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oggi è un bel giorno per morire

27 marzo 2011

Airlie Beach

 Tre giorni a casa di Luigi, ci porta un po’ in giro, intorno ad Airlie Beach, ora non ricordo i nomi delle località, ma posti incantevoli.















Siccome i nostri portatili  da una settimana hanno smesso di funzionare li portiamo a riparare, speriamo che riescano a sistemarli, questo tour Australiano  è iniziato all’insegna della sfiga.

Vi ha già detto che Luigi è un ottimo cuoco, i tre giorni passati a casa sua  sono stati piacevoli  anche per il palato,  pranzo e cena prelibatezze cucinate da lui, che nostalgia.

 Una giornata passata a guardare  i suoi album fotografici di viaggi fatti in moto e anche in fuoristrada 4x4.
Ci ha raccontato un sacco di storie e come ho scritto nel post precedente, ora capiamo dal suo sorriso che non ha ancora finito, ha in mente un nuovo viaggio, e allora non ci resta che aspettare e tenerci informati…










Avrete notato una certa differenza dalle foto del post precedente, quelle fatte con la video camera mezza resuscitata dal bagno nel fiume, queste sono di gran lunga migliori, vero.

No no, la nostra macchina fotografica non ha ripreso a funzionare e non ne abbiamo comprata una nuova, Luigi ha pensato bene di regalarci la sua Lumix DMC-LS80, lui è passato da poco a un livello superiore, una reflex digitale Panasonic, e siccome nel fiume avevo perso anche gli occhiali da sole, eccone un nuovo paio, ancora un regalo.
Grazie Luigi.

Siamo stati fortunati anche con i compiuter, li hanno riparati, dicono che si erano come ibernati, per proteggersi da qualche…non so... anomalia, così mi è parso di aver capito, ma l’importante è che sono ritornati a funzionare.




Adesso è arrivato il tempo di andare, grazie Luigi e Suzanne, ciao a presto, magari ci si rincontra proprio li, on the road.





Scendiamo verso sud, guidiamo sotto la pioggia per un bel tratto, ma è piacevole, almeno ci distrae dalla monotonia di queste strade dritte, ma a un certa punto a 15 km da Gender la moto singhiozza, strano, gia in riserva, giro il rubinetto e niente, continua a…  anzi, si lascia  proprio morire.
Accosto provo, il minimo con l’aria tirata lo tiene, ma come provo a dar gas muore.
Problema di benzina, forse carburatori sporchi o acqua, svito la vite di spurgo della vaschetta dei carburatori, come pensavo, acqua.
Ok, lascio scolare bene, chiudo, provo e…niente, come prima.
Mentre siamo li a bordo strada si ferma una ragazzo in macchina e chiede se ci serve aiuto,  chiedo se più avanti ce un’officina, mi serve aria compressa per soffiare i carburatori, dice no, solo una pompa di benzina  ma il compressore dell’aria sicuramente  c’è.
Il ragazzo telefona, non so a chi e neanche ho capito niente di quello che diceva,   poi ci dice di aspettare che arriverà qualcuno per aiutarci.

Stiamo aspettando da un sacco di tempo, ho il vago sospetto che non venga nessuno, sono le 5, 30, e ancora non si vede anima viva.
 Io alle 6 monto la tenda su questa collinetta bordo strada, dico a Shizuyo, se no poi è troppo buio.
E cosi facciamo, spingiamo la moto in cunetta , fuori dalla strada  al sicuro, e montiamo la tenda.
Sono le 8 stiamo finendo di cenare quando accosta una macchina e un ragazzo mi chiede se siamo noi quelli che hanno bisogno di aiuto, dico eravamo noi, ma ora è buio, ti ringrazio ma risolveremo domani.

                                                             













La cena è stata ottima, abbiamo anche fatto il the con un paio di biscotti, una notte fantastica in un posto tranquillo.

Ci svegliamo presto, le macchine e i camion che passano ci salutano con i clacson mentre facciamo colazione.
Smontiamo la tenda e spingiamo la moto sulla strada, un paio di tentativi ma alla fine è in strada, buttarla giù in cunetta è stato molto più facile .

Comincio con lo smontare il serbatoio, la scatola filtro, le candele, controllo le vaschette dei carburatori, poi svuoto il serbatoio e sorpresa, più di un litro di acqua, credo che l’ultimo rifornimento ci hanno venduto benzina sporca.
Tolgo l’acqua, rimonto tutto, tocco l’avviamento e la mitica ruggisce ancora, in sella andiamo, pochi km  per la precisione 11 e la benzina finisce… non ci posso credere…e ora,  scrollo un po’ la moto di qua e di la riprovo e riusciamo a fare ancora un kilometro, poi è finita davvero.
Mentre decidiamo che fare passa un fuoristrada e ci chiede qual’è il problema,  petrol is end,   che benzina metti, la più cip, dico io, aspetta 30 minuti,  il tempo di una sigaretta, così dice e va via.




