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oggi è un bel giorno per morire

22 ottobre 2012

liberi


8 giorni 405 kilometri

Si è rotta la moto..strade impossibili…state forse male…ma cosa è successo?!!
Niente di tutto questo, è successo che tornando in strada abbiamo ripreso il nostro ritmo, il nostro tempo.
Respiriamo, osserviamo, viviamo e godiamo l’attimo, viviamo il viaggio.
Siamo felici quando ci perdiamo e quando non sappiamo dove siamo ci sentiamo a casa.
E qua, fuori dalla città tutto è diverso, la gente è diversa. Siamo ritornati a parlare mimando con i gesti, quasi nessuno parla inglese. C’è la curiosità, la paura e la simpatica vergogna della gente che dapprima un poco si nasconde, a volte soltanto il  viso con la mano poi, poi ci sono i sorrisi e le tante risate quando non ci si capisce, c’è la tranquillità.

Venerdì 12 caricata la moto lasciamo la guest house direzione Nagarkot, non sono molti i kilometri ma ce li godiamo tutti, ci siamo anche concessi senza volerlo una deviazione in un sentiero off road davvero tosto.­
Arrivati sino alla torre a quota 2158 metri abbiamo visto quello che le nuvole ci lasciavano a tratti intravedere della catena dell’Himalaya. Dopo un caffè, noi speravamo in un autentico caffè invece ci rifilano un liofilizzato stantio, in un chiosco sul piazzale cerchiamo un posto sotto la torre dove piazzare la tenda per essere puntuali domani all'alba sperando che le nuvole ci concedano un poco di vista. 
Il primo bivacco dopo tanti giorni di città, non ha prezzo.







Sveglia alle 4,30 siamo i primi ad arrivare su alla torre, promette male, è nuvoloso. Alle 5 arriva la prima turista, è cinese, mi dice: What’s this? Abbastanza incazzata. Eh sono nuvole, non ne ho colpa io, siediti e mangia la tua banana, la tipa aveva un sacchettino e si poteva intravedere una mela e una banana, però, sembra aver capito perchè si siede mangia la sua banana e va via brontolando.

Presto la torre si riempie di turisti ansiosi di poter immortalare sul supporto digitale delle loro fotocamere il sorgere del sole dietro la cima delle montagne. E la giù, proprio dove nasce il sole dicono che da qui si intraveda la vetta dell’Everest.  Non oggi però. 


Lasciamo la torre infreddoliti e affamati e rientriamo in tenda ad aspettare che il sole ci scaldi, poi dopo colazione impacchettiamo tutto e ritorniamo verso Kathmandù,  facendo una strada alternativa indicataci da Mauro, un bellissimo e facile sterrato.
Primo incontro prime differenze, lo sterrato che sale su per un costone, una manciata di casette e 4 bambine sedute a terra sul bordo strada.  
  Ci fermiamo, stavano facendo i compiti d’inglese, subito una si volta e alzando quello che ne rimane ci chiede avete una matita.
E  no, non abbiamo matite, ma gli regaliamo una penna tre colori, loro però, si nota,  avrebbero preferito la matita.   Che strano, in città i bimbi si avvicinano solo per chiederti soldi.
Gli incontri proseguano con i contadini che ci invitano a sbattere le spighe di riso, la gentilezza delle donne alla fonte dove ho caricato l’acqua, e ora qua accampati su un campetto da calcio, ma lo sapremo dopo, non ne aveva minimamente l’aspetto, un gruppo di bambini e dopo anche gli adulti ci tengono compagnia.  Riceviamo anche un invito a cena e a colazione. La mattina con il più grande di questi ragazzi vado al paese vicino a comprare un pallone da calcio, loro giocavano con delle radici d’erba arrotolate tra loro, e glielo regaliamo.










Facciamo visita alla nonna alla zia e alla cugina di questo ragazzo, poi di nuovo in marcia che sono già le 11. Sulla strada incrociamo una coppia di motociclisti tedeschi, precisini  fighetti  loro, e avete capito già su che moto viaggiavano.
Pranziamo cibo nepalese super piccante in una baracca sulla strada, facciamo provviste e proseguiamo, alle 4 ci fermiamo.  
  Montato il campo e shizu prepara la cena, abbiamo patate e carote, fammi un po’ vedere cosa riesco a trovare, un rapido giro nei dintorni e…che bei fagiolini, che con le patate si sposano a meraviglia.

