.
Non c’è un filo di vento e ora il sole comincia a riscaldare, -dai Shizu prepariamo, non c’è umidità, la tenda è asciutta, smontiamo dai, …sveglia amore mio, su…che oggi proviamo altre strade-…no e, non voglio cadere, ok .  - D’accordo, tranquilla andiamo piano-.
Scorrazziamo ancora qualche ora in questo parco, visitiamo anche un villaggio aborigeno, chiamiamola riserva, è più appropriato, magari un giorno parleremo di questa situazione.
Attraversino anche 120 metri di mare con una chiatta, tirata da funi, questa ovviamente motorizzata, ma praticamente uguale a quelle che si vedono nei film di John Wayne



 Arriviamo a Tailem Bend, ci rimangono 30 km per Adelaide, ma non ho nessuna intenzione di farli con la superstrada o Highways  come si chiama qua-
 nessuno sa darci indicazioni esatte, c’è  chi dice di non ricordarsi, ormai si prende solo la super strada, chi non conosce l’esistenza di altre strade, poi alla fine non so dove un meccanico in un piccolo centro, dopo che gli spiego che non voglio fare la noiossissima superstrada, mi dice vuoi le curve aspetta, va in ufficio e ne esce dopo poco con una bellissima mappa, e dice spiegandomi il percorso, questa è tutta curve, molto divertente con la moto. 
La strada è bella davvero, e il suo disegno preciso, non sbagliamo niente, abbiamo anche il tempo di fermarci a mangiare un paio di grappoli di uva, buonissima dirà Shizuyo.
Arriviamo ad Adelaide, subito già prima di entrare vedendola dall’alto ne ho una buona impressione, la città non è grande, e non ci sono grattacieli o alti palazzi a coprire il panorama, è tranquilla, luminosa, non turistica, mi piace.








Troviamo facilmente l’ostello, dove ci fermeremo per riposare e per andare nei vari uffici, all’immigrazione per il nostro visto e all’ufficio AAA, il corrispettivo dell’ACI,  per quello che riguarda la poderosa.
Mentre sto facendo una delle mie solite manovre all’italiana, ovvero inversione a U dove non si potrebbe, vedo dallo specchietto che c’è una macchina della polizia dietro, che fare.??!!, sono in mezzo alla strada,faccio finta di niente e continuo la mia manovra…? ..nicchio, poi mi volto e con un grande sorriso indicandomi gli dico, al poliziotto nella macchina, cerchi meee???
Il poliziotto sorride e mi fa cenno di indietreggiare e accostare,  intanto io sto pensando ad una strategia, accosto scendo e mi si avvicina il poliziotto, buttiamola sul comico, metto su uno spettacolino e con una faccia stupida e stupita guardandomi in giro dico - there is a problem, c’è un problema?.
Il poliziotto mi chiede se parlo inglese, dico veramente poco poco, lui fa -da dove vieni-, italia dico, - vieni guarda-, e mi mostra la targa, non si vede niente, troppa terra e fango, ohh dico io ringraziandolo, e subito prendo uno straccetto e la targa ritorna nuova, poi portandomi la mano al petto continuo a ringraziarlo, -Shizu guarda avevamo la targa sporca e non si vedeva niente-, grazie veramente grazie, non me n’ero accorto-  continuo a ringraziarlo e nel mentre lo invito quasi a tornare alla macchina, spingendolo in maniera gentile e spostandomi con lui, non si sa mai che veda altre cose storte.  Risale in macchina, io faccio segno posso girare e lui ridendo insieme al suo collega non dice niente ma mi indica di andare dritto, e va via continuando a ridere e agitando la mano dice buon viaggio.

Aspetto che sparisca dalla vista poi faccio inversione, e che cavolo, l’ostello è dall’altro lato della strada davanti a me.


07 aprile 2011

con due sconosciuti navigando sulla sabbia del Darling River..


La mattina la signora della sera, quella del tortino di patate, passa a salutarci e ci porta no, non i biscotti che avevamo sognato ma due fatte di torta, fatta in casa…in camper.
 Una delizia, dice che le piace cucinare, poi ci salutano e partono, loro vanno a nord noi invece verso  sud.