Ok aspettiamo, ma intanto vista l’esperienza della sera  spingiamo la moto, dopo poco più di 20 minuti il tipo ritorna,  scende dall’auto e mi porge una tanica da 5 litri con un imbuto, io verso la benzina nel serbatoio e dopo gli chiedo quanto dobbiamo pagare, ma il tipo non vuole assolutamente niente, dice metti in moto fammi vedere se va, io vi guardo partire, buon viaggio.


Tre kilometri dopo arriviamo al distributore, facciamo il pieno, la giornata è calda, ci riposiamo una mezz’ora mangiando un gelato.
Arriviamo al lagho Elphinston  a tarda mattinata, è domenica e tutto è chiuso, il posto è simpatico, ci sono anche le docce, Shizuyo decide che ci fermiamo.
Montiamo la tenda proprio vicino alla riva, ma subito dopo si alza un vento forte e il cielo si fa nero, un signore a passeggio col suo cane viene e ci consiglia di spostarci con la tenda dentro al capannone che è poco piu in la, dice che la sera e la notte pioverà, li staremo sicuramente meglio.
Detto fatto, smontiamo tutto e ci trasferiamo dentro al capannone, qua è sicuramente meglio anche se io preferivo la riva del lago, anche 
qua siamo in riva al lago, ma un poco più lontani,  Shizuyo dice che va bene qua, perchè siamo all’asciutto.


22 marzo 2011

direzione Airlie Beach


La videocamera dopo 4 giorni di sole ha ripreso a funzionare, per così dire, il risultato non è dei migliori, l'acqua che è entrata tra le lenti dell'obbiettivo lo ha lasciato sporco, come  appannato, la macchina fotografica che era nuova, aimè.. è ancora stesa con i panni, non asciuga, ma accontentiamoci.



 è una mattina piovosa, ma sembra mettersi sul bello, si fa colazione e poi alla stazione di servizio per fare rifornimento.
Il proprietario viene a salutarci e come aveva fatto nei giorni precedenti mi ricorda di non fare la strada che avevo in mente,  dice che è impraticabile e che con le piogge di ieri e della notte è pericolosa, io dico ok ok, ma lui non convinto della mia risposta prende shizu da parte,  non so bene cosa le racconta e finale della storia non ho voglia di creare tensioni cos’ decido di percorrere la strada nazionale, che passa per Rockhampton e poi su verso Mackay.
La strada è un pacco di palle, un dritto nastro di asfalto, con curve che non lo sono, la moto rimane dritta.


Ci fermiamo a Mackay  per sostituire ancora una volta l’olio e il filtro, così per essere più tranquillo.



 Poi di nuovo in marcia verso Airlie Beach, ma sinceramente di questa strada non ne possiamo più, chiedo il permesso di cambiare rotta, Shizuyo  mi chiede come sta la poderosa, perfetta rispondo io, allora cambiamo, questa strada non mi diverte niente.
Ci dirigiamo ad ovest, è una strada secondaria che passa nell’ Eungella National Park.
 La strada è tutta un tornante, guidare è davvero piacevole, anche Shizuyo si sta divertendo, la natura qua la fa da padrona, attraversiamo due fiumi, che poi mi diranno essere abitati dagli ornitorinco… quegli animali  acquatici con il becco grande e schiacciato, ma noi non lo sapevamo e non ci siamo fermati.









Arriviamo a Eungella, quota 700 metri, uno spettacolo, il panorama è da meditazione.
Montiamo la tenda, è poi ci cambiamo, e si siamo ancora zuppi, giu a valle avevamo preso una ramata d’acqua, mezzora di diluvio, ma ora la serata è splendida e nonostante i 700 metri ci sono 23 gradi.









La mattina,  non contenti dei tornanti fatti la sera, prendiamo una strada sterrata, è stata un’esperienza energizzante, anche per Shizuyo che come è ricominciato l’asfalto ha detto: che peccato, non c’è più.




Arriviamo ad Airlie Beach alle 11, ci fermiamo a fare uno spuntino,  a riparare l’inverter  si erano dissaldati alcuni fili, e a provare se i portatili funzionano, perche da due giorni hanno smesso di funzionare, l’inverte l’ho riparato, ma per quanto riguarda  i portatili ancora non ci ho capito niente, sono morti.


Allora ci siamo, volete sapere chi siamo venuti a incontrare, ok, telefoniamo.
Prima cabina chiamo, squilla una due tre… ciao sono maurizio… ohh come stai…dove sei… a Airlie!!… e quando sei arrivato… guarda adesso sono tutto infangato, ero nei campi…dammi un’ora e sono da te a dopo.