Oggi  pensiamo di arrivare Pokhara, tutti ne parlano bene e allora andiamo a vedere.
Arriviamo a Pokhara ma non ci fermiamo, è presto sono appena le 10, proseguiamo per il lago Phewa  che dicono essere bello.
La strada che costeggia il lago è un susseguirsi di guest house, noi proseguiamo anche quando l’asfalto finisce, un paio di guadi e arriviamo sino alla fine della strada, in una località chiamata Ghatchhina.
Qua non c’è niente, un paio di ristoranti che forse fanno anche pensione, ma a noi non interessa. Torniamo indietro un paio di kilometri e piazziamo la tenda su un isolotto in mezzo al fiume, ora l’acqua è bassa, in un punto dove il fiume formava una bella piscina. Noi pensavamo di aver trovato un posto tranquillo invece tutti i bambini vengono a fare il bagno dopo la scuola e le donne si lavano e lavano i panni, alla fine però anche se la confusione è stata enorme ci siamo divertiti.










La mattina andiamo a vedere Pokhara, volevamo fermarci un paio di giorni, ma… abbiamo l’allergia a questo tipo di città, super turistica, qua si fa il rafting si vola con paracadute si fa casino nei locali la sera, si sta seduti il pomeriggio sul lungo lago a bere birra, no no gente non ci attira per niente.
Facciamo il pieno alla moto compriamo il cibo e ce ne andiamo.
Libertà non c’è niente di più profumato.
Non sappiamo dove siamo, non sono ancora le 2 ma un “ponte tibetano” attira la nostra attenzione. Ci fermiamo e vediamo giù sotto un bel posto per mettere la tenda, non sembra molto facile da raggiunge ma … lo sapete, a noi ci piacciono le sfide.

Via si scende giù per il ripido discesone poi curva a sinistra piccolo dosso un po’ di fango e -crasch bum crasck-..non ci passiamo, incastrati tra due rocce. Smontiamo le valige e tira di qua tira di la riusciamo a toglierci dai guai, ancora poche decine di metri ed eccolo qua il  nostro posticino perfetto.  
L’acqua non manca, ci sono anche i pesci ma della pesca nei fiumi non sono molto pratico.
Abbiamo cibo per tre giorni, deciso si sta qua e poi dai, dopo la sudata  fatta per arrivarci ci vuole un po’ di riposo.

Siamo qua sul fiume da tre giorni, sul ponte tibetano tutti i giorni passano le stesse persone. La mattina 4 donne e due bambine trasportando enormi ceste sulla testa, poi un simpatico vecchietto che va avanti e indietro con cadenza regolare di 45 minuti per tutto il giorno sino alle 5 di sera trasportando sulle spalle dei mezzi tronchi d’albero e nonostante il peso e la fatica quando ci incrocia ci saluta sempre. Anche le donne rientrano a quell’ora e ci salutano da lontano. Un pescatore tutte le sere, verso le 5, butta 4 pezzi di rete  in punti strategici del fiume e poi la mattina alle prime luci viene a prendere il bottino.


  








In questi giorni a parte osservare passeggiate nuotare nelle frescoline acque del fiume, io mi sono dedicato anche al lavoro artistico, che ve ne pare…un bel taglio vero.


 Qua stiamo bene ma come ho detto il cibo è finito domani si ritorna in strada, andiamo a Baglung.