Dopo Broken Hill, precisamente a Coombah  incontriamo un gruppo di 4 motociclisti Australiani, della Tasmania in giro nel sud Australia per 6 settimane.



Mentre faccio  rifornimento si avvicina uno dei 4, Adrian, due metri di  tedesco con  una faccia simpatica e un  sorriso sincero, 26 anni fa durante una vacanza si è innamorato,  non di una Australiana ma della Tasmania, e da allora vive in Australia, precisamente in Tasmania.
Immediatamente sento una buona onda , Adrian dopo le domande di routin, da dove venite… e la moto… dove andate… quanto tempo… ci chiede se vogliamo unirci a loro, precisamente a lui e John, gli altri due ragazzi finiscono il giro qua, tornano a casa, loro invece  ancora una settimana a scorazzare sul suolo sud australiano.
Vogliono anche loro andare al National Kinchega Park e campeggiare sulle rive del lago,  gli dico che ieri ero a Wilcannia a nord del parco e che ho trovato le strade chiuse, ma lui dice che da questa parte la situazione è tranquilla e che John ha una mappa dove ci sono segnate tutte le strade.
Mi  piacerebbe, ma io ho queste gomme stradali, e lui  -il terreno è duro, da questa parte non piove da giorni, ce la fai sicuramente-.

E allora proviamo, in fondo era propri lì che noi volevamo andare.
 Io e Shizuyo facciamo uno spuntino e come siamo pronti, salutiamo i due amici che tornano a casa e via andiamo, verso l’avventura.

John guida un potente BMW 1200GS e Adrian una Honda xr 650, che canta come un leone.


Dopo 75 km, io ho già collezionato 5 cadute, la strada è asciutta, niente fango maa… sabbia, tanta, tantissima soffice sabbia.
Se sopravvivi alla prima caduta, la prima caduta è sempre la più disastrosa, ma come dicevo se sia tu che la moto sopravvivete alla prima caduta le altre sono solo un lasciare cadere, un appoggiare.. per così dire, la moto a terra.
E anche per noi la prima è stata disastrosa, all’improvviso nel bel mezzo di un tratto duro che stavamo percorrendo a una buona velocità mi si piazzano davanti 50/60 metri della temutissima, per me in queste condizioni,  sofficissima sabbia,  do gas, provo a far galleggiare la moto, ma l’anteriore sbanda da un lato, controllo lo riprendo e ora sbanda dall’altro, entro in un canalone, scivolo di lato, scalo apro tutta la manetta la ruota pattina ma agguanta, uffii!! ce lo fatta, penso, supero il canalone, vedo la terra dura, ma ancora uno sbandamento dell’anteriore e arrivo tutto scomposto, perdo aderenza non ce la faccio a tenerla dritta, il manubrio mi sbanda, destra sinistra e ancora destra ee…controsterzo ee… poi non lo so nemmeno io, ma ci ritroviamo con una botta tremenda a terra, io e Shizuyo da una parte e la moto che fa un ribaltamento e cade di lato.
Corriamo rapidamente a tirarla su, non vogliamo perdere la preziosa benzina, noi stiamo bene,  Shizu un po’ spaventata, ma continua a chiedermi come sta la poderosa, probabilmente per non pensare alla sua paura.

La poderosa sta bene, la valigia si è aperta come le altre volte e si è piegata la staffa di sostegno, ma lo sapete, niente che con un buon martello non possa sistemare.

 La strada si fa sempre più dura, si fa per dire, io sempre più stanco, sabbia soffice, le nostre gomme affondano, l’anteriore non mantiene la traiettoria, le mie braccia non rispondono  e come ho detto mi ritrovo per ben 5 volte a terra.

John con la sua BMW lascia a terra delle tracce larghe come  copertoni automobilistici, e Adrian lo segue di potenza e leggerezza, certo per loro è più facile.
 Spesso mi aspettano e mi dispiace interrompergli il divertimento, ma loro dicono che no, non c’è nessun problema, anzi si scusano per aver sbagliato pronostico sulle condizioni della strada.