Lo aspettiamo seduti in un bar, eccolo è arrivato, con la sua Suzuki V Strom 1000.
 Ciao maurizio, ciao, un abbraccio come vecchi amici, lei è Shizuyo, piacere…dai… ma non stiamo qui, seguitemi andiamo... vi faccio conoscere la mia compagna lavora qua vicino, al centro commerciale.

20 km e arriviamo a casa sua, posto super tranquillo, la casa disegnata da lui è bella, e il garage dove fanno bella mostra un gokart e una motard husqvarna è grande.
Alle pareti gli articoli di giornale che raccontano le sue imprese, che buon odore che si respira.
 Una doccia e poi ci si rilassa sul divano e partono le storie, e quante ne ha da raccontare.
Ci facciamo una birra e aspettiamo la moglie che arriverà per l’ora di cena.
Suzenne è una ragazza neo zelandese, stanno assieme da 16 anni, è simpaticissima, col sorriso negli occhi,  sapete quelle persone che ti mettono tranquillità.
Ottima la cena, Luigi… il nostro amico si chiama Luigi è anche un ottimo cuoco.
D’accordo, siete curiosi, e allora vi dico, il nostro amico si chiama Luigi Garofano, è siciliano, palermitano per l’esattezza,  i suoi  primi viaggi in Europa a bordo di un Honda CB 400 , poi il raid degli States, nel 1985 con una Cagiva elefant 650, coast to coast.
E  poi è toccato al Sud america con la TT600, e ancora con un honda Africa twin 750, l’Africa, e poi… Indonesia..Nuova Zelanda, e poi…e poi ancora non ha finito, il viaggio è li, gli e lo si vede negli occhi, sulla punta delle dita pronto a decollare;  anche lui per fortuna è un viaggiatore di quelli che non inseguono record, lui viaggia per viaggiare, per se stesso, per passione, per amore, lui… lui viaggia….

20 marzo 2011

PODEROSA SUBMARINE

È domenica , sono 2 giorni che piove, noi siamo accampati a Duaringa, in una rest area free, area di riposo, a volte davvero attrezzate.
In Australia ce ne sono moltissime lungo le strade, con bagno, acqua potabile barbecue, tavolini panche, alcune come questa hanno anche le docce  con acqua calda, postazioni di corrente, telefono pubblico, totalmente free .
Duaringa è solo una stazione di servizio BP con annessa officina, ristorante, tutte cose fritte e sommerse in una inguardabile e immangiabile salsa barbecue, e piccolo market  con prezzi da paura:  perché allora siamo fermi qua da ben 4 giorni?
È successo che alcuni giorni fa, per la precisione giovedi mattina, percorrendo …vedete noi abbiamo deciso di fare solo strade sterrate, solo offroad..dicevo percorrendo una faticosissima strada fangosa e dopo essere caduti più volte e attraversato diversi guadi arriviamo davanti all’ennesimo guado, sembra come tutti gli altri, fuori il cavalletto, scendo e come ho fatto per gli altri guadi  voglio entrare  in acqua per controllare il livello e il tipo di fondo.







  Sto per entrare in acqua, quando arriva un camion e il conducente mi dice di affiancarmi alle sue gomme che fa lui la strada.

ULTIMO GUADO...ULTIMA FOTO...poi...