12 ottobre 2012

ultime da Kathmandù


Aggiornamento veloce quasi telegrafico causa segnale internet singhiozzante

Sabato 6 ottobre 
Oggi una gradita visita, è venuto al nostro ostello Paolo, anche lui è un viaggiatore, lui però lo fa in sella a una bmw, ma a parte questo  è un tipo a posto.   questa è la sua pagina facebook.
Era andato in Australia per una vacanza di 3 mesi, ma sai come vanno o..non sai mai come vanno le cose, si è messo a lavorare si è comprato la moto e ha girato l’Australia per 2 anni. Poi Indonesia Malesia Thailandia Laos e Cambogia, ora è qua in Nepal, ma non per molto, qualche giorno ancora. Ha spedito la moto in Sud America ed è pronto a raggiungerla.  Con Paolo ci siamo conosciuti tramite facebook e ora siamo qua davanti a un piatto di Momo (ravioli ripieni cotti a vapore) fumanti a raccontarci le nostre avventure e la serata sembra non aver voglia di finire.
Domenica pomeriggio al ritorno dal  mercato sulla strada che ci porta alla nostra guest house incontriamo Paolo, neanche il tempo di salutarci che arriva Mauro, i due si erano dati appuntamento proprio in questa via, il loro primo appuntamento, che teneri.
  Presentazioni e finiamo prima a scroccare un the in un negozio di articoli in tessuto di un amico di Mauro, poi fatta l’ora di cena si va in un ristorante di un giapponese a mangiare spaghetti, non erano niente male.
A fine serata Mauro ci propone di aiutarlo in un lavoro non retribuito per domani. Non abbiamo niente di meglio da fare e messi al corrente del tipo di aiuto accettiamo volentieri la proposta.

La mattina come da programma si va tutti al centro ortopedico. Dobbiamo dare una ripulita a un locale, dovrebbe essere un centro di riparazione, l’unico in città’, per carrozzine, ma ora versa in uno stato pietoso di abbandono, impossibile anche solo entrarci.
Una mezza giornata di lavoro tra tante risate e i 576 scatti fotografici di shizu, allora è proprio vero che i giapponesi hanno lo scatto facile, e il locale ora ha tutto un altro aspetto. Il prima il mentre e il dopo.










La sera  al ristorante le risate continuano con i racconti di Paolo.
Paolo ha qualche, diciamo così, problema, ma siccome non gli sembravano abbastanza ha deciso di condirli con una sana dose, secondo lui, di masochismo.
Lui è allergico al mango e cosa fa in Australia, raccoglitore di mango e giù di cortisoni per non assomigliare troppo a un pallone. È allergico alle api ma si ostina a viaggiare con un casco aperto e puntualmente le api lo pungono lasciandogli enormi bozzi, ma non gli importa, dice che va bene così, tanto ho con me la siringa di adrenalina..
È anche allergico, come dice Mauro e lui ne sa qualcosa, alla patata, ma questa è un'altra storia, una loro sconcia storia.

Ma chi è  Mauro.  “Mauro Vanoli, comasco, ’74. Due forti passioni per le due ruote e il viaggiar spartano che riesco spesso a coniugare”. Cosi si presenta sul suo sito –Selvatiko avventure particolari in bicicletta-
Le chiama particolari, con bici e canoa sul Mekong, L’Everest in graziella, L’Annapurna in monopattino, e… non so che altro.
“Il Nepal è un paese magico che ho nel cuore”, cosi dice Mauro che ha deciso di aiutare alcune realtà sfortunate nepalesi, in piccoli progetti facilmente controllabili come nel caso del centro ortopedico appunto.
Noi siamo stati felici di poterlo aiutare,  potete farlo anche voi, comodamente da casa vostra, date un’occhiata al suo blog, cliccate qui,  è molto interessante e anche divertente.

Stasera lasciamo soli i due ragazzi, se lo meritano, noi siamo stati invitati per cena a casa di  Hayato, l’amico giapponese.
Mercoledì siamo stati con Mauro al tempio Pashupatinath, quel posto dove vengono per dirla così bruciati i morti, ohh chissà che bello e la spiritualità… deve essere stato interessante vero?… bah non so, interessante sporco e con tanti falsi santoni a pagamento direi.




Giovedì ancora tutti e quattro in giro. Siamo andati  a ritirare il giubbotto che Paolo, grazie alle amicizie di Mauro, si è fatto fare su misura. Quelli che provava già fatti… non so perché ma su di lui sembravano dei cappotti, mah forse un difetto, dei giubbotti…
Questo invece ti sta proprio bene, che figurino e come ti slancia…vedrai  Puffo che con questo in sud america fai un figurone.
 Oggi  è l’ultima sera, tra poche ore Paolo parte, andiamo a farci ancora due sane risate al solito ristorante, poi carichiamo Paolo e bagagli su un taxi e,  see you on the road.
Noi invece lasceremo Kathmandù dopodomani. 