Jhon ci spiega come aggirare l'allagamento...
 Poi la strada si fa fangosa, anzi  si fa super fangosa, tanto che neanche John con la sua BMW riesce a procedere.
Ma vuole provarci ugualmente, scarichiamo completamente la moto e prova, ma niente, poche decine di metri, troppo fango, anche lui deve rinunciare.

E ora come torni indietro, niente paura, tutti e tre ci mettiamo a tirare la moto all’indietro, non è stato facilissimo ma ecco ora dovrebbe farcela.
Adrian controlla il terreno attorno, per trovare qualche passaggio, niente è tutto una palude, dobbiamo rinunciare e tornare sui nostri passi.
John tira fuori la mappa e dice che a 10 km c’è un’altra strada, anche questa porta a una diramazione che poi dovrebbe collegarsi alla strada che stavamo percorrendo, oltre il tratto fangoso.










Avanti signori in carrozza altro giro altro tentativo…ma la fortuna non è
dalla nostra, almeno per quel che riguarda la ricerca di un passaggio per il lago, la strada è un fiume di sabbia, si, proprio questa è la sensazione, si muove come fosse liquida, dobbiamo cercare di correre sui bordi dove a volte cresce un po’ di erba per avere l’illusione di qualcosa di più consistente, poi niente, è tutto un lago, ma non quello che stiamo cercando, la strada è chiusa, invasa dall'acqua.

Mi chiedono se ancora ce la faccio, sinceramente gli dico no, voi fate quello che pensate, noi ci accampiamo qua, poi domani  vediamo di ritornare indietro, non ne possiamo più, e una vocina piccina piccina, quella di Shizuyo aggiunge: qua va bene bene, fermiamoci.

Ma anche loro non è che siano freschi come rose e sono gia le 4, è tardi, così John dice di fare pochi km indietro dove aveva visto l’entrata di una fattoria e di chiedere li, per rifornirci di acqua e per informazioni su eventuali strade.
Andiamo, il posto è bello, una bella casa di campagna con un bellissimo prato all’inglese, un grande albero di fico da dove io staccherò 15 dolcissimi neri fichi e alberi di arance, ne ho prese 5, buonissime, e poi l’acqua piovana, ottima fresca.

Il fattore ci consiglia di andare a campeggiare in riva al fiume e ci da indicazioni su come arrivare in un posto a detta sua perfetto, inoltre ci dice niente strade per ora che portano al lago.
Un paio di km e arriviamo sulla sponda del fiume, apriamo le tende, John prepara un the, si parla e poi ceniamo.

John e Adrian sono simpatici, e non solo, sono veramente gentili, ci invitano ad andare in Tasmania, John ha una grande casa, dice è la vostra, quando volete.
Dopo la cena un altro the caldo e continuiamo a parlare, la serata non è fredda, si sta bene, ormai è buio, ognuno nella sua tenda a domani, buonanotte.

Giovedì 07 aprile
La mattina sveglia presto, almeno per me, preparo la colazione e aspetto Shizu, con calma anche Adrian e John si svegliano, alle 8 siamo tutti operativi, Adrian si avvicina alla moto e controlla la mia attrezzatura, gli elastici che utilizzo per fissare la borsa dietro sul bauletto sono un pò morbidi, lo so gli ho pagati un euro sono cinesi, a volte vola via tutto e allora ne stacca due dalla sua moto e me li regala, molto belli robusti e a sgancio rapido, loro hanno tutta l’attrezzatura professionale.

 John la notte in tenda ha studiato la sua cartina e crede di aver individuato un’altra via per il lago, mi chiedono se voglio tentare con loro, la voglia è tanta, guardo Shizuyo, capisco e dico no ragazzi, noi torniamo indietro, un’altra giornata come ieri è troppo pesante.