Cosi, senza tanto riflettere dico ok, e andiamo.
 Caspiterina, qua l’acqua è davvero alta, non siamo neanche a metà e già è a livello motore, 60cnt, il fondo è sconnesso,  la corrente naturale più quella provocata dalle gomme del camion è forte e mi spinge  verso destra, a un certo punto sparisce la terra da sotto i piedi, in questo caso… da sotto le ruote, ho praticamente tutto l’anteriore sott’acqua, ok, vediamo di uscire da questa grande buca, penso io, do gas e…un piccolo volo e finiamo  completamente sott’acqua.
Realizzo rapidamente che questa non era una grossa buca e che siamo in un bel casino, tocco a malapena, Shizuyo sta andando via con la corrente, con un braccio aggrappato alla poderosa agguanto Shizu e cerco di spingerla di lato, dove l’acqua è più bassa, lei mi grida mauriii  i serpentiii, e io prontamente le rispondo tutto bene, tranquilla tranquilla, non fanno niente.
In effetti insieme a noi in quello che ormai ho realizzato essere un ruscello nuotano diversi serpentelli, lunghi più o meno 20 cm, io sinceramente non sapevo di che tipo erano, ma speravo tanto fossero i buoni.
Riesce a salire sul ponte e l’acqua le arriva quasi alla vita, io rimango con il mento alto fuori dall’acqua,  tenendo saldamente la poderosa che è rimasta con l’angolo del baule posteriore incastrato poggiato sul ponte, e tutta la parte anteriore giù, nel fiume, e io sotto a impedire che scenda tutta e se ne vada via.
Siamo in questa assurda situazione ma ci viene da ridere, anzi ridiamo davvero.
Grido al camionista di tirarmi una corda o di darmi una mano, lui scende dal camion in mutande entra in acqua e viene in mio aiuto, fortuna che il tipo è giovane e robusto, non molto sveglio a dire il vero, ma in questo caso la prestanza fisica ha molto più valore.
Dobbiamo cercare di portare la moto sul ponte, io sotto che spingo e il forzuto da sopra …ma  immaginatevi, le valige, 55 litri cadauna le ho costruite waterproff, ma non subaquee, quindi ora sono piene anche d’acqua, pesantissima.
Devo toglierle, ma sono inlucchettate alla moto.
 Le chiavi ancora inserite nel quadro, che ora si trova sott’acqua, acqua del colore della terra, devo prenderle, non perderle, trovare i lucchetti anche loro sott’acqua, aprirli… ma ci sono riuscito, non so come, e stranamente al primo colpo, che culo
Quanto pesano, comunque riesco a metterle sul ponte, sono sommerse in mezzo alla corrente ma non si muovono, poi stacco la borsa serbatoio dove ci sono soldi passaporti macchina fotografica, video camera.
Shizuyo con cautela viene a prendere queste cose preziose e le porta in strada, all’asciutto.
Steve, cosi si chiama il camionista, continua a tenere la moto da sopra io mi ributto sott’acqua, non andiamo troppo per il sottile, il camionista la tira dal manubrio, che alla fine risulterà abbastanza storto, a me rimane in mano la freccia posteriore,  le carene si rompono in più punti ma ora la poderosa  poggia con il paramotore sul ponte, la ruota anteriore e ancora giù, ma ancora uno sforzo, io sempre da sotto, dentro al fiume che spingo come un ossesso, e il buon camionista che da sopra tira.
 Dai –tira- pulls pulls..e eccola riemerge tra i flutti in tutto il suo splendore.
Li mortacci…Steve mi guarda sorride e con voce spezzata dice  -a moment- o qualcosa di simile.
È passata un’ora, ora non resta che spingerla sulla strada all’asciutto.
 In tutto questo tempo il ponte è rimasto bloccato, e sulla strada da ambo le  parti ci sono alcuni camion in attesa .
Ogni camionista viene e mi dice cosa devo fare, chi vuole ribaltare la moto, chi… non capisco bene, insomma tutti avevano una loro teoria.
Saluto Steve che mi regala anche uno spray togli umidità …lo guardo e gli dico: Steve i need one tanker…lui ride e… io non  capisco niente di quello che mi dice, ma visto che rideva …rido anch’io.
Poi comincio a smontare le candele, e apro e svuoto il filtro aria,  stacco anche le marmitte dai collettori, smonto il serbatoio, i carburatori… che disastro, l’acqua è entrata nel motore.
Intanto continuano a fermarsi i camion degli operai della strada, e ognuno ha da lasciarmi un consiglio.
 Jhon, uno di questi ci porta anche la colazione e ci regala un bidoncino di 5 litri di olio castrol full sintetich, che ricchezza.

Poi arriva Martin, con il camion compressore e cosi do una bella soffiata al filtro e all’impianto elettrico, ultimo lavoro il cambio dell’olio, poi  con l’aiuto della batteria del camion di Martin la poderosa urla di nuovo la sua felicita.
Nel frattempo Shizuyo aveva steso il più possibile sulla strada, soldi passaporti documenti, vestiti..tutto così per fare asciugare.
Non abbiamo ne foto ne filmati perchè la video e la nuova macchina fotografica sono andate sotto, non credo riusciremo a recuperarle, l’acqua e entrata anche tra le lenti degli obbiettivi.

Nel fiume ci siamo finiti alle 9,30 ora sono le 3,30 e siamo di nuovo operativi.
Dobbiamo fare ancora 15 km per arrivare a Duariga, alla stazione Bp, ordinare un filtro olio e rifare un nuovo cambio olio.
 Dovrò farne un paio per essere quasi sicuro, normalmente avrei smontato il motore, pulito controllato e forse cambiato qualche cuscinetto, ma la Poderosa è donna d’azione, non si fa intimorire da un poco di acqua.

Duaringa è come ho detto una stazione di servizio in mezzo al niente, ma c’è una bellissima area relax con corrente docce ecc. tutto gratis.
Ho ordinato il filtro, 33 dollari, ancora un furto…
A Duaringa non c’è molto da fare, noi abbiamo smontato la moto e lubrificata per bene, ogni cavo, controllato asciugato e lubrificato la strumentazione, ricontrollato con tranquillità i carburatori, e ancora ho trovato acqua, sistemato le carene eee… le solite cose.