05 ottobre 2012

40 .  40


Oggi 5 ottobre, sono 15 giorni che siamo incollati a Kathmandu. Che strazio.
Shizu è ancora sotto terapia, ne ha ancora per tutta la settimana. Niente di grave, cosa da poco, si tratta di una..va beh, già che ci sono vi racconto tutto dal principio. Correva l’anno 1961 ummh…come dite questo è un po’ troppo dal principio. Ok, vediamo se va meglio, lunedì 24, 11 giorni fa, siamo stati all’ufficio visti dell’ambasciata indiana, una lunga coda iniziata alle 7,30 e terminata alle 14.  Consegna del modulo 300 rupie e ripassate venerdì  per il pagamento e il ritiro del passaporto.
Dopo questa lunga attesa abbiamo una gran fame, sulla via del ritorno per la  guest hose ci fermiamo a far pranzo in una taverna locale. La cucina nepalese come le precedenti è monotematica, tutto lo stesso sapore, in questo caso curry, soltanto curry.   Curry per colazione, per pranzo merenda e cena, verdure con curry carne con curry, riso con curry, non sanno cucinare altro, tutto odora di curry, tutto sa a curry, anche il the.
Martedì abbiamo conosciuto di persona Hayato, un ragazzo giapponese che vive qua da 7 anni. Hayato segue  il blog di shizu e come ha letto del nostro arrivo in Kathmandu si è subito offerto di aiutarci.
E cosi è stato, ci ha portato da un suo amico meccanico per cambiare la ruota anteriore. E si, ho dovuto cambiare anche questa, com'era  successo in precedenza con la ruota posteriore anche questa era difettosa. Abbiamo anche saldato i supporti delle valige, i telaietti, che in alcuni punti si erano spezzati, causa le tante cadute.   Poi ci fa da cicerone in giro per le vie di Kathmandu, andiamo a pranzo, manco a dirlo… curry,  prendiamo un thè, sapeva di curry. A fine serata ci accompagna alla guest house e ci consegna un telefonino con tanto di scheda e il suo numero memorizzato, nel caso avessimo bisogno di qualche cosa, poi ci saluta, lui domani ritorna al lavoro.









È notte, sono le 4 del mattino, shizu si lamenta, sta molto male, febbre altissima, è un forno, non si regge in piedi, ha il corpo dolorante così tanto che sente dolore al toccarla, la testa gli fa male.
Cerco di tranquillizzarla e qualche ora dopo alle 8 telefono a Hayato, che fortuna che ci ha lasciato il telefonino,  per chiedergli di un ospedale.
20 minuti dopo arriva con un taxi, modello kathamandu, e ci accompagna all’ospedale.
In uno privato, dice che è meglio, in quello pubblico non esistono le urgenze, a volte si aspettano giorni prima di essere visti.
Qua c’è il reparto urgenze aperto 24 ore.

40 e poco più è la temperatura che aveva shizu quando siamo arrivati all’ospedale, 40 o poco meno sono i chili che pesava quando il dottore l’ha visitata.
Valutati i sintomi gli attaccano un paio di flebo, 3 iniezioni, poi prelievi del sangue e raccolta delle urine.
Il tutto è stato svolto da dei dottori, ragazzi in camice bianco, in maniera anche qua, molto naif.

I contenitori e le provette sono poggiati su un carrello, aperti e senza nessuna protezione. Il ragazzo che ha fatto il prelievo 3 secondi prima stava passando il mocio a terra. Facendo il prelievo si è anche sporcato le mani, nude, di sangue. Ha infilato la butterfly, quell’ago per attaccare la flebo, nel braccio di shizu, poi ha messo sotto la provetta e ha fatto gocciolare il sangue dentro, questo per due volte, poi con una dito ha pressato la vena per fermare il sangue e ha infilato il tubo della flebo.
Mi consegna le provette aperte e mi dice di portarle la indicandomi un corridoio, ma prima mi chiede la ricevuta di pagamento,- quale pagamento-, gli ridò le provette, vado alla cassa..ecco fatto ritorno e porto le provette nella stanza delle analisi.  Poi aiuto shizu con le urine. Il bagno, una cosa inguardabile e la puzza, che puzza, ma dico io neanche negli ospedali puliscono i gabinetti.