Ok  facciamo 35 km assieme poi noi al primo bivio noi proseguiamo a sinistra e voi andate a destra, poi dopo una ventina di km vi ritrovate dove ieri ci siamo fermati a riposare, vi ricordate, cosi mi dice John, si certo mi ricordo faccio io, e allora andiamo.
Arriviamo al bivio, fuori i cavalletti e foto e scambio di email e indirizzi, raccomandazioni e ancora scuse da parte loro per non essere riusciti a portarci al lago, poi ciao ragazzi e  li guardiamo partire con un po’ di invidia, anche Shizuyo vorrebbe continuare, ma no, con queste ruote non si può.









Si torna indietro, 25 km di sterrato tranquillo e poi di nuovo sul noiosissimo nastro di asfalto.
Qualche  tentativo di sterrato, 10 km qui 20 la, tanto per non perdere il vizio, ma è un continuo tornare indietro, all’ennesima Road closed decidiamo di rimanere sull’asfalto.
Stanchi e un po’ scoglionati  per i continui cambiamenti di strada, oggi abbiamo fatto 351 km ma soltanto 150 sono serviti ad andare avanti, gli altri… spesi nei tanti tentativi.
Ci accampiamo presto, vicino alla strada sotto degli alberi, accanto a un frutteto che fa da contorno a un vigneto.
Prepariamo il campo con calma, un caffè e c’è un buon segnale wi-fi, così ne approfitto per parlare con mia figlia Maika, era un bel po’ che non la sentivo.



Gli alberi di mandarino sono qua davanti a me, sono carichi e 25 profumatissimi frutti finiscono in un sacchetto dentro le nostre valige, vitamina C, fa bene contro il freddo che si sta avvicinando.


02 aprile 2011

È una bella giornata, abbiamo tenda e vestiti  puliti, ci siamo fatti una doccia possiamo andare.

Percorriamo la statale verso Bourke, ad Augathella  ci fermiamo a fare rifornimento e aspettiamo che passi una burrasca, il tempo è di nuovo cambiato.
 Shizuyo, ancora un poco sconvolta dalla passata  esperienza, con questo tempo  non vuole fare fuoristrada, gli concederò un po’ di riposo, per ora, e mi sacrifico guidando su queste noiossissime strade.







Qua conosciamo Karisse, parla un poco d’ italiano, lo ha studiato quasi 20 anni fa al liceo a Brisbane, gli piace molto, ma ormai ha dimenticato, poi facciamo amicizia  con una coppia di bovari che il sabato, giorno  di festa  si riempiono la pancia con litri di birra, e noi gli abbiamo fatto compagnia, solo una birra, in due.
 La burrasca è passata, nella nostra direzione il cielo è sereno, andiamo, ci fermeremo a Wyandra, in un camping free, con acqua calda, docce bagno, luce, tavolo insomma posto perfetto, se non fosse per la grande quantità di animali volanti, falene, cavallette grilli, zanzare e non so che altri, tanto che ci costringono a entrare rapidamente in tenda, natura…avventura










Domenica 3 aprile
 giornata tranquilla, continuiamo sulla stessa strada verso Bourke, tentando qualche escursione fuoristrada ma con scarsi risultati, strade chiuse o veramente impraticabili, d’accordo, e allora vai, vai con l’asfalto.
Ci fermiamo presto, dopo aver percorso 378 km in una Rest Areas, c’è il tavolo e anche un grande serbatoio di acqua, non potabile ma utile per lavare.

Per cucinare è ancora presto, segnale internet assente così finalmente decido di smontare e controllare il dizionario elettronico di Shizuyo che era finito anche lui nel fiume.
Qualche contatto ossidato, un po’ di terra sotto i tasti, pulito sgrassato eeee…funziona, è tornato nuovo.


Mentre sono intento nel mio lavoro di “tecnico elettronico” viene a prendere acqua un signore.
 Simons, o qualcosa di simile, così si chiama, è in viaggio per l’Australia con la moglie su un  4x4 con carrello tenda al seguito, da un anno, ovvero da quando è andato in pensione.
Parliamo un po’, lui capisce subito che il nostro inglese non è dei migliori e ci aiuta molto cercando le parole adatte, è molto contento, dice che è rinato da quando si sono messi in viaggio, e anche loro preferiscono campeggiare così, dove capita, quando vedono un posto che gli ispira, fatto, li montano la loro tenda.