Nel ristorante di questa stazione abbiamo conosciuto Mattia e Katrin, due ragazzi italiani , si sono conosciuti in America, lavoravano entrambi  alla  Disneyland, si sono messi assieme e ora sono venuti qua in Australia, e lavorano proprio qua alla stazione di servizio di Duaringa, lui è il capo cuoco, Katrin invece lavora nel piccolo market .

Il filtro è arrivato, ho cambiato anche l’olio, ok siamo pronti, direzione nord, verso Airlie Beach, ricordate…o .. no, non potete ricordare, non ne ho ancora parlato, uffi, un caos ricordarsi tutto, a volte mi capita di essere sicuro di aver detto…e invece l’ho solo pensato.. capita anche a voi… vero.

Avevamo lasciato Brisbane una settima  fa, lunedì 13, direzione nord, verso Airlie Beach, li vive un amico, non l’ho conosco  di persona, ci siamo conosciuti in rete, scambi di email, ho solo letto di lui, delle sue imprese sulle pagine del suo sito, e ora andiamo a sentirle dal vero.
Volete sapere chi è, che curiosi, e allora scopriamolo assieme, seguiteci andiamo … 

13 marzo 2011

siamo stati derubati

In questi 13 giorni ho avuto un intensissimo scambio di e-mail con 3 differenti compagnie che si occupavano di sbarcare e controllare la moto.
Alla fine dopo tutta questa corrispondenza, nell’ultima mail, quella di giovedì, mi dicono che non hanno potuto fare il controllo dogana perchè i bauli della mia moto sono chiusi, di fargli avere le chiavi al più presto, e mi inviano anche la nota di pagamento intimandomi di pagare immediatamente.
Io non rispondo a questa mail, ma mi reco immediatamente presso l’ufficio della Cargoclear, la ditta che si occupa dello sdoganamento e del controllo quarantena.
15 km di treno, un paio in bus e 1,5 km a piedi.
 Parlo col responsabile e gli dico che le chiavi come ho fatto in Giappone non le do a nessuno e come ho fatto in Giappone voglio essere presente all’ispezione doganale, e che pagherò dopo che ho visto la moto. Tutte  queste mie premure come vedremo non sono servite a niente.
Il tipo, il sig. Stewe Byle fa un giro di telefonate e poi mi dice di ritornare all’una che ha fissato un appuntamento con la dogana per l’una e trenta.
Sono le 11, assieme a Shizuyo vago per due ore in questa zona industriale, non c’è nulla, fortuna che c’è una pensilina di autobus dove possiamo mangiare all’ombra i sandwich che ci siamo portati, immaginando che la cosa sarebbe stata lunga.
All’una ritorniamo alla Cargoclear,  la vediamo arrivare, è lei maestosa come sempre, è sul pianale di un camion ma sembra su un  trono, bellissima,  devo dire è stata un emozione, sarà sciocco ma è davvero stato cosi anche per Shizuyo.



Subito scattano le foto, una e trenta precisi, arrivano i controllori, ci fanno indossare il gile d’ordinanza e possiamo entrare, apro le valige e gia noto qualcosa di strano, i lucchetti sono durissimi, non si aprono, poi.. dai e dai alla fine si aprono, penso la salsedine, 20 giorni fermi, normale, un pò d’olio e tornano nuovi. Ma non sarà cosi.
Il controllo 3 minuti, che ci  costano 400 dollari è una grandissima stronzata, non controllano assolutamente niente, solo un modo per fregare soldi.
Is ok- dicono,  va tutto bene.
ora  dobbiamo aspettare domani, andare in banca e pagare, dovevano essere 900 dollari, ma sono stranamente lievitati a 1330, il perchè non mi e dato sapere, ma non ci si può fare niente, il businees è il loro.

La mattina, dopo aver fatto il bonifico gli faxo la ricevuta, (4 dollari, un altro furto) dicendogli che sarei andato a ritirare la moto, e di farmi sapere se era tutto sistemato, la risposta arrivatami con e-mail è stata, tutto sistemato siamo contenti grazie per aver utilizzato i nostri servizi, cordiali saluti.
Avrei dovuto immaginarlo, questo tutto sistemato mi suonava un poco strano, ma non avrebbe fatto alcuna differenza…

Altro treno altro bus e ancora a piedi, ed eccoci, mi consegnano i documenti, il prezioso Carnert, lo controllo:  è apposto, gli richiedo se è tutto, e mi dicono che così non posso circolare, devo fare la registrazione e l’assicurazione, tutto questo in un altro ufficio, dove hanno preso un appuntamento per me.
E allora andiamo, mi faccio stampare una mappa che come sempre non riusciamo a seguire, che caos, qua le strade sono davvero tante, e dopo un paio di queste percorse sia in un senso che nell’altro ci troviamo non sappiamo come proprio davanti l’ufficio. Qua vogliono altri 137 dollari, non mi interessa sapere niente, pago ee...voglio solo andarmene.