Porto nella stanza del piccolo chimico anche il flaconcino con le urine e loro mi danno un foglietto con su scritto un numero e mi dicono di ripassare tra un paio d’ore. 
Non resta che aspettare, shizu ora dorme attaccata alla flebo, io ringrazio e lascio andare l’amico Hayato che deve tornare al lavoro.

 4 ore dopo ho il referto, lo consegno al dottore, credo che sia un dottore. Mi prescrive delle medicine e dice che non ci sono problemi. Poi aggiunge, va tutto bene, ma se sta ancora male ritornate.!! Ah davvero, ma che mi dici, non ci avrei mai pensato.
Sorreggo shizu e andiamo, subito fuori c’è la farmacia, consegno la ricetta e ci danno le nostre medicine. Sono messe in caratteristici sacchetti fatti con il giornale, ma non ci si può sbagliare, sopra con un pennarello  scrivono il nome del farmaco e la spiegazione.









Rientriamo alla guest house e shizu si rimette a dormire. È  come si dice senza forza.
Passano due giorni ma non migliora, anzi.   Che fare, quasi quasi seguo il consiglio di quella volpe del dottore e la riporto  in ospedale. Detto fatto, fuori dalla guest house ci sono i  taxi, via andiamo.
Arrivati all’ospedale mostro le analisi, la ricetta con la terapia e shizu ai dottori del reparto urgenze, quello della prima volta. Guardano parlano alzano le spalle e mi dicono che devo andare dal dottore, !!dal dottore!! E voi che cosa siete… dallo specialista…ahh dallo specialista, e dimmelo prima, mi hai fatto prendere un colpo.
Dopo aver pagato per la visita specialistica  andiamo al secondo piano.  L’infermiera ci fa sedere sugli scalini, ma poco, 15 minuti e ci chiama, potete entrare.
Racconto la storia al dottore, allo specialista, gli mostro le analisi  e la terapia. Guarda scuote la testa con una penna  evidenzia 4 risultati sulle analisi .
Tutto sbagliato, qua c’è un infezione urinaria.
Ci prescrive antibiotici e altre medicine, anche lui dice che dovrebbe andare tutto bene, in caso contrario… lo so lo so ritorniamo.

Ed eccoci qua, ora shizu sta decisamente meglio, oggi è il primo giorno che mette fuori il naso. Che magrolina, gli sta tutto largo mi fa tenerezza e anche un po’ ridere.
Staremo in questa inquinata caotica sporca rumorosa sfasciata disordinata sovraffollata città di Kathmandu ancora tre giorni, dobbiamo a causa di questo stop prolungare il nostro visa.  Poi finalmente di nuovo in strada e speriamo davvero tanto che il Nepal sia un’altra cosa, diverso da Kathamndù.

23 settembre 2012

Kathmandù


25 ore dopo  è … Welcome  Nepal.
La differenza con gli aeroporti di Bangkok o Delhi è notevole, questo è molto…naif, ce ne accorgiamo subito, appena sbarcati, vedendo il bus navetta, quello che rimane del bus navetta, parcheggiato sotto l’aereo, gli ci vorranno  3 viaggi per portarci tutti.
E qua, dove siamo, più che un aeroporto mi sembra una vecchia stazione di autobus.
Sbrigate rapidamente le pratiche per il visto, 80 dollari e ci attaccano un bel adesivo 30 giorni multi entry, cerchiamo gli uffici della zona cargo.
Distano solo un paio di kilometri, il taxi vuole 5 dollari… ma non te ne vai,  noi si va a piedi.
Difficile però riuscire a staccarsi di dosso questa gente, non ti mollano, -si si capito capito-, ma capito cosa, capito niente continuate a seguirci. Riuscito nell'impresa anche un po’ in malo modo ci incamminiamo verso il magazzino.