Lunedì 4 aprile
si continua verso sud, le strade sono uno scassa … noiosissime, lunghi nastri di asfalto, non capisco come possano divertirsi a percorrerle, ogni tanto allungo un po’, poco alla volta così tanto per…diciamo riabituarla, percorrendo qualche strada laterale, chiaramente off road, come nel caso di oggi, siamo entrati nel Gundabooka National Park.
Abbiamo visitato la roccia degli aborigeni, la Yapa Rock Art, posto interessante,  e da buon Italiano ho anche trovato il modo di entrare all’interno della caverna nonostante fosse chiusa e vietato l’ingresso, ma soprattutto sono riuscito a trascinare con me in questa cretinata…la ligia Shizuyo che spaventata continuava a dirmi andiamo via, andiamo via, solo per scattare un paio di foto.










Poi  una lunga camminata.
Di nuovo in sella verso Broken Hill, dopo 356 km, ci fermiamo a Manara, un’altra Rest Areas, simile a quella di ieri, anche oggi ci fermiamo presto, e anche qua niente internet, così provo a smontare la macchina fotografica digitale Samsung nuova nuova, finita nel fiume a Duaringa.
Riesco a disassemblare anche l’obbiettivo e a pulire bene le lenti,  ma quella esterna è graffiata, sicuramente il pietrisco del fiume.
Chiaramente è un gioco, qua sono in mezzo alla polvere, e non basta una soffiatina con la bocca, dovete sapere che un invisibile a occhi pulviscolo sul sensore apparirà un bel punto, poi anche la lente graffiata…ma proviamo, tanto per imparare qualcosa.











Martedì 5
notte tranquilla, esco dalla tenda appena si alza il sole, devo controllare ancora l’obbiettivo, ha qualche problema a scorrere, non si apre tutto.
 L’obbiettivo è composto da 7 anelli con tre incastri ciascuno, quindi una combinazione abbastanza complessa, ancora non riesco a farlo aprire tutto, ma il tempo non mi manca, proverò ancora. 
Anche a Shizuyo cominciano davvero a pesare queste strade, oggi mi ha detto:- come sarà passare per questa strada sterrata-, credo bene, non piove da giorni, quindi è terreno duro.
Arriviamo a Wilcannia per rifornire e quindi con l’approvazione di Shizu si cambia strada, tutto sterrato sino a Broken Hill, passeremo nel National Park Kinchela, costeggiando il fiume e poi campeggeremo sulle rive del lago.
Chiedo alla benzinaia dove posso caricare acqua, e anche l’indicazione per la strada che porta al lagho: ride… dice chiusa, flood, si, ma ce ne sono 2 strade, una su ogni riva, e lei, flood, all underwater, tutto sott’acqua, scusa è una settimana che non piove, ora sarà asciutta, ride  di nuovo, flood,  flood, all flooded, e mi fa vedere il bollettino.
 È la registrazione ogni 24 ore sulle condizioni della strade, sono tutte chiuse… e adesso non rimane che continuare con questa barbossima strada dritta.




E noi che gia ci avevamo già fatto la bocca a questi 160 km di fuoristrada, che sfortuna.
Arriviamo a Little Topar, facciamo rifornimento,  ci compriamo una birra diamo un’occhiata in giro e decidiamo di accamparci lì, ci sono due tavoli e l’acqua corrente.












La sera una coppia di turisti Australiani con il loro camper si sistema poco distante da noi, a un certo punto sentiamo un buonissimo odorino di cucina, chissà cosa staranno cucinando, non facciamo in tempo a fare delle ipotesi che dal camper esce la signora e ci porta due belle fette di un tortino di patate e erbette caldo caldo, fantastico.










Poi in tenda diciamo: chissà se domani ci porta i biscotti per colazione