Troppo bello, viaggiare ancora con la poderosa, ci mancava davvero.
Arrivati all’ostello parcheggiamo davanti alla finestra della nostra stanza, di nuovo insieme, yeah.



Come direbbe un noto personaggio- e che ci azzecca - il titolo del post…ora se avete un po’ di pazienza vi spiego:
La mattina ci svegliamo contenti di riavere con noi la poderosa, dopo colazione decidiamo di prepararla, organizzare le valige, la tenda, insomma al solito, dare una sistemata  apriamo le valige e …ma dov’è… ehi ma mancano le mie scarpe, anche il caricabatteria dell’iterphon f3, e anche la macchina fotografica, il telefonino e il caricabatteria della videocamera,  il quaderno con tutti i contatti,  tutto il materiale per i bijoux e anche la lampada e le seggioline da camping e poi, e che caspiterina, ora…ora capisco il perchè dei lucchetti.
 Poi a un controllo attento mi accorgo che sono stati forzati e che ora si aprono semplicemente tirandoli, senza chiave. 
Al magazzino della Cargoclear al controllo dogana non ci avevo fatto caso perchè come ho detto è durato quasi 3 minuti e non hanno aperto niente. 
E va bene, è toccato anche a noi, sapete avevo letto di altri viaggiatori e a tutti su questa nave è stato rubato qualcosa, per questo che avevo chiuso le valige con 4 lucchetti e non ho lasciato le chiavi e tutto il resto, ma… sappiamo com’è  andata.  
Non è per il valore è che ora siamo al buio e anche in silenzio, il nostro interphon f3 ha bisogno del caricabatteria, speriamo di trovarlo, sarebbe bello riceverne un altro.
E poi tutto il materiale per fare bijoux, questo ci dispiace davvero.
Questa è la vita, noi stiamo bene comunque, e poi chi se ne frega siamo di nuovo assieme e pronti per nuove avventure, per nuove sfide.


08 marzo 2011

INTERVISTA

La settimana scorsa abbiamo rilasciato un intervista per un giornale, questa volta italiano, il SECOLO XIX  e domenica 6 marzo è uscito l'articolo.
Il giornalista, in questo caso la giornalista Rossella Galeotti, ci ha intervistato in differita via email, e questo che segue è il risultato, buona lettura.


E non dimenticate di passare in libreria oppure ordinate online il nostro libro
                 

       Due ruote, due matti, una tenda.





Dai che aspettate, andiamo... sognate con noi, unitevi all’avventura…

02 marzo 2011

AUSTRALIA

Prima di iniziare a raccontare voglio fare gli auguri a mia figlia Maika che ieri ha compiuto 26 anni: 
                                                  AUGURI  Maika.

Siamo arrivati in AUSTRALIA, non oggi, siamo parcheggiati qua a Brisbane da ormai 10 giorni.
non ho più scritto niente lo so, ma non ne avevo voglia, ancora non ho digerito questo cambiamento.
Problema quello della digestione che sembra affliggere anche la popolazione locale, vista l’enorme strabordante presenza di persone in sovrappeso, o forse… è solo quello che chiamano… accidenti non ricordo la parola…  umm… ah ecco… è benessere,  che sciocco, era così semplice, e poi …ok ok… nessuna considerazione etica, atteniamoci ai fatti.
 19 febbraio aeroporto di Cairns, a nord nella regione del Queensland.
 scendiamo dall’aereo e al controllo doganale sembrano non piacere i nostri passaporti.
Non c’è molta confusione, diciamo che c’è poca gente e quando siamo davanti  allo sportello ci fanno passare assieme, il doganiere controlla e ricontrolla i nostri passaporti, sfoglia una a una le pagine, controlla i vari visti, e poi sulla carta per stranieri, credo si chiami così, quella che ti consegnano a bordo e devi compilare una serie di domande tipo, dove alloggi, quanto rimani, quanti soldi ai, se trasporti cibo, e altre che non ricordo, mette una bella I di ispection.
Ci fa passare e subito un altro doganiere ci scorta in un angolo della sala e comincia a farci mille domande, cerco di rispondere a tutto  ma alcune sue domande mi risultano incomprensibili.
Il poliziotto continuava a sfogliare il passaporto soffermandosi sui visti Armeni e Iraniani  continuando a chiederci cosa facevamo in quei paesi e del perché di due visti in Armeni in meno di un mese.
Gli spiego che stiamo viaggiando in  giro per il mondo, gli elenco i paesi visitati e continuo con i prossimi paesi che vorremmo visitare.
Non sembra convinto, ci fa mettere i bagagli sul nastro dei raggi x e dopo ci porta in una stanza adiacente e  mi chiede di aprire e svuotare tutte le borse, poi si infila i guanti di gomma…che vi devo dire, un brivido mi percorre la schiena, e il mio… si si… avete capito bene, si fa stretto stretto, con lo sguardo cerco la parete più vicina… oh my god, che cosa vuol fare…
Uff, respiro di sollievo… niente vasellina e posizioni a 90 gradi, è solo per  toccare i nostri bagagli infetti.
Comincia a controllare ogni cosa minuziosamente, poi arriva un altro tipo, parlano fra di loro e anche lui mette su una storia su questi paesi, poi ristriscia, se così si può dire, i nostri passaporti nel lettore, sguardi che si incrociano, attimi di panico, al passaggio del mio passaporto… niente, visualizza errore,  poi al terzo tentativo finalmente posso respirare.
Ma non è finita, ancora continuano a controllare la nostra roba e a fare domande, gli spiego che viaggiamo in moto per il mondo, allora vogliono sapere della moto, vedere il carnet e tutti i documenti di viaggio.
Dov’è la moto?
- non so, faccio io, da qualche parte in mezzo al mare spero -
e dove deve arrivare
-Brisbane gli dico-
 ma qua c’è scritto Melbourne
-no, faccio io, Melbourne è l’indirizzo dell’agenzia che si occupa del trasporto, vedi qua nell’angolo c’è scritto port of  discharge Brisbane-
Ya ya is ok ok metti via... a good living in australia.
Che palle  rimettere tutto dentro, è strano ma le stesse cose che ho tolto ora non ci stanno più, è sempre così, va bé, non fa niente, ci allontaniamo trascinando i nostri scomposti bagagli .