 L’aria è pesante, un odore nauseabondo attira la nostra attenzione. C’è un cadavere, di mucca credo, pieno di grasse larve biancastre in decomposizione, un cane ne ha strappato una zampa e sta banchettando in mezzo alla via.
Ragazzini, non ancora adolescenti, sniffano colla tra l’indifferenza generale, uno si avvicina barcollando e con voce impastata mi chiede…-hey mister money money-,
Un uomo dorme per terra, un altro si alza fa qualche passo e si mette a pisciare, poi torna, con un calcio sistema il cartone si sdraia e continua a dormire.
Lo smog, il traffico, l’inquinamento acustico sono a livelli altissimi, ma anche qua non ci fa caso nessuno.  Credo che i nepalesi nascono con il clacson inserito, lo usano sempre anche senza motivo, tanto per non perdere l’abitudine, non sia mai che quello suoni prima di me, questo deve essere il loro pensiero e così potete immaginare che concerto stonato.
Ma non spaventatevi, questi sono stati solo i primi metri di strada fuori l’aeroporto, poi…
Arriviamo al magazzino e subito siamo stati presi in consegna da non so chi, che afferrati i miei documenti ci trascina in una stanza piena di computer con altre decine di persone super  chiassose e comincia a compilare dei moduli. Dice che è complicato se non capiamo il nepalese e con lui possiamo sbrigare tutto in giornata, per soli 100 dollari…ma te ne vai…  Lo fermo, ma non ci riesco devo in malo modo strappargli di mano le nostre carte e mandarlo.. beh avete capito.
Non pensate che sia finita, perché di questa gente è pieno, si guadagnano da vivere così, non si capisce chi è .., come dire, un vero ufficiale di dogana.
Riesco non senza fatica a farmi breccia tra il muro umano di gente che ci strattona da tutte le parti,  non la finiscono mai, anche se gli dici un secco NO!, o se come o fatto io li spingi via in modo energico.  Poi ci si avvicina un ragazzo dall'aria tranquilla che con voce moderata mi dice, - ti aiuto io-, non ti do un soldo, -ok ti aiuto lo stesso, vieni seguimi-,  e ci porta al secondo piano nell'ufficio del boss.
Il tipo ci spiega come funziona, praticamente questo “esercito di disperati” fa il loro lavoro.
Dopo qualche chiacchiera sul nostro viaggio ci presenta a un signore e gli dice che siamo italiani e di mandarci via velocemente.
Questo non ha una grande voglia di lavorare e appena fuori dalla stanza e dalla vista del capo consegna i documenti al ragazzo che è con noi e non so cosa gli dice.
Comunque passiamo per 3 uffici, 3 stanze sporche e malmesse, fotocopie timbri compilazione moduli, 100 rupie (1 euro) qua, 396rupie  la e 1250 rupie qua, e questo è l’ultimo, spero.
Finalmente possiamo aprire la cassa e far prendere aria, e che aria, alla poderosa. Prima  però c’è da pagare il tipo che con martello e palanchino apre la cassa… e ti pareva, 100 rupie.
Ci fosse uno che mi aiuta, tutti guardano toccano si appoggiano..e dai su,  per favore andate a sputare più in la.
Due ore dopo la poderosa sta sulle sue ruote da sola, il serbatoio è vuoto ma il ragazzo prende un litro di benza dalla sua motoretta e lo  svuota nel mio serbatoio, possiamo  finalmente lasciare questo girone dantesco….










È un incubo guidare in Kathmandu, molto peggio che in Indonesia.  Arriviamo alla guest house che avevamo prenotato, dobbiamo rimanere una settimana in città, per fare il visto India, purtroppo non lo rilasciano alla frontiera.
Alobar 1000, è il nome della guest house, è aperta da pochi mesi, i proprietari sono due giovani fratelli, è molto carina, un bar, un bel salone con comodi divanetti, le candele accese la sera, -per creare atmosfera-, no, è che in Kathmandu la luce non è distribuita tutto il giorno.  Solo la pulizia soprattutto dei bagni lascia a desiderare, credo sia un'altra usanza…va beh, è la più economica, 4 euro una stanza e a noi ci basta.