Qui all’aeroporto di Cairns rimaniamo quasi 5 ore, aspettiamo un volo interno per Brisbane, la nostra destinazione, è li che finalmente ci riuniremo alla Poderosa.
Usciamo da questo terminal per dirigerci verso il nuovo, poche centinaia di metri, il clima è decisamente diverso, tropicale, sono le 6 del mattino e fa già molto caldo,  una bellezza, il freddo di Kobe un piacevole ricordo.


 Facciamo il check in e anche qua Shizuyo non perde occasione per farsi una dormita.
Sai- mi dice- mi sono svegliata presto oggi-  e si stende su tre poltroncine mentre io cerco senza risultato un segnale wi fi,  nu ghe n’è.



2 ore di volo e siamo a Brsibane, dall’alto tra le nuvole vedo qualche pezzo d’Australia  più sotto, ummm… mi sembra grande questa Australia.



Arrivati a Brisbane, Shizuyo è distrutta, - incredibile-  fa lei -come fai a non essere mai stanco.
Ok ok andiamo andiamo, l’Australia ci aspetta…e Shizuyo: - ma dove andiamo-      e che ne so-  faccio io, prendiamo un treno o un bus, dai vieni usciamo eeh …che cavolo di caldo, un forno, 36 gradi, abbiamo su ancora le giacche, stiamo sudando.
La stazione è dall’altra parte della strada, facciamo il biglietto.
 per dove?  ho recuperato l’indirizzo di un ostello su internet, il Bunk hostel, piscina internet free e altre cose interessanti.

Siamo in treno, differenti dai treni giapponesi, questo assomigli a quelli europei,  meglio dire quelli italiani, pieni di scritte e con i vetri dei finestrini graffiati.
A un certo punto non so il perché a una stazione che si chiama roma station decidiamo di scendere.
All’uscita della stazione chiedo a un controllore da che parte per questo indirizzo, mi dice avete sbagliato, sono 2 stazioni più avanti, ok andiamo a piedi, a piedi mi fa lei, lei è Maria ed è Mexicana, questa è l’Australia, 2 fermate a piedi sono lontane, dai passate di qua  che non vi faccio pagare.
No, dico, ormai siamo qua, troveremo qualcosa, senti Maria, ci sono ostelli  in zona,
 -si guarda attraversate la strada proseguite su sulla destra e ne trovate più di dieci, uno in fila all’altro-.
Rimaniamo ancora una diecina di minuti a parlare con Maria,  ci dice vedete qua, indicando una spilla con la bandiera mexicana sul risvolto della sua divisa, faccio parte di una associazione di aiuto per stranieri, e questo vuol dire che parlo un'altra lingua, lo spagnolo, e se vi serve aiuto mi trovate qua.
Salutiamo Maria, fa caldo Shizuyo sta svenendo abbiamo fame, non mangiamo dal pranzo di ieri, niente cibo a bordo o meglio, era a pagamento, quindi ne cena ne colazione e ora sono le due passate.
Maria aveva ragione, gli ostelli ci sono, e ora quale scegliere, questo? oh no, amico sei troppo caro, e questo? Uff,  come prima,  dai, vediamo questo arancione, sembra bello, si  è bello, ma le ragazze alla reception sono antipaticissime, ne usciamo anche da questo e da altri tre, sino ad arrivare davanti al Woodduck, proviamo.

 Con la ragazza ci capiamo al volo, è di Madrid, 3 anni che vive in Australia, si chiama Bianca, è una tipa apposto.
Ci accordiamo per 20 dollari a testa 2 letti in una stanza da 8  mista, bagni docce e cucina in comune, tv, ma internet no, anzi c’è ma costa 8,50 dollari l’ora.
Doccia un riposino e alle 5 andiamo al market a fare spesa, ma non siamo in Giappone, qua il sabato chiudono alle 5 , niente cena, ripieghiamo nella pizzeria più economica della zona, una pizza margherita, 25 cm. di diametro, 18 dollari, più una birretta totale 26 dollari, mai più. 




La mattina un giro per la città, visita al museo delle scienze, a quello marittimo e alla biblioteca, tutto gratis.
In biblioteca ci sono anche 30 PC pubblici, con prese di corrente e wi fi se uno vuole usare il suo portatile.
Il posto è spazioso, poltroncine, divani, tavolini, aria condizionata, fotocopiatrice, fuori anche un bar, e grandi  alberi dove sotto, all’ombra puoi continuare a usare il tuo compiuter, un posto davvero carino, noi ci abbiamo passato intere giornate.


L’ostello appartiene a una coppia italiana, ma lo hanno dato in gestione, cosi per caso li conosciamo, facciamo subito amicizia, strana gente, ormai anziani, venuti subito dopo la guerra, dalla Sicilia.
 Lei Maria, una donna alta energica, ogni tre per due manda a fanculo, si si , usa proprio questa espressione, il vecchio piegato marito.
 Lui Mario,  un ometto tutto storto, piegato come un gancio, che parla parla sempre e si dimentica di quello che sta a dire.
Litigano sempre, lui la chiama disgraziata moglie, e lei… lei sapete come gli risponde, ma in fondo chissà.
Si parla di tante cose, ci fanno vedere la casa, loro abitano affianco all’ostello, ci offrono a one bitter, così dice Maria, mentre Mario  continua a parlare dei tempi passati, e bla bla  bla:
 Hai mai sentito parlare di hitler,  -qualche volta dico io-  iè pechè queste sono cose che non si sanno è che ci sono cose che stanno nascoste… sono segreti… il patto segreto del’lItalia, nei mai sentito parlare? Io… io no mai,  è segreto-  ehhh  vedi, iè pechè queste cose non le sanno in molti.
Poi si rivolge a Shizuyo che già gli girava la testa perché non aveva ancora capito che cosa diceva e in quale strana lingua, e le chiede se sapeva dei porti nascosti sotto le montagne che i giapponesi usavano nella guerra, ma che non gli avevano costruiti, ma che già cerano pecchè naturali: Shizu mi guarda sconvolta,  -no, no faccio io non lo sa-  ecco, chisse cose non si sanno, poi cambiando discorso, si è già dimenticato , dice: quando ho arrivato a Australia uccidere mi volevano, dice che ho ammazzato suo fratello, ma io niscuno ha ammazzato.

Tra un ammazzamento, un discorso non finito una spiegazione non data, mi chiede se posso aiutarlo, lui ha una mano fuori uso, deve operarsi, il tunnel carpale, certo rispondo, non sto facendo niente, volentieri, cosi la mattina dopo si parte verso Goodna, un sobborgo distante 20 km, dove loro hanno un'altra casa, 
Sono stati 20 km di paura, il tipo vi ho detto è un gancio, di forma però, per entrare in macchina 4 lunghi minuti, e poi, distrattissimo, insomma 2 volte siamo andati e tornati e tutte le volte abbiamo sbagliato strada, stavo sempre molto attento, continuando a dare indicazioni al nostro autista, una volta abbiamo sfiorato a pelo un incidente, ma lui niente, ripeteva sempre, se ha da succedere succede, piano o forte non fa nudda, succede, non ci puoi niente, con questa filosofia siamo riusciti ad arrivare a casa, sani salvi e un pò ca..ti.
Spero la prossima volta di poter andare con la poderosa.

Non gli abbiamo chiesto niente,  ma il tipo ha insistito, anzi visto la mia ostinazione mi ha infilato i soldi in tasca, che dire, siamo contenti, quanti sono? diciamo che ci permettono di stare, come si dice, alla pari, e per noi è un successo.
L’Australia che  conosciamo sino ad ora è carissima, in Giappone si vive con molto meno.
Affitti, cibo, vestiti, insomma tutto, ma c’è da dire che ancora non abbiamo visto niente, come ho detto siamo parcheggiati a Brisbane da 10 giorni, ma appena arriva la moto…