Parcheggio la moto scarico e  di corsa in doccia, rigorosamente freddissima, un giro per la via principale, ma non ci possiamo fermare a guardare niente, che subito ti trascinano dentro al negozio. Ceniamo che sono le 6, al rientro la città è buia.  I negozi aperti o hanno il generatore attaccato o utilizzano grandi batterie con l’inverter come nel caso della nostra guest house, che garantisce almeno la debole luce nelle stanze.
Il fine settimana lo passiamo girovagando alla scoperta della città.
Noi si vive a nord del  centro storico, nel quartiere turistico di Thamel, caotico sporco e disordinato, strette stradine dall'aria irrespirabile affollate di gente, bici a tre ruote, moto macchine negozi bar ristoranti bazar…, tutto a uso dei turisti occidentali.
Siamo stati a Asan, per vedere il mercato locale, poi un giro a Durban Square.
Un paio di ragazzi, ospiti della nostra guest house, ci ha convinto a far visita a un mercato di prodotti biologici, descrivendolo come la settima meraviglia, che si tiene ogni sabato. (il sabato è giorno di festa, l’ultimo giorno della settimana, come la domenica per noi)
 Per noi una grande delusione, tutti occidentali, i venditori i prodotti e gli avventori, siamo scappati via.













 Poi siamo stati al centro, e passeggiato avanti e indietro per la via principale a osservare la gente, i loro modi le abitudini. Ci siamo seduti vicino a un tempio per guardare gli strani, per noi, rituali.
La gente sputa e a questo c’eravamo abituati, si fa per dire, Timor, Indonesia, Malesia, Thai, Laos, Cambogia…insomma in questi paesi è pratica usuale, ma qua la novità sta nella preparazione dello sputo. Rumorosa, rumorosissima.
Ce ne sono diverse tipologie, c’è “la sveltina”, un colpo di tosse una rapida schiarita e …spatatak.   Poi c’è  quella che chiamo “omm ce la fa.. omm non ce la fa..”, questa è più complessa parte da lontano, in crescendo, con questa ti accorgi veramente del coraggio dello spirito di  abnegazione, degli anni di studio di sforzi di tentativi che il soggetto poverino a passato prima di arrivare.. “all’illuminazione”, e quando finalmente giunge al culmine e…ohh non fatemici pensare vi prego.
Poi ..ah si poi, poi c’è quella chiamata: “e mo che fo? quasi quasi sputo”, il tipo seduto o accovacciato a terra con la testa bassa si sputa tra i piedi, anche se questo, per onor del vero non è uno “spatatak”,questo non è proprio uno sputo, è più un lasciar cadere…mi capite vero,  poi il tipo rimane li e continua a osservare i suoi capolavori, non so, forse fa un confronto o che so, magari ci legge il futuro, il suo.
Tutto questo avviene, come vi ho detto, in maniera rumorosa, anzi rumorosissima.
Da una parte è bene perché ti avverte in tempo del pericolo, ma si sa lo sguardo involontariamente segue il rumore e la vista… come dire, non è decisamente  “illuminante”.
E non è finita, si potrebbero scrivere pagine che sono sicuro rimarrebbero come pietre miliari della letteratura sullo “scracchio”, per sempre. Ahh che bella cosa, dimmi come sputi ti dirò chi sei…







21 settembre 2012

PS. Bangkok


La sera prima di lasciare Bangkok Claudia la ragazza svizzera ci ha preparato una sontuosa cena, come augurio di buon viaggio, ai festeggiamenti si sono uniti anche Shin-Min-Ho e Lee-Young-Aea, una coppia coreana anche loro sono in giro per il mondo ma non in moto. Una spaghettata poi bruschette e insalata, il tutto realizzato con fantasia per un risultato da lasciare a bocca aperta, buonissimo, bravissima e grazie Claudia, un gustoso regalo.
Qualche giorno prima avevamo conosciuto Rosmari e Michael, una coppia tedesca in viaggio per il mondo con un sidecar, la mia passione. Loro vengono dal Nepal dopo aver attraversato  Pakistan e India.  Ora proseguono verso l’Australia, insomma la nostra stessa rotta ma nel senso inverso, cosi è stata una buona occasione per scambiarci informazioni.
 Come la coppia coreana anche loro hanno la nostra età, ci siamo subito sentiti in sintonia, anche alcuni aspetti riguardo la vita le scelte sono simili, è stato un peccato che ci siamo incontrati tardi, ma credo non passerà molto tempo che probabilmente i nostri cammini si incroceranno di nuovo. Questo è il loro blog:   shykai   e   knattertour 




20 settembre 2012

si vola in Nepal...

Ultimo giorno in Thailandia, sono le 7,00 siamo all'aeroporto in attesa dell’imbarco.
Siamo arrivati con un treno espresso dal centro di Bangkok  direttamente dentro l'aeroporto. L'aeroporto è nuovo, grande ordinato e pulito e inoltre c'è anche un ottimo segnale wi-fi gratis.
Ora ci aspettano 26 ore di… è così, una vera pazzia.   Questa è una tratta che un volo diretto credo copra in 3 ore o giù di lì.  Invece noi, prima voleremo a Delhi in India,  dove faremo una lunga sosta di circa 20 ore, poi  con un altro aereo raggiungeremo Kathmandu  in Nepal.
E va bhe, passeremo il tempo così, cercando di non dare nell’occhio, magari facendo gli” indiani”.!!
E ora che ho fatto la mia battutaccia vi lascio alcune foto della poderosa







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14 settembre 2012

ancora una settimana

Come vi ho detto la Guesthouse dove siamo alloggiati qua a Bangkok è un posto simpatico e tranquillo, le giornate passano veloci in questa paciosa prigionia tra caffè  chiacchiere e musica. 
La settimana scorsa ho deciso di mettere mano al mio pc portatile, un hp 6735s che un mese fa ha smesso di funzionare. È vecchio lento e a volte il  monitor si vede solo a metà. Non ho intenzione di spendere soldi per farlo riparare, ci provo io, mal che vada smonto l’hard disk e il resto… pace al processore  suo.
  Fatto letteralmente a pezzi e individuato il problema nei contatti della gpu mi ingegno con i mezzi che ho a fare, per dirla così, una nuova saldatura.
A disposizione ho pinze cacciaviti e martello, nel caso opponga resistenza, una piccola fiamma ossidrica e un fornetto elettrico, si si, proprio quello che uso la mattina per tostare le fette di pane. Certo i puristi dell’elettronica camice bianco e bustine antistatiche  si scandalizzeranno non poco, ma poco importa, io ora ho di nuovo il mio portatile funzionante.
 Costo dell’operazione 2 tazze di caffè, ma quelle le avrei bevute comunque e 2 centesimi per l’acquisto di un tubetto di grasso termico da mettere sulla cpu, neanche a dirlo, siamo professionisti o no…noo! Va beh, fate voi. 




Abbiamo lavato la moto per la spedizione aerea, ho sostituito 2 raggi rotti, ingrassato i cavi del carburatore  e la corda del contakilometri, pulito il filtro dell’aria e…cambiato l’olio…no quello no, può fare ancora altri 20mila kilometri…altri 20mila ma quanti kilometri ha? tren..no non ve lo dico se no anche qua i puristi della meccanica…che strano anche loro in camice bianco e …ma come fanno a non sporcarsi mai.
E ancora lavato tenda materassini zaino, insomma tutta la nostra attrezzatura.









Ho trovato un bel paio di stivali dell’esercito koreano, di seconda mano ma buone condizioni per 10 euro, i miei si erano accidentalmente bruciati nel vano tentativo di asciugarli, poi delle scarpe e un pantalone per shizu,  i vecchi dopo l’ennesimo strappo è stato impossibile rammendarli ancora. Ho ritirato il mio nuovo passaporto e consegnato i documenti allo spedizioniere. Lunedì  portiamo la moto al suo magazzino, devo smontarla, farla piccola per occupare il minimo di volume, metterla in una cassa  e poi…non ci resta che aspettare, ancora una settimana e ..Nepal ARRIVIAMOooo.